Servono più fiducia e meno controllo, ecco quello che i leader (Trump in testa) non capiscono

Bisogna resistere alla costruzione di muri, sia in Messico sia nelle nostre teste. I grandi leader uniscono, non dividono, e si battono sempre per la costruzione di fiducia, non certo di muri

Trump Comandante In Capo
20 Febbraio Feb 2017 1701 20 febbraio 2017 20 Febbraio 2017 - 17:01

Cosa evoca nella vostra mente la costruzione di un muro vs la costruzione di un ponte? Credo che indipendentemente dal lavoro che svolgiamo dobbiamo fermarci e riflettere su una domanda chiave: siamo costruttori di muri o di ponti?

Costruire ponti, vale a dire relazioni durature basate sulla fiducia reciproca, è un tema di importanza assolutamente centrale in una società e in qualunque organizzazione oltre che, ovviamente, tra persone. I dibattiti e le lotte feroci senza esclusioni di colpi tra partiti politici, spesso tra persone che appartengono allo stesso partito, ci fanno capire velocemente che non sono organizzazioni basate sulla fiducia ma sulla divisione del potere. La fiducia, sia conquistata che data, diventa anche un pilastro del successo di una persona sul posto di lavoro, indipendentemente dal livello gerarchico, settore o azienda. Ho imparato, vivendolo in prima persona come responsabile del personale da 20 anni, che le aziende possono anche perdonare la mancanza di risultati, (solo per un certo periodo di tempo), ma sono spietate se qualcosa si rompe nel rapporto di fiducia. Nessuno prende prigionieri se la fiducia è rotta o anche solo danneggiata.

La fiducia non è una qualità che uno possiede geneticamente o che si compra ma diventa una caratteristica del carattere e del comportamento di una persona sapendo che la fiducia deve essere costruita, mantenuta, protetta. Si può - quasi come obbligo etico - imparare a costruire fiducia. Questa è una lezione che i leader politici migliori - purtroppo non molti - hanno riconosciuto. Vaclav Havel, poeta, filosofo e dissidente, ha trascorso quattro anni in prigione per la sua fede. Insieme al suo movimento ha svolto un ruolo importante nel rovesciare il comunismo nella rivoluzione di velluto del 1989, è poi diventato presidente della Repubblica Ceca e ha detto ad un Paese a pezzi, nel suo primo discorso da Presidente "Dobbiamo imparare a fidarsi l'uno dell'altro."

Nelson Mandela ha trascorso 26 anni della sua vita in carcere in Sud Africa. Quando visitai la cella dove fu rinchiuso mi vennero le lacrime. Cosa fece Mandela nel giorno della inaugurazione come Presidente ? Mandela invitò le stesse guardie carcerarie che lo avevano molestato e umiliato per anni, come ospiti d'onore nel palco reale. Ve lo immaginate? Il messaggio era chiaro: se Mandela poteva fidarsi di loro, tutti avrebbero dovuto fare uno sforzo simile. Esattamente da questo luogo dell'anima, Mandela iniziò il difficile processo di riconciliazione per ricostruire il paese. I grandi leader uniscono, non dividono, e hanno sempre iniziato con la costruzione di fiducia, non certo di muri. Prima di pensare di strategia o budget o politiche, è necessario pensare alla fiducia. Avete notato come la fiducia sia indirettamente proporzionale al controllo?
Pensate alla vostra azienda: si sente profumo fresco di fiducia o odore nauseante di controllo? Mi permetto di chiedervi di fare un semplice esercizio per misurare la fiducia che state costruendo. Prendete carta e penna e scriverte i nomi di 20 o 30 persone con cui lavorate più frequentemente. Poi, con un semplice grafico mensile, annotate quante volte avete avuto interazioni positive, in cui avete dato qualcosa - di solito il vostro tempo, l'ascolto e l'esperienza - per ognuna di queste persone. Cercate di mantenere la tabella aggiornata, vi indicherà con precisione quando si stanno costruendo ponti di fiducia, e se avete dimenticato qualcuno. Vi invito a non limitare questo esercizio ad un circolo ristretto: fate lo stesso esercizio per le persone che non lavorano nella vostra azienda, ma che dovreste tenere in contatto. Almeno due o tre volte all'anno, chiamateli loro senza chiedere nulla, per esempio inviando un articolo interessante che potrebbe essere utile per loro, o un semplice invito per un caffè. Se vi chiamano loro, rendetevi disponibili, se possibile. Le porte si apriranno, in modo quasi magico. La chiave di queste porte si chiama fiducia.

Siamo costruttori di muri o di ponti? I dibattiti e le lotte feroci tra i partiti politici ci fanno capire che queste non sono organizzazioni basate sulla fiducia ma sulla divisione del potere. Ma la verità è che i grandi leader uniscono, non dividono; costruiscono la fiducia, non certo i muri

Noi non lavoriamo da da soli, non siamo un'isola: abbiamo sempre bisogno degli altri, e dobbiamo continuamente dimostrare che collaboriamo onestamente con i colleghi, anche quelli che non sono sempre piacevoli. Vi confesso che uno dei criteri che uso per valutare se la mia giornata è stata positiva o meno si basa su questo: ho contribuito a mantenere un rapporto di fiducia "vivo", sono stato generoso con il mio tempo per aiutare gli altri? Ho investito nel mio capitale di fiducia, l'ho mantenuto almeno allo stesso livello?

Chiediamoci quindi tutti i giorni: "ho messo almeno un mattone nella costruzione del ponte?". Questi ponti sono costruiti a poco a poco, ma durano per sempre, e aprono per noi nuove strade e possibilità. Ricordiamo che la maggior parte dei posti di lavoro sono date sulla base della conoscenza e la fiducia che abbiamo costruito, non su come abbiamo elegantemente scritto il nostro Curriculum Vitae. La nostra reputazione sarà sempre il bene maggiore in nostro possesso. Se ci pensate bene la nostra reputazione, insieme alle nostre scelte sono l'unica cosa che davvero abbiamo in nostro possesso.

Ovviamente non dobbiamo fidarci sempre e comunque degli altri. Suggerisco di applicare la "regola del tre": se abbiamo avuto tre incontri in cui abbiamo appena dato molto e mai ricevuto nulla, bisogna valutare se valga la pena investire su quella persona.

Abbiamo bisogno di costruire la fiducia, ma anche per dare in cambio, la fiducia reciproca. Uno straordinario atto di fiducia è quello di chiedere aiuto: non solo per dimostrare che non siamo infallibili, ma che abbiamo il coraggio di essere vulnerabili. Credo che i tempi di Leaders pseudo-eroici e di solito narcisisti, non siano terminati, come abbiamo appena visto con le elezioni negli Stati Uniti. Rimango però convinto che pensare di risolvere i problemi in base alle credenze di una sola persona che (pensa di) conosce tutte le risposte, sia non solo sbagliato ma anche stupido. La fiducia, la base di reciproca collaborazione, è l'unica strada percorribile. Dobbiamo resistere alla costruzione di muri, sia in Messico, nelle nostre teste o e nella nostra vita professionale e costruire ponti, mattone dopo mattone. Abbiamo forse altre scelte?

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