Consigli per un bravo capo su come trattare un dipendente ribelle

La vita sul posto di lavoro può essere molto difficile: c’è chi si lamenta, chi boicotta, chi è felice se tutto viene dominato dal caos. Il bravo capo sa affrontare queste persone e neutralizzare la loro influenza negativa

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Paul McCoubrie

17 Marzo Mar 2017 1100 17 marzo 2017 17 Marzo 2017 - 11:00
Osservatorio Non Food 2017

Diffondono negatività, si lamentano senza cercare soluzioni, creano caos apposta e godono nel disordine. Tutti si sono trovati, nella vita, ad avere a che fare con dipendenti e/o colleghi del genere. Sono “tossici”, velenosi, pericolosi. La loro presenza non è mai una cosa buona. Come spiega Entrepreneur, è difficile difendersi dalla loro influenza. Ma un bravo capo, tra le varie cose, lo sa fare. Come mai?

Semplice. Riesce a mettere in campo queste cinque contromosse, che servono a bloccare e depotenziare l’esplosività di un dipendente ribelle e distruttivo.

Prima di tutto, riesce a porre dei limiti. Spesso è difficile distaccarsi dalle persone che si lamentano, anche solo per umana solidarietà o per non apparire maleducati. Ma non si può restare coinvolti: è come passare ore a respirare fumo passivo solo perché il collega fuma sigarette. Che si fa? Ci si tiene distanti. Un buon modo, allora, è fermarlo sul nascere: ascoltare le rimostranze e poi contrattaccare: “E come faresti tu, al contrario? Quali soluzioni hai in mente?”. In questo modo il dialogo diventa costruttivo, e meno pesante.

Il bravo capo riesce a non scendere al loro livello. Le persone difficili si comportano spesso in modo irrazionale, lasciano prevalere le emozioni e le trasformano in una realtà. Non cascare nella trappola: con atteggiamento da entomologo (o da strizzacervelli, a scelta) bisogna saper guardare, dissezionare ma sempre con sguardo estraneo. Se si viene risucchiati, è la fine.

Mantegono un pensiero lungo. Si intende, riescono superare le pulsioni del momento, a non farsi vincere dall’irritazione momentanea, a non cedere cioè alla tentazione di cominciare battaglie piccole che porteranno a guerre senza fine e a danni incalcolabili. Non ci si spara, quando si litiga. Il giorno dopo si sarà ancora tutti in ufficio, a lavorare per una causa comune. Per questo intestardirsi, spesso, porta solo guai. Il bravo capo (ma anche il bravo collega) saprà giudicare quando è il momento di smettere la tenzone, e quando invece occorre vincere sul terreno.

Come i bravi regnanti, perdonano ma non dimenticano. Non portano rancore per ciò che accade, ma stanno in guardia affinché non si ripeta. I cattivi comportamenti vanno scusati quando accadono, ma non quando si ripetono.

Soprattutto, il bravo capo è un bravo leader. Sa che quando un elemento si ribella, parte del problema è anche lui. Per questo motivo capisce che, in queste particolari situazioni, è necessario ricercare l’aiuto anche di altre persone, cioè altri colleghi e sottoposti sul lavoro con cui, invece si trova d’accordo e in armonia. La tentazione è di affrontare il problema in prima persona, ma proprio per questo si rischia di accentuarlo. L’assistenza di un network amico, invece, è la soluzione migliore: il reprobo sarà circondato, e potrà solo arrendersi.

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