Senza squadra non c’è solista che tenga

Essere consapevoli di far parte di qualcosa di più grande: questo è il miglior carburante per il talento, per vederlo realizzarsi in tutto il suo potenziale. Vale per il genio e per l’ultimo degli operai

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RABIH MOGHRABI / AFP

20 Febbraio Feb 2017 0627 20 febbraio 2017 20 Febbraio 2017 - 06:27
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Me lo dico da sola: ma che argomenti scelgo! Scontati, triti e ritriti. Hanno scritto di tutto e di più: sul team, la squadra, il gruppo, sul lavorare allineati, e chi più ne ha più ne metta.

A me viene da pensare questo, riflettendo sulla nostra Italia maldestra, malmessa e malconcia. Mi viene da pensare a ciò che siamo stati. Perché, mi dico, potremmo replicare visto che ci siamo già riusciti una volta.

Il Rinascimento

E penso al Rinascimento. Un’Italia più disunita di così non c'è mai stata. Repubbliche, Ducati, Marchesati, Principati, Imperi che si dividevano l'italico suolo.

Scorreva però qualcosa che univa un popolo, ed era la sua Cultura.

Senza saperlo, più ancora che in occasione dei Mondiali di Calcio, in quel tempo l'Italia ha dato il meglio di sé, come espressione di un insieme, di fatto impercettibile, ma che avanzava compatto in nome dell'Arte, con la A maiuscola, in tutte le sue più alte espressioni.

Una squadra di individui, unita, compatta e inconsapevole addirittura di esserlo: artisti, artigiani, geni...tutti insieme. Si sono messi in marcia, senza aspettare una partenza ufficiale, animati da un unico credo: il recupero della bellezza classica come massima espressione della dimensione umana.

Brunelleschi, Donatello e Masaccio iniziarono. Poi arrivarono altri, Piero della Francesca, Michelangelo e Raffaello. Non cito Leonardo, è una questione personale.

Che cosa ha fatto fiorire in contemporanea tanta, persino soffocante, produzione che ha dato vita alla più prolifica stagione artistica di tutti i tempi?

Non c'erano team building, leader ispiratori, coach motivazionali

Pensiamo al Rinascimento. Una squadra di individui, unita, compatta e inconsapevole addirittura di esserlo: artisti, artigiani, geni...tutti insieme. Si sono messi in marcia, senza aspettare una partenza ufficiale, animati da un unico credo: il recupero della bellezza classica come massima espressione della dimensione umana

L'Orgoglio...senza pregiudizio

C'era però una cosa, credo, senza la quale non c'è squadra che tenga: l'orgoglio di volere far bene senza porsi dei limiti. Questo accomunava il garzone, ultimo arrivato in ordine di tempo nella bottega, come il genio di chiara fama.
Non c'erano lavori umili: c'erano lavori fatti bene e lavori fatti male.

Ci sono mille ricette per fare squadra. Ma il sapore viene solo dall'orgoglio di poter essere parte di qualche cosa di più grande e più bella di noi: si chiama vita.

E così non si può non citare la storia della cattedrale. Un operaio che sta portando pietre pesanti interrogato da un viandante, che lo vede stanco e affaticato, risponde: " Non vedi mi ammazzo la schiena a portare dei sassi" e sbuffando se ne va.
Il viandante si volta e vede un altro operaio, oberato dalla stessa fatica ma sorridente, e gli chiede: "E tu, che cosa stai facendo?", l'uomo risponde: " Una cosa meravigliosa: sto aiutando a costruire una cattedrale!".

Non c'è bisogno di crearsi un nemico per "creare una squadra". Serve fare appello a valori comuni, di cui non può essere espressione un poster all'ingresso di un’ azienda.

Se penso al mio Manager Umano a questo ricorrerà per creare e compattare la sua squadra: valori comuni e condivisi fondati sull'orgoglio di costruire una bellissima cattedrale.

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