Il Capo migliore? Quello che si preoccupa del malessere di chi lavora per lui

L’umanità è una caratteristica fondamentale di chiunque voglia fare il manager, al pari - se non più - di qualunque altra competenza. Non coltivarla è un errore che rischia di costare molto caro

Devil

Una scena tratta dal film “Il diavolo veste Prada” (2006)

6 Marzo Mar 2017 0830 06 marzo 2017 6 Marzo 2017 - 08:30
Messe Frankfurt
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Scrivo di comportamento manageriale perché sono interessata al lato umano delle relazioni di lavoro e ne patisco la sempre più frequente assenza. Che sia tra persone che lavorano insieme o verso l’esterno.

Mancanza di rispetto, presunzione, vessazione, rancore, tracotanza, aggressività e altro ancora non sono forse la norma, ma sono atteggiamenti sempre più diffusi e molti lamentano si sia superato il limite.

Le indagini di clima, così le chiamano, come se avessero a che fare con la meteorologia e non con le persone, condotte con solerzia dalle stesse organizzazioni, fanno emergere insoddisfazione, malessere e disagio tra chi vi lavora.

Solo che finita l’indagine finita la festa. Le luci si spengono e tutto resta come prima.

Non intendo minimamente cadere nella trappola, che in questo caso mi sarei pure tesa da sola, di scrivere sul tema dell’Umanizzazione del Lavoro: sarebbe come irrompere con brutalità sulla scena di chi da anni ne parla con profondità e competenza. Anche solo il sintetizzarne il pensiero qui lo vivrei come una banalizzazione.

Le indagini di clima, così le chiamano, come se avessero a che fare con la meteorologia e non con le persone, condotte con solerzia dalle stesse organizzazioni, fanno emergere insoddisfazione, malessere e disagio tra chi vi lavora.Solo che finita l’indagine finita la festa. Le luci si spengono e tutto resta come prima

Cito solo, una tra tutti, Brenè Brown, studiosa e ricercatrice a me cara, che ha messo in evidenza, con una certa forza e in modo per nulla scontato, il valore della vulnerabilità come fondamento della comunanza umana, smarrita la quale, temo, che ripristinare la serenità in un qualsiasi contesto, non solo aziendale, sia molto difficile.

Qui ne parlo diffusamente in un evento a cui ho partecipato qualche tempo fa.

E allora sapete che c’è?

Mi taccio e lascio la parola alle immagini.

Affido a tre brevi spezzoni di film (per puro caso o forse no, due dello stesso regista) la riflessione sull’umanità, che ha nella disumanità il fratello siamese: inseparabili e necessarie entrambe, per costruire l’insieme del quadro completo.

Ho scelto tre volti…a voi scoprirli: un alieno, un impiegato laconico fino a un uomo banalmente buono.

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