«L’epoca della rottamazione è finita. Ecco la mia rivoluzione mite»

Emiliano presenta la sua candidatura alla segreteria Pd. La parola d’ordine è partecipazione. «Renzi ci ha fatto sentire tutti estranei». Una sfida che parte dal Sud e punta su diritti e lavoro. «Guardo con interesse ai Cinque Stelle perché metà dei loro elettori erano nostri»

Michele Emiliano
9 Marzo Mar 2017 1811 09 marzo 2017 9 Marzo 2017 - 18:11

«Oggi comincia una rivoluzione mite per la sinistra italiana». Il presidente della Puglia Michele Emiliano presenta così la sua candidatura alla segreteria del Partito democratico. Una sfida radicale, per certi versi. «È finita l’epoca della rottamazione, una parola che non mi è mai piaciuta. Oggi inizia l’epoca della ricostruzione, dell’amicizia e dell’armonia». Il governatore punta a riconnettere il Pd con il suo popolo. Archiviato il partito dell’uomo solo al comando, invoca più volte la partecipazione. E forse non è un caso se per lanciare il suo progetto sceglie il circolo dem del centro storico di Roma. Un monumento della sinistra capitolina. Fino a pochi mesi fa era ospitato nella storica sede di via dei Giubbonari, all’interno dei locali dell’ex casa del Fascio. Sfrattato dopo una lunga querelle burocratica, ora il circolo di Napolitano e Gentiloni ha trovato casa poco distante. Dall’altra parte di Campo de’ fiori.

Lo spazio è ridotto. All’interno della sala trovano spazio - tra giornalisti e operatori - una decina di militanti. Non sono molti di più i parlamentari che hanno sostenuto la mozione Emiliano e oggi lo ascoltano in prima fila. Ci sono i pugliesi Dario Ginefra e Francesco Boccia. Il romano Umberto Marroni. Più tardi arrivano Khalid Chaouki e la foggiana Colomba Mongiello. «Con me ho una ventina tra deputati e senatori - racconta Emiliano - Non sono tantissimi, ma bastano. Sono tutte persone che hanno anteposto la comunità a se stessi». Del resto la sfida a Matteo Renzi e Andrea Orlando è tutta in salita. I sondaggi sorridono all’ex segretario, che proprio domani presenterà la sua candidatura al Lingotto. Il magistrato barese gioca la parte dell’outsider, lontano dall’apparato di partito e contro l’establishment. «Sono io il candidato mediaticamente meno supportato» ammette con un sorriso.

In molti criticano il magistrato per la sua presunta vicinanza ai Cinque Stelle. Emiliano conferma, ne fa una questione di logica. Tanta attenzione verso i grillini è quasi inevitabile, «perché metà dei loro elettori votavano il Pd, li abbiamo persi con i nostri sbagli. Io voglio riportarli a casa»

Parla a braccio. Veloce, senza pause. Intorno, appese alle pareti del circolo, le bandiere del Partito democratico e vecchi manifesti del Pds. Vicino a Emiliano ci sono le fotografie di Gramsci e Berlinguer, le opere di riferimento nella grande libreria. Dall’intervento del governatore pugliese emerge con forza un tema, quasi un leitmotiv. La partecipazione. Si punta sul coinvolgimento di elettori e militanti attraverso una piattaforma online. L’hashtag della mozione è #noisiamopartito. Il Pd dovrà essere una realtà inclusiva perché negli ultimi anni «Renzi ci ha fatto sentire tutti estranei». Non è la prima frecciata all’ex premier rottamatore. Citando le sue esperienze da sindaco di Bari e da governatore, Emiliano ricorda «il lungo lavoro quotidiano non scandito da conferenze stampa, annunci e slide». È inevitabile, la campagna per le primarie sta per entrare nel vivo. Una sfida dura, si spera almeno leale. Raccontano che Renzi sia indispettito verso Emiliano. Il governatore, con spirito cristiano, porge l’altra guancia. «Io non nutro rancore verso nessuno». Certo, non è uno sprovveduto. Durante la conferenza stampa evita di rispondere alle domande sul caso Consip. E preferisce non replicare alla polemica sulle vaccinazioni sollevata nelle ultime ore proprio da Renzi. «Non sono così ingenuo da farmi dettare l’agenda dai miei avversari».

Si parla del futuro, del nuovo Pd immaginato da Emiliano. «Mi piacerebbe che questo partito tornasse ad essere il luogo che si prende cura delle persone». Un partito popolare, insomma. Ma non populista. Il tema non è inedito, e anticipa l’ennesima critica alla gestione renziana. «Il Pd non può più essere il partito dei potenti e dei petrolieri, che si occupa solo di banche». Emiliano è un uomo del Sud, non ne fa mistero. Anzi è questo il suo punto di forza. Presentando la mozione parla di patriottismo, «di un’Italia equilibrata dove c’è spazio anche per un segretario nato in Puglia o in Sicilia». Il Mezzogiorno come una bandiera. «Da Sud non arriva solo il vento caldo, ma possono arrivare anche elementi di novità politica». Più tardi Emiliano torna sull’argomento con una frecciata velenosa all’altro candidato in corsa. «Orlando sostiene che che io sia populista e anche un po’ ignorante, in quanto terrone». Nella piccola sala scoppia una risata.

«Oggi comincia una rivoluzione mite per la sinistra italiana». Il presidente della Puglia Michele Emiliano presenta così la sua candidatura alla segreteria del Partito democratico. Una sfida radicale, per certi versi. «È finita l’epoca della rottamazione, una parola che non mi è mai piaciuta. Oggi inizia l’epoca della ricostruzione, dell’amicizia e dell’armonia»

Il progetto di Emiliano resta aperto. Un programma collettivo, assicura, scritto con il contributo di tanti sostenitori. E nei prossimi giorni sarà integrato con i suggerimenti e le proposte di iscritti e militanti. Si parla di articolo 18. «Bisogna tornare a un meccanismo che consenta la reintegra nel posto di lavoro. È una cosa importante. Sono convinto che sia necessaria una riconnessione con il mondo del lavoro». C’è spazio per il reddito minimo di cittadinanza, una misura di cui Emiliano rivendica una sorta di paternità, avendo già approvato in Puglia un “reddito di dignità”. Emiliano insiste sulla necessità di approvare una legge sullo Ius Soli, «perché chi nasce qui deve essere italiano, non ci interessa quale sia la sua religione o il colore della sua pelle». Ma quello sulla cittadinanza non è l’unico provvedimento fermo in Parlamento che Emiliano cita. Il governatore pugliese sottolinea la necessità di una legge sul fine vita, una norma contro l’omofobia e un intervento contro la tortura. E poi l’ambiente. «È possibile che il Pd non sia più il partito che tutela la bellezza di questo Paese?». In caso di vittoria, il governatore assicura che la riforma della buona scuola sarà riscritta. Con il contributo degli insegnanti.

Emiliano promette che in caso di vittoria eliminerà i capolista bloccati dalla legge elettorale. Conferma che il segretario del Pd non sarà il premier, i due ruoli devono rimanere separati. Guarda al partito, ma anche fuori. Chi sono gli interlocutori a cui tendere? In molti criticano il magistrato per la sua presunta vicinanza ai Cinque Stelle. Emiliano conferma, ne fa una questione di logica. Tanta attenzione verso i grillini è quasi inevitabile, «perché metà dei loro elettori votavano il Pd, li abbiamo persi con i nostri sbagli. Io voglio riportarli a casa, come Rossi e Speranza». I fuoriusciti, vecchia polemica. Fino all’ultimo ci si attendeva che Emiliano si trasferisse nel nuovo movimento di Bersani. Lui ammette i tentennamenti, assicura di averci anche pensato per 24 ore. Poi ha deciso di rimanere nel Pd. «Sono un uomo appassionato, ma in vita mia non ho mai preso decisioni avventate». Neanche quando fa un appello agli elettori, persino quelli che non votano Partito democratico. «Le primarie sono aperte a tutti. Nessuno può impedire a un cittadino italiano di sostenermi».

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