Il cervello hackerato: scoperto il codice per simulare sensazioni e percezioni

Un passo in avanti nella ricerca molto importante. Due scienziati italiani, dell’IIT di Genova, hanno messo a punto un modello matematico che permette di intervenire sui circuiti cerebrali e indurre percezioni e sensazioni che, in realtà, non esistono

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AFP PHOTO / NATURE / Matthew F. Glasser, David C. Van Essen

22 Febbraio Feb 2017 1412 22 febbraio 2017 22 Febbraio 2017 - 14:12
Osservatorio Non Food 2017

Esiste un codice che il cervello usa, attraverso i cinque sensi, per interagire con il mondo. Una serie di messaggi nervosi, specifici e complessi, che permettono di ricevere le informazioni e decodificare le sensazioni. Anzi, di diventare sensazioni, quelle che tutti proviamo. La notizia è che adesso alcuni scienziati lo hanno individuato. O meglio ancora, lo hanno “craccato”.

La scoperta, che combina matematica (molta), statistica, studio del comportamento e ottica arriva dall’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia. È il risultato di uno studio, pubblicato su Neuron (una delle più importanti riviste scientifiche di neuroscienze) condotto da Stefano Panzeri, coordinatore del Centro di Neuroscienze e Scienze Cognitive e responsabile del laboratorio Neural Computation dell’IIT, e da Tommaso Fellin, responsabile del laboratorio Optical Approaches to Brain Function anche questo dell’IIT.

Il cervello, come spiega Panzeri a Linkiesta, «riceve dall’esterno alcune informazioni», ad esempio i suoni, che altro non sono che le onde che muovono l’aria e colpiscono l’apparato uditivo. Queste informazioni, che dall’orecchio raggiungono il cervello, «vengono codificate in una sequenza di attivazione elettrica, cioè segnali che, insieme, corrispono a un’unica sensazione». E quella coincide proprio «con la percezione della cosa». Del resto, noi «non sentiamo davvero un rumore esterno, come siamo portati a credere per esperienza, ma percepiamo solo ciò che viene elaborato nel cervello. È una cosa nostra, interna. Non è una cosa esterna a noi».

«Una procedura matematica che ci permetterebbe di accendere i circuiti cerebrali. Possiamo far percepire una sensazione in una persona». Cioè riprodurre una realtà esterna che non esiste davvero

Tutto avviene nel cervello: segnali elettrici, stimoli nervosi, comunicazioni. E adesso Panzeri e Fellin, analizzando l’attività delle cellule cerebrali, sono riusciti a decrittare proprio quei codici che danno origine alle sensazioni. «Abbiamo elaborato una procedura matematica che, impiantando particolari sensori nel cervello, ci permetterebbe di accendere, attraverso un’immagine luminosa tridimensionale creata da noi, i circuiti cerebrali. Così facendo, possiamo far percepire una sensazione in una persona». Cioè riprodurre una realtà esterna che, però, non esiste davvero.

A ogni codice corrisponde una sensazione particolare. Inviduandole e catalogandole, «è come se stessimo costruendo un dizionario degli stimoli elettrici e delle percezioni» in cui si possono tradurre tutte le varie manifestazioni dei cinque sensi. «Può portare a soluzioni mediche importanti, soprattutto con soggetti affetti da malattie neurodegenerative, o che non riescono più a percepire gli stimoli esterni». Ad esempio la sordità: il suono non verrebbe più amplificato, ma riprodotto in via diretta nel cervello. Lo sentirebbe proprio come se fosse stato davvero udito attraverso le orecchie.

Di fronte a queste scoperte, compiute «anche grazie alla collaborazione con la Harvard Medical School, la più importante del mondo, e con lo University College di Londra», precisa Panzeri, ci si può sbizzarrire anche con idee più fantascientifiche. Ad esempio una macchina per la comunicazione a distanza dei pensieri, «cosa che adesso non è più così inverosimile come in passato», concede. Il tutto in un quadro che, sotto certi aspetti, può anche spiazzare. In primo luogo perché il cervello, almeno per l’ambito percettivo, «funziona come una macchina», assicura Panzeri. Ha una sua meccanica, dei suoi ingranaggi e delle sue connessioni elettriche. Nulla di più. E in seconda battuta, perché torna alla ribalta l’antico dubbio su cui dibatteva, già 400 anni fa, Cartesio. Cioè il sospetto che tutto ciò che sentiamo e viviamo non coincide per forza con la realtà. Adesso può succedere davvero.

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