Tutti gli uomini del presidente (Emiliano)

Da Boccia a Chaouki, ecco la squadra del governatore pugliese. Con lui tanti amministratori locali, molti renziani pentiti, ma solo una decina di parlamentari. Una candidatura anti-establishment che punta sul voto popolare. «Basta con la sinistra radical chic che vince solo ai Parioli»

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6 Marzo Mar 2017 1414 06 marzo 2017 6 Marzo 2017 - 14:14

Per scalare il Partito democratico Michele Emiliano punta sul sostegno popolare. In vista delle primarie il governatore pugliese cerca il consenso di dirigenti locali, amministratori sul territorio, semplici elettori. «Sento crescere attorno a me una grande attenzione, soprattutto tra la gente comune, non certo dei sepolcri imbiancati» ha spiegato ieri in un’intervista alla Stampa. E così, salvo poche eccezioni, i deputati e i senatori dem si dividono tra Matteo Renzi e Andrea Orlando. Nel Palazzo solo una manciata di parlamentari ha deciso di appoggiare Emiliano. Una decina al massimo. Il motivo va ricercato proprio nella natura della sfida. L’ex sindaco di Bari si presenta come un personaggio “fuori dagli schemi”. Non vuole il voto dell’apparato, ma quello popolare. La sua è una candidatura anti-establishment, come raccontano molti dei suoi sostenitori. Non a caso il governatore spera di attrarre anche, soprattutto, il voto antirenziano.

Tra i più attivi al suo fianco si distinguono i deputati pugliesi Francesco Boccia e Dario Ginefra. Il primo, già lettiano di ferro, è il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio. «Chi sceglie Emiliano indica una strada nuova del centrosinistra italiano» ha chiarito qualche tempo fa a Radio 24. È il refrain della candidatura fuori dagli schemi. «Emiliano è un democratico vero e verace, una persona che viene dal popolo, una persone libera che si è sempre occupata degli ultimi». Un profilo quasi mistico. «Ha un tratto molto simile a Papa Francesco». Con il deputato Ginefra, il governatore pugliese condivide da tempo una stretta amicizia. Basti pensare che lo scorsa estate è stato il suo testimone di nozze. Ospite di riguardo durante il matrimonio bipartisan con la berlusconiana Laura Ravetto, celebrato da Walter Veltroni nel castello di Carlo V a Monopoli. Dalla Puglia alla Sicilia, tra i suoi sponsor Emiliano può contare sul senatore siciliano Giuseppe Lumia. «I due sono molto legati, si sentono quasi quotidianamente» raccontano. Se in Trinacria la mozione può contare sul sostegno del deputato regionale Pino Apprendi, a Palazzo Madama, almeno per ora, le forze scarseggiano. Insieme a Lumia ha deciso di schierarsi con Emiliano solo il senatore molisano Roberto Ruta. Sarà lui, tra una settimana, ad accompagnare Emiliano in un tour elettorale nella sua terra.

Tra i più attivi al suo fianco si distinguono i deputati pugliesi Francesco Boccia e Dario Ginefra. Il primo, già lettiano di ferro, è il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio. Con il secondo, il governatore pugliese condivide da tempo una stretta amicizia. Basti pensare che lo scorsa estate è stato il suo testimone di nozze

Del resto non è un segreto: Emiliano è un uomo del Sud. I principali consensi li raccoglie proprio nel Meridione. Eppure nelle ultime settimane qualcosa sta cambiando. «Stanno nascendo moltissimi comitati in tutta Italia» racconta la deputata Colomba Mongiello, foggiana. Paolo Bambiagioni è un consigliere regionale del Partito democratico in Toscana. Da qualche giorno è diventato il referente della mozione Emiliano nella sua regione. È una terra difficile, dove l’ex premier Renzi gioca in casa. «Eppure mi ha molto stupito la reazione della gente» racconta Bambagioni. La scorsa settimana, dopo un incontro nella sala del Consiglio, ha accompagnato Emiliano per una breve passeggiata a piazza del Duomo, a Firenze. «Nel giro di pochi minuti diverse persone lo hanno fermato per salutarlo e incoraggiarlo. La sua visibilità sta crescendo anche dalle nostre parti». Commercialista, già sindaco di Signa, un passato nella Margherita, Bambagioni conferma i punti di forza della candidatura di Emiliano. «È un amministratore capace, un gran comunicatore, ma soprattutto rappresenta una ventata di aria fresca. È lontano dall’apparato del partito». Senza il sostegno dei big del partito, si punta sul voto degli elettori. «Anche per questo metto a sua disposizione la mia visibilità in Toscana».

Piano piano si infittisce la rete attorno al governatore pugliese. Nei territori si salda la squadra di amministratori che sostengono Emiliano. Storie politiche spesso diverse tra loro. Il deputato campano Simone Valiante, ad esempio, è sempre stato vicino ai popolari di Fioroni. Mentre il collega abruzzese Antonio Castricone viene dai Ds. «Emiliano lo conosco da qualche anno - ammette il deputato di Pescara - dopo la mancanza di dialogo e il personalismo della fase renziana, è lui l’uomo giusto per rimettere al centro la politica». Come molti altri, Castricone è un renziano deluso. L’ultima volta ha sostenuto il segretario uscente, poi si è pentito della scelta. Lo stesso è accaduto per Giuseppe Catizone, già sindaco di Nichelino, nel torinese, membro della direzione dem e ora coordinatore piemontese della mozione Emiliano. Il territorio, prima di tutto. Pochi giorni fa il governatore pugliese ha celebrato sui social il sostegno di Luca Fioretti, vice segretario Pd delle Marche e nuovo referente regionale della sua mozione.

Salvo poche eccezioni, i deputati e i senatori dem si dividono tra Matteo Renzi e Andrea Orlando. Nel Palazzo solo una manciata di parlamentari ha deciso di appoggiare Emiliano. Una decina al massimo. Forse il motivo va ricercato proprio nella natura della sfida. L’ex sindaco di Bari si presenta come un personaggio “fuori dagli schemi”. Non vuole il voto dell’apparato, ma quello popolare

Tra tanti dirigenti locali, non manca qualche voto noto. In Parlamento qualcuno è rimasto sorpreso dal sostegno a Emiliano di Khalid Chaouki. Deputato dem di origine marocchina e coordinatore dell’intergruppo immigrazione. Come è accaduto per molti compagni d’avventura, la scelta di Chaouki nasce da un’aspra critica alla stagione renziana. «Sono in Parlamento in nome e per conto di un’Italia che ci ha chiesto a gran voce diritti di cittadinanza, lotta alle disuguaglianze e un argine robusto contro gli imprenditori della paura - ha spiegato il deputato la settimana scorsa - Non avrei mai immaginato di soffrire così tanto come in questi ultimi anni di gestione renziana del Partito demcratico, durante i quali gran parte di queste battaglie “scomode” sono rimaste ai margini della narrativa del segretario del Pd». Emiliano, ancora una volta, diventa il candidato capace di ridare un’anima popolare al partito. «Un Partito Democratico popolare di sinistra - insiste Chaouki - significa tornare a rappresentare tutti i cittadini, a partire dai più deboli che vivono le nostre periferie e di cui spesso ci si è dimenticati. Vogliamo archiviare una sinistra radical chic che ha vinto solo ai Parioli ed è stata fischiata a Tor Bella Monaca».

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