Giulio Sapelli: «Il mondo è impazzito, meno male che c’è la Russia di Putin»

Parla lo storico dell’economia, in uscita con un nuovo pamphlet dedicato a Trump e alla rivoluzione globale degli ultimi dodici mesi:«Trump è la prova che l’economia non conta nulla. L’Italia e l’Europa? Possono salvarsi solo se ricostruiscono Medio Oriente e Nord Africa»

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Natalia KOLESNIKOVA / AFP

16 Marzo Mar 2017 0825 16 marzo 2017 16 Marzo 2017 - 08:25

«Rischia di capitarci quel che successe a Kissinger in Portogallo. Gli chiesi come avessero potuto permettere la rivoluzione portoghese. Avevate le basi alle Azzorre Lui mi rispose: “Ha ragione, è che ce ne siamo dimenticati. Quando ci siamo accorti di quel che stava succedendo era troppo tardi. Non rimaneva che dare i soldi ai socialisti portoghesi, per cercare di salvare il salvabile”». Caustico e cinico come sempre, Giulio Sapelli, ha appena dato alle stampe il suo nuovo pamphlet “Un nuovo mondo. La rivoluzione di Trump e i suoi effetti globali” (Guerini e Associati), in cui lo storico dell’economia prova a interpretare il rapido cambiamento degli equilibri di potenza negli assetti geopolitici globali. Diciamo che ci prova perché è dura trovare un ordine, quando, come scrive Sapelli, “la follia si è impadronita del mondo”. Figurarsi accorgersi di ciò che accade, prima che accada.

Per l’appunto, professore: da dove si può cominciare per descrivere un mondo impazzito?
Da una domanda: perché quando è caduto il muro di Berlino ed è crollata l’Unione Sovietica non c’è stata una nuova pace di Westfalia, o un nuovo patto di Versailles? Come mai le potenze geopolitiche del tempo, gli Stati Uniti d’America in primis, hanno rinunciato a dare un nuovo ordine al mondo?

Bella domanda…
La cui risposta è abbastanza chiara, in realtà: perché non c’è stato alcuna volontà di rimettere tutto nelle mani dell’abilità diplomatica. Si è preferita la via della globalizzazione, del diritto d’intervento umanitario come nuova regola, com’è ebbe a dirmi Roland Dumas, storico ministro degli esteri francese. Era la metà degli anni ’80, mentre l’Unione Sovietica stava provando a dare una risposta alla sua crisi con la perestrojka. Vent’anni dopo, la fallimentare guerra in Iraq dimostrerà al mondo il fallimento di quella visione. È da lì che comincia la crisi degli Stati Uniti d’America, del resto.

In che senso? Finita l’Unione Sovietica erano i padroni del mondo…
Rimasti soli, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti si sono trovati in una condizione del tutto nuova. Ad esempio, si sono trovati contro un nemico sfuggente e inafferrabile come il terrorismo saudita-wahabita di Bin Laden prima e dell'Isis poi. L’ha scritto Obama nella sua lunghissima intervista concessa a The Atlantic intitolata non a caso “The Obama Doctrine”, una sorta di ritirata strategica su scala planetaria, resa possibile da alleanze regionali che affidano a una potenza locale la leadership di secondo grado.

Adesso però c’è Trump…
Trump è il prodotto dell’eccezionalismo americano, un mix di populismo, nazionalismo e democrazia. Lo rappresenta alla grande. Colma i vuoti del pensiero liberale e democratico. Ed è la prova, se mai ce ne fosse bisogno, che ciò che muove la politica è la cultura, non l’economia. Ormai sono solo gli economisti a pensare che siano numeri, indici e indicatori a muovere le scelte delle persone.

Anche perché l’economia americana non andava male, prima di Trump...
Fesserie. Gli Stati Uniti sono in una situazione tragica, da ben prima di Trump. Quel che rimane del loro establishment lo sa benissimo. E la colpa è della globalizzazione.

«C’era un accordo tra gentiluomini tra americani e russi, che nessun paese confinante con la Russia sarebbe mai entrato nell’Unione Europea. Non è accaduto perché gli americani non sono gentiluomini. Sono borghesi, non aristocratici, rompono i patti. Ci fosse stato Kissinger, avrebbe perlomeno offerto ai russi la Crimea, come risarcimento»

Fino a qualche anno fa non si diceva che era stata l’arma americana per governare il mondo?
La globalizzazione era un modo per far girare il denaro per il mondo a costo zero. Un processo, questo, che è riuscito perché le pseudo-sinistre americane ed europee - Clinton e Blair, per intenderci - hanno dato il loro placet a questo tipo di dinamica. Ricordo di aver partecipato, nel 1999, al convegno sul “Riformismo del ventunesimo secolo” di Firenze. C’erano Bill Clinton, Tony Blair, Lionel Jospin, Gerhard Schroeder, Fernando Cardoso e pure Massimo D’Alema e Romano Prodi. Di quel convegno ricordo che non c’erano altro che politici, banchieri e finanziere. Non c’era nemmeno un imprenditore. Nemmeno una di quelle multinazionali che producono e inquinano, quelle che piacciono a me. Era già tutto scritto allora.

Scritto cosa?
Che questo processo avrebbe deindustrializzato l’America. Clinton ha consentito alle multinazionale di investire vicino a mercati in crescita o comunque in Paesi a basso costo del lavoro. In cambio, pensava che il denaro sarebbe tornato negli Usa, sottoforma di dividendo. Il giochino non ha funzionato. Perché i soldi tornavano, ma erano reinvestiti nella finanza

E che male ha fatto la finanza?
Che a sua volta li reinveste in Cina o in qualche altra parte del sud est asiatico, facendo perdere un sacco di posti di lavoro negli Stati del midwest americano. E una marea di voti ai democratici Usa.

Come mai?
Lo diceva Karl Polanyi: lo Stato interviene per difendersi dal potere del mercato. Il mercato toglie, i lavoratori e i disoccupati se lo riprendono con Trump. Ora le élite americane sono terrorizzate. Oggi i grandi avversari di Trump sono Cia e servizi segreti. Non a caso.

Non a caso?
Hanno paura che un pazzo come lui possa avere in mano la valigetta per la guerra nucleare e agiscono di conseguenza. Meno male che è la Russia è tornata grande.

Perché “meno male”?
Perché rimette tutto in ordine, in qualche modo. Il sentimento imperialista russo, interpretato inizialmente dall’ex ministro degli esteri Evgenij Primakov, si fonda sull’idea che l’unica via per ricostruire la russia è ridare alla Russia un disegno imperiale. E che la Russia, nello specifico, sia destinata a governare l’Heartland, la grande terra che va dal Mediterraneo all’Indo. Secondo Primakov. Un destino che erano stati proprio gli americani a negarle.

In che senso?
C’era un accordo tra gentiluomini tra americani e russi, che nessun paese confinante con la Russia sarebbe mai entrato nell’Unione Europea. Non è accaduto perché gli americani non sono gentiluomini. Sono borghesi, non aristocratici, rompono i patti. Ci fosse stato Kissinger, avrebbe perlomeno offerto ai russi la Crimea, come risarcimento.

A quanto pare non è stato fatto…
E la Russia si è ripresa ciò che le spettava. Complice l’Unione Europea, che era e rimane un fantoccio privo di un anima, costruito per far pagare ai francesi e agli inglesi la riunificazione della Germania. E oggi usato dalla Germania come mezzo per dominare sul resto del Continente.

Non è mai tenero, con i tedeschi.
Non sono tenero con l’ordoliberismo tedesco, l’idea folle che si possa governare un continente a colpi di regole e parametri, prescindendo dalla democrazia. Ha ragione il candidato socialista alle presidenziali francesi Benoit Hamon: se si vuole fare davvero l’Europa va tolto il potere a consiglio e commissione per darlo a un nuovo parlamento europeo, eletto in secondo grado dai parlamenti nazionali.

Per fare cosa?
Per proporre l’Europa come potenza in grado di ricostruire il Medio Oriente e dell’Africa del Nord, dopo i disastri che abbiamo combinato, dalla Libia alla Siria. È l’unica via di salvezza e di rilancio per il Vecchio Continente.

Pure per l’Italia?
Noi siamo messi male perché, grazie alla nostra intelligence, la migliore del mondo, non abbiamo subito attentati e non abbiamo cumuli di morti da portare al tavolo delle trattative. E poi oggi la nostra politica estera, con Renzi, è diventata filo-israeliana, da filo-araba che era. Non so se questa mossa ci sia convenuta.

Che opinione si è fatto di Renzi?
Non mi dispiace, anche solo per il fatto che ha fatto aderire il Pd ai socialisti europei. Non mi è piaciuto l’attacco alle banche popolari, invece, un favore inutile ai fondi azionari e alle lobby finanziarie. Il ragazzo perde il controllo quando sente l’odore del potere. In questo non è un buon allievo di La Pira. E poi lo frega questo suo atteggiamento tribale: di qua i miei, di là gli altri. Alla lunga lo paghi, finisce per isolarti.

E il Movimento Cinque Stelle?
Conosco bene Enrico Sassoon, socio di Casaleggio per anni, prima di dividersi. Nulla mi leva dalla testa che il Movimento Cinque Stelle sia stata un invenzione americana ed israeliana per condizionare la nostra politica. Un tentativo che poi è sfuggito di mano. Succede. Ricorda Kissinger in Portogallo, no?

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