Scontro tra Marines americani ed esercito romano: chi vincerebbe?

Fantastoria militare: cosa succederebbe se una squadra di militari americani venisse trasportata nel tempo e nello spazio e si ritrovasse a combattere contro l’esercito romano? Forza e uomini contro tecnologia e armi

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OLI SCARFF / AFP

17 Febbraio Feb 2017 1133 17 febbraio 2017 17 Febbraio 2017 - 11:33

Da un lato c’è la forza dei numeri, dall’altro la tecnica e le armi più sofisticate. Ma come andrebbe a finire uno scontro tra l’esercito dell’antica Roma e una moderna unità di marines americana? Riuscirebbero a vincere i moderni e conquistare il potere? Sembra una di quelle domande oziose da appassionati di storia militare, e lo è: oziosa, oziosissima, senza dubbio. Ma a James Erwin, che ha tentato in una pausa pranzo qualsiasi di immaginare una risposta e postarla su Reddit, è valsa alla fine la firma di un ricco contratto con la Warner Bros, che ha comprato i diritti dell’idea e ne farà un film. Lui curerà anche la sceneggiatura.

Ebbene, non è semplice. Prima di tutto perché l’esercito romano, nelle sue varie forme e fasi, è esistito per tantissimo tempo. È l’istituzione più longeva della storia: perfino più della Chiesa. Erwin immagina allora che l’ipotetico scontro con i marines avvenga all’inizio dell’impero, sotto Augusto. I soldati americani si ritrovano trasportati nel 23 a.C.

A quell’epoca l’esercito romano contava circa 330mila uomini. Armati di lance e spade (più altri trabiccoli come fionde, archi e balestre), non conoscono il rumore di un’esplosione (la cosa più spaventosa sono i tuoni) e non concepiscono l’esistenza di proiettili, fucili, e veicoli armati. Di fronte alla tecnologia militare moderna possono solo venire sconfitti, e male.

Il problema, però, è che i mezzi e le armi dell’unità dei marines hanno bisogno, alla lunga, di rifornimenti, di benzina e di energia elettrica. Tutte cose che, all’epoca, non esistevano. Erwin esclude, nella sua ricostruzione (e, forse, anche nel film) che i soldati possano tornare nel presente a rifornirsi di armi e benzina. Questo è un limite che riduce molto le possibilità offensive della squadra: nel giro di pochi giorni esaurirebbero tutte le loro scorte e, nella sostanza, scenderebbero allo stesso livello tecnologico dei romani (utile riflessione: la tecnologia è nulla senza un apparato, cioè una società e un’industria, alle spalle).

I marines possono allora scegliere una tattica shock and awe, cioè puntare sull’effetto terrore che le loro armi incuterebbero, senza dubbio, sui soldati antichi. Approfittare della confusione e, in qualche modo, appropriarsi del potere. Non è semplice, e molto dipenderebbe dalla resistenza che il popolo romano opporrebbe ai nuovi venuti yankee.

Alla lunga, prevede Erwin, la situazione si deteriorerebbe: l’esercito romano, che può puntare sui grandi numeri (reclutavano intere legioni nel giro di pochi giorni) alla fine avrebbe la meglio. I marines sono troppo pochi e con armi inservibili. Anche le mappe moderne, disegnate su un territorio diverso da quello di duemila anni fa, non avrebbero alcuna utilità. Che fare? Ripararsi nel tank? Resistere fino alla morte come Al Pacino? Ma no. La soluzione migliore è la resa, perché alla fine i vecchi centurioni (e D’Alema lo sa bene) vincono sempre.

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