Complimenti D’Alema e Bersani, vi siete affondati da soli

Sono entrati nel Pd da azionisti di maggioranza, ne escono con le orecchie piegate, senza potere e con un consenso più che dimezzato. Non male, per i campioni del professionismo politico

Meme D'alema
20 Febbraio Feb 2017 1000 20 febbraio 2017 20 Febbraio 2017 - 10:00

I fatti, prima di tutto. Alle ultime elezioni politiche prima della nascita del Partito Democratico - quelle del 2006 in cui vinse, di un soffio, il centro sinistra - i Democratici di Sinistra presero il 17,5% dei consensi, la Margherita il 10,7%. Dieci anni abbondanti dopo, mentre si consuma la rottura definitiva tra Matteo Renzi e gli scissionisti, una forza di sinistra erede della tradizione post-comunista viene data, dai sondaggi più benevoli, al 6,5%. Il Partito Democratico attorno al 27%.

Basterebbe questo per raccontare il “capolavoro” di D’Alema, Bersani e compagnia fuggente: aver sciolto il proprio partito quando era azionista di maggioranza della coalizione di centro-sinistra. E ritrovarselo oggi spolpato di consensi, classe dirigente e simboli - dal ramoscello di ulivo alle Feste dell’Unità - finiti ora nella pancia della Balena Bianca post democristiana.

Tanto per fare due nomi. Fino a ieri - e presumibilmente pure domani - il segretario del Pd si chiama Matteo Renzi (Margherita), il suo vice facente funzioni Lorenzo Guerini (Margherita), il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (Margherita), quello della repubblica Sergio Mattarella (Margherita) e il capo della più influente corrente del Pd, Area Dem, risponde al nome di Dario Franceschini (Margherita).

Questo capolavoro non è stato prodotto, giorno dopo giorno, errore dopo errore, da sprovveduti idealisti, ma dalla rappresentazione in carne e Frattocchie del machiavellismo in politica, dai sacerdoti della Chiesa Laica, gli eredi del più grande partito comunista d’occidente gente allevata a pane e tattica politica, abituata a lottare per ogni centimetro di potere, ad approfittare senza pietà delle disgrazie altrui e se necessario a cospirare persino contro i propri alleati.

Nel mezzo, un continuo ondeggiare alla ricerca di un’identità, dall’eredità socialista e riformista - due parolacce, fino al 1992, ma i tempi cambiano - al liberismo di sinistra, dall’europeismo acritico sino all’euroscetticismo di questi giorni, dalle terze vie blairiane sino a ritrovarsi a cantare Bandiera Rossa al Teatro Vittoria del Testaccio come dei vecchi reduci, convinti da non sappiamo quali abbaglianti successi di dottrine analoghe nel mondo, che il futuro della sinistra sia una via di mezzo tra protezionismo e luddismo - andare oltre il novecento recuperando l’ottocento, par di capire.

Il bello - o brutto, dipende da che parte state - è che questo capolavoro non è stato prodotto, giorno dopo giorno, errore dopo errore, da sprovveduti idealisti, ma dalla rappresentazione in carne e Frattocchie del machiavellismo in politica, dai sacerdoti della Chiesa Laica, gli eredi del più grande partito comunista d’Occidente, gente allevata a pane e tattica politica, abituata a lottare per ogni centimetro di potere, ad approfittare senza pietà delle disgrazie altrui (citofonare Craxi) e se necessario a cospirare persino contro i propri alleati (citofonare Prodi).

Non c’è giudizio di merito, in questo, sia chiaro: che la politica sia sangue e merda, è cosa nota. Il problema, per gli ex Ds, è che oggi il sangue è il loro. E la merda pure.

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