Quando Londra l’invidiosa sognava la sua Torre Eiffel

Nel 1890 decise di bandire un concorso per una nuova torre che avrebbe dovuto rivaleggiare (anzi superare) l’originale parigino. Furono vagliate 68 proposte, ne vinse una. Ma alla fine non riuscirono a costruirla

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LUDOVIC MARIN / AFP

2 Marzo Mar 2017 1118 02 marzo 2017 2 Marzo 2017 - 11:18

Dopo qualche anno se ne accorsero anche gli inglesi: la Tour Eiffel, nonostante in tanti la considerassero un mostro metallico, sarebbe diventata in poco tempo un’icona, un simbolo di Parigi e del suo livello di progresso. Non potevano sopportarlo: la rivalità era sempre accesa (dalla Guerra dei Cent’anni in poi) e la sfida, lanciata con nonchalance da parte dei francesi, andava raccolta. Nacque così il progetto di una tower Eiffel, che potesse eguagliare (o meglio, superare) quella appena costruita. In questo modo gli inglesi, se non potevano rifarsi dallo smacco, almeno avrebbero provato a cancellarlo dalla memoria collettiva. E tutto sarebbe tornato a posto.

La chiamata alle armi della Tower Company Lmtd ebbe ben 68 risposte. Idee di architetti da tutto il mondo (anche dall’Italia), bozze e schizzi di progetti furono raccolti in un catalogo, e questi sono alcuni esempi.

Nonostante l’entusiasmo, il patriottismo e l’impegno, però, la cosa non andò in porto.

Il disegno vincente fu quello di Stewart, Maclaren e Dunn. Superava in altezza la Torre Eiffel di 65 metri (very good!) e avrebbe potuto ospitare, alla sua base, spazi per mostre, teatri, ristoranti e tanti altri divertimenti. Era questo:

Purtroppo era molto caro. I fondi mancarono fin da subito: l’unico a contribuire fu Sir Edward Watkin, che si ritrovò tutta l’opera sul groppone. Ma andò avanti, contro tutto e contro tutti, anche la forza di gravità. Il peso del metallo fece spostare le fondamenta e bloccò i lavori. La torre era troppo alta: nel 1902 venne inaugurata, ancora incompleta, ma era a rischio. Fu subito richiusa e poi, dopo cinque anni di trattative, venne demolita (insieme ai sogni di gloria), nel 1907. Londra aveva altre cose cui pensare.

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