Emiliano a caccia di voti fa il grillino sui vaccini

Il governatore della Puglia, candidato alla segreteria del Pd, ha preso le distanze dalla proposta di legge della sua maggioranza sulla obbligatorietà vaccinale per iscriversi all’asilo e a scuola. Uno dei firmatari dice: “Siamo sudditi della cultura antiscientifica dei grillini”

Michele Emiliano
14 Marzo Mar 2017 1020 14 marzo 2017 14 Marzo 2017 - 10:20

Se non ti vaccini, sei fuori. La proposta di legge regionale sulle vaccinazioni obbligatorie per accedere negli asili e nelle scuole in Puglia è finita nel ciclone dello scontro politico. Il governatore pugliese Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Partito democratico contro Matteo Renzi, è entrato nelle vesti di “grillino del Pd” (come ha appena definito se stesso) e ha preso le distanze dalla proposta che arriva proprio dalla sua maggioranza. Inondato in Rete dalle critiche degli antivaccinisti, sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Preciso che non rientra nel programma di governo della Regione Puglia vietare l’accesso a scuola dei bambini che hanno scelto di non effettuare vaccinazioni obbligatorie». Punto, senza esprimere alcun sostegno all’iniziativa. Ai suoi Emiliano ha detto: prima voglio vedere le legge, poi ne riparliamo. Ma intanto non la appoggia.

Una posizione, in piena campagna per la segreteria del Pd, che da molti è stata letta come una strizzata d’occhio al popolo dei Cinque stelle, sostenitore nei casi migliori della cosiddetta libertà vaccinale (di cui si celebra la giornata nazionale il 21 marzo con una manifestazione davanti a Montecitorio), antivaccinista negli altri. Un mondo a cui Emiliano guarda da sempre. E Renzi non ha perso l’occasione di criticarlo sullo stesso campo, e dalla poltrona di Porta a Porta lo ha invitato a «non litigare sui vaccini e sulla salute delle persone per prendere un voto in più».

I proponenti, così come i due primi firmatari della proposta di legge, sono consiglieri della maggioranza che sostiene Emiliano. Uno di questi è Fabiano Amati, Pd, ritenuto vicino a Renzi. L’altro è Sabino Zinni, esponente della lista “Emiliano sindaco di Puglia”.

La proposta è stata presentata nel novembre 2016 sulla scia della legge approvata in Emilia Romagna. E la logica è la stessa: per iscrivere i bambini agli asili bisogna avere il libretto delle vaccinazioni in regola. Ma in Puglia vogliono andare oltre, estendendo la norma a tutta la scuola dell’obbligo. E in queste ore si stanno effettuando le audizioni in commissione Sanità. Tra le persone sentite, il 3 marzo c’è stata anche la senatrice a vita Elena Cattaneo, che ha espresso sostegno alla legge. Ma subito dopo i grillini hanno chiesto di sentire anche le ragioni delle associazioni anti-vacciniste.

«Il progetto di legge prevede l’obbligo vaccinale come requisito per accedere ai servizi educativi», spiega Fabiano Amato. «Da parte nostra c’è la volontà di estenderlo a tutta la scuola dell’obbligo, incaricando l’autorità scolastica di segnalare i casi di inadempimento». All’articolo 5 si prevedono anche delle sanzioni, da 250 a 2.500 euro, per i dirigenti scolastici che non segnalano la mancata presentazione della certificazione in regola alla Asl. E nelle proposte di modifica del testo, si pensa anche di estendere l’obbligo alle vaccinazioni fortemente raccomandate dal nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale.

I dati sulla copertura vaccinale pugliese, d’altronde, non sono confortanti. Di anno in anno, la percentuale per le vaccinazioni obbligatorie è scesa sotto la copertura del 95%, indicata come obiettivo minimo per avere la cosiddetta immunità di gregge. Quella contro la poliomelite, ad esempio, nel 2014 registrava una coperta del 94,64%, nel 2015 questa percentuale è scesa al 93,8 per cento.

«Assistiamo anche in Puglia alla diffusione della suggestione della cultura antivaccinale», dice Amati. «Come ci hanno illustrato i membri del dipartimento di prevenzione di Taranto, i militanti delle associazioni ativacciniste hanno cultura medio-alta, ma georeferenziando questa suggestione, viene fuori che è diffusa soprattutto tra le famiglie dei quartieri più poveri e disagiati». L’intento della legge, come si legge all’articolo 1, è quello di preservare lo stato di salute della collettività arrivando alla copertura vaccinale minima. E vaccinarsi resta l’unico modo per impedire ai virus di circolare, evitando il contagio per le persone che non possono farlo.

«La tutela della salute dei pugliesi non rientra nel programma di Emiliano?», si chiede Amati. «Il fatto che questo tema sia finito al centro della disputa politica dimostra un atteggiamento di sudditanza del centrosinistra verso l’egemonia culturale dell’antiscientificità, dell’anti-intellettualismo e del complottismo, tipica dei Cinque stelle. Ma dovremmo combatterla anziché rincorrerla. La scienza non ammette par condicio: c’è chi sa e chi non sa».

Quando la legge è stata depositata a novembre 2016, gli animi non si erano scaldati così tanto. Emiliano non era candidato alla segreteria del Pd. E nel consiglio regionale pugliese gli schieramenti facevano a gara a chi per prima proponeva di rendere gratuito il vaccino contro il ceppo B della meningite. Non a caso, la Puglia è stata una delle prime regioni italiane a farlo. «Cosa è successo adesso?», dice Amati. «Prima si andava in giro a dire “vaccino gratis per tutti”, e ora che si parla di altre vaccinazioni mettiamo i se e i ma? Anche i vaccini, purtroppo, sono entrati nell’arena politica».

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