Poche storie, Renzi ha fatto bene a sacrificare i voucher. Ma ora servono idee nuove

È ora di dirlo, i voucher sono una sciocchezza. Sacrificabile. Per disinnescare polemiche e eventuali referendum. Ma il problema adesso è il seguente: cosa propone Matteo di costruttivo per il mercato del lavoro in Italia

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OLIVIER MORIN / AFP

17 Marzo Mar 2017 0742 17 marzo 2017 17 Marzo 2017 - 07:42

Lo diciamo? Diciamolo: i voucher sono una sciocchezza sacrificabile. Lo è tutto in politica, figuriamoci uno strumento che copre lo 0,9% del monte delle ore lavorate. Tanto più se diventano un feticcio per costruire una battaglia campale e pretestuosa contro Matteo Renzi e il suo governo - di cui neppure sono il frutto, peraltro - al fine di indebolirlo in vista delle prossime elezioni.

Tutto giusto. E bene ha fatto il pokerista incallito, l’uomo dai mille rilanci, a stare fermo un altro giro, dando per una volta prova di buonsenso e di volontà di costruire ponti alla propria sinistra, dopo mesi (anni) passati a costruire muri. La metamorfosi in leader normale passa anche da qui. Dalla consapevolezza - ci scusi Sun Tzu per la dozzinale perifrasi - che non ha senso combattere battaglie che non si è perlomeno certi di non perdere. Per far rientrare i voucher o qualcosa di simile dalla finestra, in una forma che piaccia a tutti e non solo a Confindustria, c’è sempre tempo.

Berlusconi in questo era maestro. Un’idea forte e nuova - meno tasse per tutti, il contratto con gli italiani, via l’Imu, federalismo fiscale - e si ripartiva da zero, vergini e liberi, con un sole in tasca nuovo di zecca. Senza, caro Matteo, si sopravvive. Ma non si va da nessuna parte

Fa sorridere, peraltro, che chi oggi si scandalizza di fronte alla resa senza condizioni del Capo ferito sia chi, fino a ieri, lo accusava di essere andato dritto verso la sconfitta al referendum costituzionale, in spregio a ogni logica. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia, diceva quello. Tanto più in un sistema elettorale proporzionale come quello attuale, aggiungiamo noi.

Quel che sembra mancare a Renzi, semmai, è una strategia. Va bene retrocedere, tornare sui propri passi, provare a trovare terreni di mediazione con chi, probabilmente, finirà per essere tuo partner di governo, ad andare bene, o compagno di banco all’opposizione, ad andar male. Ma serve anche dare una direzione alla propria comunità di riferimento, altrimenti sembra solo una resa senza condizioni, tipica di chi ha più paura degli avversari di quanta loro ne abbiano di lui, di chi indossa le proprie cicatrici per non essere preso di nuovo a schiaffi, non ora, non subito.

Che visione ha del lavoro precario, il nuovo Renzi? Come vuole combattere il sommerso? Quali sono le sue strategie oltre a slogan riusciti a metà come quello sul lavoro di cittadinanza? Come marcare la propria discontinuità con il passato? Berlusconi in questo era maestro. Un’idea forte e nuova - meno tasse per tutti, il contratto con gli italiani, via l’Imu, federalismo fiscale - e si ripartiva da zero, vergini e liberi, con un sole in tasca nuovo di zecca. Senza, caro Matteo, si sopravvive. Ma non si va da nessuna parte.

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