Fitness, sette esercizi usati dai cavalieri medievali per stare in forma

Non servivano a farsi belli o mantenersi in salute, ma a salvarsi la pelle in battaglia. Essere in forma contava, come contava saper saltare su un cavallo in corsa e tirare pugni a terra senza rompersi la mano

Agincour

Guerra dei cent'anni - Battaglia di Azincourt, miniatura del XV secolo

27 Febbraio Feb 2017 1200 27 febbraio 2017 27 Febbraio 2017 - 12:00

Non si acquista gloria andando in palestra. Gli esercizi migliori per diventare valorosi – e mantenersi in forma – vanno cercati scartabellando nel passato. Ad esempio, nella routine giornaliera di Jean Le Maingre II, detto Boucicaut, cavaliere rinomato che visse a cavallo (in tutti i sensi) tra il XIV e il XV secolo.

Boucicaut era figlio d’arte, in quanto anche il padre Jean Le Maingre I (e anche lui soprannominato Boucicaut) fu un cabaliere molto valoroso tanto da diventare amico del re di Francia Carlo V. Boucicaut (il secondo) crebbe nell’ambiente di corte, fu amico per tutta la vita del Delfino (e futuro re di Francia Carlo VI) ed ebbe la sua stessa istruzione, soprattutto nel mestiere delle armi. A 14 anni cominciò subito a menare le mani, partecipando a un assedio.

Nello stesso anno divenne cavaliere, partecipò nella campagna delle Fiandre, e poi si rivolse contro i prussiani. Quando, qualche anno dopo, in Francia arrivò la pace, creò una compagnia di ventura e partì per Venezia, da lì andò in Oriente per studiare le tecniche di battaglia ottomane, e incontrò il principe di Artois. Si distinse in altre battaglie, ebbe onori e meriti, si sposò bene e divenne ricchissimo. Non solo: fu anche diplomatico, partecipò ai colloqui per chiudere lo scisma d’Occidente, governò su Genova (con il pugno di ferro) e la portò a diventare la più grande potenza navale del Mediterraneo. Tornato in patria, partecipò nel 1414 alla battaglia di Azincourt, dove fu ferito e catturato. Morì a Londra, senza che nessuno si curò di pagarne il riscatto.

Di lui resta un libro di memorie, scritto però duecento anni dopo, in cui si illustra – oltre alle imprese – anche la sua routine quotidiana.

Scalare muri: una tecnica piuttosto semplice ma ardua. Prevede di farsi forza arrampicandosi tra due muri, una mano a destra e una a sinistra, salire sfruttando ogni volta la resistenza dei due muri.

Saltare sui cavalli: montare non è difficile, in generale, ma occorre farlo senza staffa. Ci si appoggia con una mano e poi si salta.

Saltare sui cavalli quando c’è già sopra qualcuno: più difficile, bisogna afferrare le maniche di chi è già a cavallo, prendere velocità e saltare, facendo passare una gamba sopra alla testa del cavallo

Allenarsi con martelli e asce: colpire e ruotare, a ripetizione, fino all’esaurimento

Tirare pugni: meglio se contro la terra, o altre superfici dure. Altro che guantoni: la mano deve sapersi abituare agli urti e alle durezze

Salire sulle scale a pioli: sì, ma da sotto. Si appoggia una scala a pioli a una superficie e poi ci si arrampica con le braccia. Quando si è in cima, togliersi l’armatura con una mano sola (l’altra serve a tenersi appesi alla scala)

Tenere l’armatura: danzare, correre, girare, passeggiare con l’armatura. Non è uno spasso, ma è così che si vincono le battaglie e, soprattutto, si salva la pellaccia.

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