Contro il name-dropping, la pratica antipatica di farsi belli con i nomi degli altri

Una dimostrazione di arroganza che rivela, in realtà, molta insicurezza e ingenuità. Il name-dropping è controproducente e fastidioso. Meglio parlare a sé, al limite

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CHRISTOPHE SIMON / AFP

15 Febbraio Feb 2017 1100 15 febbraio 2017 15 Febbraio 2017 - 11:00

È la magia legata ai nomi, in particolare dei nomi importanti. Più o meno così veniva definito da Joseph Epstein il name-dropping, pratica moderna degli spiriti arroganti ma insicuri: fare liste, mentre si parla, di nomi di persone famose che si conoscono per far intendere, senza doverlo specificare, la propria superiorità sociale.

È antipatico, il name-dropping. Dimostra snobismo e narcisismo, sposta l’attenzione da ciò che si è o che si fa) a ciò cui si appartiene. E proprio per questo, come si scrive qui, alla lunga è controproducente.

Prima di tutto perché, nonostante l’obiettivo sia di chiarire il proprio livello superiore, il name-dropping rivela, nella sostanza, una profonda insicurezza da parte dell’interlocutore. Basta elencare qualche cognome (meglio, dicono, nome) per far drizzare le orecchie a chi ascolta: perché mi sta dicendo questo?, si chiederà. Cosa vuole indicare? Come spiega Liane Davey, “lo fa una persona non a suo agio, ansiosa, incerta sul proprio contributo e ruolo”.

E, di conseguenza, “è del tutto pericoloso per la propria credibilità”. Non importa con quanto mestiere e abilità si inserisca un nome in una frase, l’ascoltatore lo noterà e si interrogherà. E non avrà un bel giudizio su chi parla: come dimostra questo studio, chi insiste nel manifestare la propria prossimità a qualche persona famosa o potente verrà – soprattutto in ambito lavorativo – considerato meno competente e più insidioso. Magari si avrà più timore, ma non certo rispetto. E le due cose non vanno confuse.

C’è, inoltre, un aspetto che spesso viene dimenticato quando si “lasciano cadere” i nomi nelle frasi: l’opinione che può nutrire l’altra persona nei confronti delle persone menzionate. Non è cosa da poco. Se (soprattutto) si tratta di persone potenti e importanti, è molto difficile che non esistano rivali, o invidiosi, o anche solo persone che giudicano con severità le loro azioni. Associarsi a loro, oltre che oscurare se stessi, comporta il rischio di condividerne i giudizi negativi. E mai, però, i giudizi positivi. Del resto, la stima uno se la guadagna da solo, e non brilla di luce riflessa sulle altre persone.

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