Siete pronti? Fra poco succederà di tutto e l’Italia non avrà un governo

Il rinnovo del fiscal compact, la fine del Quantitative Easing, la successione di Draghi, la nuova integrazione europea. Davvero vogliamo affrontarle con un Paese balcanizzato e senza governo? Pensiamoci bene, oggi che una maggioranza c'è. Anche perché l’alternativa la conosciamo bene

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ANDREAS SOLARO / AFP

8 Marzo Mar 2017 1015 08 marzo 2017 8 Marzo 2017 - 10:15

Perdonate il tono assertivo nel titolo di questo articolo, ma forse è il caso di raccontarlo per bene, quel che sta accadendo in Italia ora. E anziché usarlo per recriminare, per puntare il dito su chi ha scritto una brutta riforma o su chi l’ha bocciata o su chi volete voi, sarebbe il caso di fissare lo sguardo verso l’iceberg contro cui stiamo andando a sbattere. E, se possibile, evitarlo.

Andiamo con ordine. Sono passati tre mesi abbondanti dal 4 dicembre e più di quaranta giorni dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum e ancora non c’è nemmeno un barlume di legge elettorale all’orizzonte. Il Partito Democratico, del resto, è impegnatissimo a dilaniarsi, Berlusconi deve vendere il Milan ai cinesi e evitare che Vivendi si compri Mediaset, mentre Grillo e Salvini se ne stanno placidi sotto l’albero in attesa che gli altri si incartino da soli.

Risultato? Con ogni probabilità la legislatura atterrerà placidamente alla sua scadenza elettorale e noi andremo a votare con una legge iper-proporzionale costruita in funzione della diffusa illusione di ognuna delle parti in commedia di avere un fondamentale potere d’interdizione in grado di condizionare le scelte del futuro esecutivo (e di strappare le poltrone migliori, già che ci siamo).

Il problema, piuttosto, è che difficilmente ci sarà un futuro esecutivo. Facciamo due conti. Stando ai sondaggi di ieri - quelli di Emg per il telegiornale de La7 - che al netto delle scissioni, sono uguali a quelli di tre mesi fa, nessuna delle tre forze omogenee - centro-destra, centro-sinistra e Movimento Cinque Stelle - ha i numeri per governare. Grillo e i suoi si fermano tra il 28 e il 30%, Il Pd, anche insieme ad Alfano, a Pisapia, agli scissionisti di D’Alema e gli altri movimenti di sinistra, viaggia attorno al 34%, il centro-destra di Berlusconi, Salvini e Meloni attorno al 29%. Il resto, frattaglie.

L’unica coalizione possibile in grado di accarezzare il sogno di una maggioranza a Montecitorio sarebbe l’estemporaneo fronte sovranista tra Movimento Cinque Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Ttoccherebbe quindi a Luigi Di Maio o a Chiara Appendino o magari allo stesso Beppe Grillo verificarne la coesione. Spoiler: non è fantascienza, abituatevi all’idea

La distribuzione dei seggi per possibili coalizioni alla Camera dei Deputati secondo il sondaggio Emg per TgLa7 di martedì 7 marzo 2017

Non va meglio nemmeno alle grandi coalizioni: quella tra Pd e Berlusconi, sempre secondo il medesimo sondaggio si fermerebbe, nella migliore delle ipotesi possibili a 278 seggi alla Camera. L’unica coalizione possibile in grado di accarezzare il sogno di una maggioranza a Montecitorio (a Palazzo Madama sarebbe tutta un’altra partita) sarebbe l’estemporaneo fronte sovranista tra Movimento Cinque Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia, che allo stato attuale balla tra i 314 e i 318 seggi. Stando così le cose, toccherebbe a Luigi Di Maio o a Chiara Appendino o magari allo stesso Beppe Grillo verificarne la coesione e chiederne la fiducia. Spoiler: non è fantascienza, abituatevi all’idea che manca meno di un anno a questa più che possibile eventualità.

Ecco. Tutto questo alla vigilia dell’anno in cui si ridiscute il Fiscal Compact. In cui la Bce terminerà, con ogni probabilità, gli acquisiti di titoli di stato in cambio di moneta sonante e il nostro spread ricomincerà a salire. In cui inizierà la partita per la sostituzione di Mario Draghi dal vertice dell’Eurotower, prevista per l’estate successiva, con i candidati tedeschi in pole position. In cui i nuovi leader di Francia e Germania, appena insediati, cominceranno a tratteggiare i contorni della futura ulteriore integrazione europea.

E poi ci siamo noi. Ad andarci male, staremo fuori da questa partita, incapaci di formare una maggioranza parlamentare. Ad andare malissimo, saremo alle prese con una campagna referendaria - consultiva finché volete - per uscire dall’Euro o dall’Unione Europea. Ecco, forse sarebbe il caso di pensarci, oggi che in parlamento i numeri potrebbero ancora esserci. E di studiare - al netto di ogni rancore - dei correttivi per rendere concreta la prospettiva di avere una maggioranza omogenea, o qualcosa di simile, il giorno dopo le elezioni.

Che sia il Mattarellum - legge che già abbiamo sperimentato e ci ha sempre garantito un minimo di governabilità - o una legge proporzionale con lo sbarramento e un premio di maggioranza, o qualcos’altro ancora, fate alla svelta. Portare scientemente il Paese sull’orlo del precipizio per fare ergersi a salvatori della patria o, peggio ancora, non far nulla per inerzia e superficialità sarebbe un peccato mortale. E quello sì, cari tutti, ve lo rinfacceremmo a vita.

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