Scaricate e abbandonate: il triste destino delle nostre app

Lo smartphone è sempre più protagonista della trasformazione digitale e finalmente anche dell’e-commerce. I marchi che sanno gestire il “mobile first” toccano il 70% delle vendite da telefono. Ma due terzi dei Millennials abbandona un’app se non funziona abbastanza bene o velocemente

Smartphone
21 Febbraio Feb 2017 1603 21 febbraio 2017 21 Febbraio 2017 - 16:03
Tendenze Online

Che il mobile abbia ormai assunto un ruolo centrale nei processi di trasformazione digitale delle imprese lo dicono i numeri sull’utilizzo da parte dei consumatori: 25 milioni di italiani navigano mensilmente da smartphone (il 70% degli utente Internet) e vi trascorrono più del 60% del tempo speso online. Per il 50% di loro il mobile ha soppiantato il Pc o lo sta per fare, mentre per il 38% i due dispositivi hanno la stessa importanza.

E il mobile è anche centrale nei grandi trend digitali. Come l’e-commerce: dei 3,3 miliardi di euro di vendite, il 17% avviene attraverso smartphone e tablet (ma per alcuni operatori è già vicino al 70%). O i pagamenti digitali e il wallet, sui quali gli operatori più diversi stanno investendo ingenti risorse. Ma anche i pagamenti tra individui, l’acquisizione dei dati dalla localizzazione, dalle attività social, dalle transazioni per un’accurata profilazione dei clienti in chiave di marketing, l’Internet of Things e le applicazioni di intelligenza artificiale sono le aree in cui il mobile ha o sta avendo un ruolo primario.

«Sono almeno quattro le implicazioni per le aziende», afferma Marta Valsecchi, direttore dell'Osservatorio Mobile B2c Strategy del Politecnico di Milano, appena presentato. «Occorre pensare al digitale secondo una logica di mobile first, considerando la diversa fruizione dell’utente e l’esperienza che ne deriva. Ciò comporta la necessità di progettare o riprogettare la propria offerta di App o di mobile site. La seconda implicazione è di pensare alla strategia mobile come volano dell’omnicanalità: lo smartphone non è un ulteriore touch point, ma è un amplificatore dei diversi touch point. Terzo: il mobile richiede un approccio snello, agile, rapido. Infine, il mobile può contribuire alla rivisitazione degli attuali modelli di business e alla creazione di nuovi».

Per tutto quanto sopra, secondo l’Osservatorio, è necessario interrogarsi su come il mobile possa contribuire agli obiettivi di business dell’azienda.

Il 57% dei mobile surfer (il 65% dei millennials) negli ultimi tre mesi ha abbandonato un sito o una App perché non funzionava o non era sufficientemente veloce

Usabilità e privacy

Ed è proprio una visione strategica e la sua applicazione a essere ancora deficitaria nel sistema delle imprese italiane, pur in presenza di un pubblico di utenti che, grazie a soluzioni che rispondano a specifici bisogni con semplicità, è disponibile ad adottarle e a farle proprie. Secondo la ricerca Doxa a corredo dell’Osservatorio, i consumatori valutano positivamente (con un voto di 7,3 su 10) la fruizione dei siti da mobile. Ma, afferma Guido Argieri, Telco & media director Doxa, «il 57% dei mobile surfer (il 65% dei millennials) negli ultimi tre mesi ha abbandonato un sito o una App perché non funzionava o non era sufficientemente veloce». L’usabilità, quindi, si conferma un tema cruciale per il successo sul mobile. Per la pervasività dello strumento, anche la privacy è un tema molto sentito dagli utenti. «La sensazione che le aziende monitorino le ricerche personali è molto forte per tutte le fasce d’età, mentre il consenso al tracciamento per ottenere offerte e messaggi mirati genera sensazioni ambivalenti, a metà tra il fastidio per l’intrusione e l’utilità percepita per i vantaggi che potrebbero derivarne», commenta Argieri. In altri termini, il timore del grande fratello è presente, tanto che, per una buona metà, gli italiani non sembrano disposti a lasciare consensi in cambio di vantaggi. Ciò vale anche per i millennials. Tuttavia l’interesse per offerte molto specializzate e mirate è presente in quasi il 70%. «Ma solo quando c’è un patto di fiducia chiaro tra cliente e insegna», precisa Valsecchi.

Figura 1 – Interesse per offerte geolocalizzate

Fonte: Doxa “Osservatorio Mobile B2c Strategy” 2017

Il 39% degli intervistati dalla Doxa ha installato un’app di un retailer, ma oltre un terzo di loro afferma che serve a poco. E il 40% di chi non l’ha installata non saprebbe che cosa farsene

«La domanda c’è ed è molto chiara», commenta Anna Maria Mazzini, marketing e communications manager di Vente Privée e Privalia, che già oggi realizza l’80% del traffico e il 70% del fatturato da mobile. «Il punto centrale è avere un strategia per intercettarla». E Luca Prina, direttore centrale marketing e comunicazione Che Banca! aggiunge: «Se si assecondano i comportamenti di consumo con App che facilitano la vita ai clienti, questi diventano i primi ambassador del brand».

È alta la percentuale dei mobile surfer che non disattivano mai la connettività dei propri smartphone: oltre due terzi (68%) ha il wi-fi sempre attivo, mentre la percentuale scende a poco più di un terzo (37%) per la geo-localizzazione e al 19% per il bluetooth.

Per quanto riguarda la tipologia di App di brand scaricate sugli smartphone, il 72% ha installato almeno un’App di un gestore di telefonia, il 61% di una banca (valutate come le qualitativamente migliori), il 39% di un’insegna della GDO, il 29% di un gestore utility e il 23% di un brand dell'abbigliamento.

Continua a leggere su Tendenze Online

Potrebbe interessarti anche