Geografia dell’Italia a 5 stelle, i grillini alla conquista delle nostre città

Un anno dopo aver vinto a Roma e Torino, il Movimento Cinque Stelle si prepara alle amministrative. Una partita in salita tra polemiche, candidati cambiati in corsa e scissioni. Non c’è solo il pasticcio di Genova, discussioni anche a Palermo e Monza. Per i pentastellati è la prova di maturità

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GIUSEPPE CACACE / AFP

GIUSEPPE CACACE / AFP

20 Marzo Mar 2017 1346 20 marzo 2017 20 Marzo 2017 - 13:46

Tra ambizioni e polemiche, i Cinque Stelle si preparano alla sfida delle amministrative di giugno. Per il movimento di Beppe Grillo, le elezioni di primavera rappresentano la prova della maturità. Dopo aver conquistato un anno fa Roma e Torino, è il momento di radicarsi sul territorio. Insieme alle legittime aspirazioni di governo, l'avvio della campagna elettorale svela anche le criticità e le debolezze dei pentastellati. Da Nord a Sud emergono conflitti tra le aspettative della base e le ragioni dei vertici. Come se non bastasse, in molte città gruppi opposti si danno battaglia all’interno dei meet up, dando vita a lotte correntizie degne della prima repubblica. È il refrain di quanto già successo nella Capitale, dove le prime difficoltà per il sindaco Virginia Raggi sono arrivate proprio dagli scontri interni al Movimento.

Le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti. Esemplare il caso di Genova. La conquista del capoluogo ligure potrebbe rappresentare la definitiva consacrazione per il Movimento. Una grande realtà italiana, la città di Beppe Grillo. Un altro santuario della sinistra in difficoltà. Ma all’ombra della lanterna per ora c’è solo un grande pasticcio. La scelta del candidato sindaco ha spaccato i Cinque Stelle. Marika Cassimatis, 53 anni, insegnante, ha vinto le comunarie on-line nel ballottaggio finale con il favorito Luca Pirondini, 36 anni, diplomato al Conservatorio e rappresentante commerciale: 362 voti contro 338. Poco dopo, però, Grillo è intervenuto dal suo blog per modificare l’esito del voto. Cassimatis non è considerata affidabile, in quanto non allineata al vertice. L’ex comico ha chiesto agli attivisti di fidarsi di lui. «Non possiamo permetterci di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100 per cento», ha scritto. E così Pirondini è diventato il candidato sindaco ufficiale dei Cinque Stelle, attraverso nuove primarie plebiscitarie. Risultato: grillini spaccati e attivisti che hanno deciso di andarsene e fondare nuove liste. Come quella di “Effetto Genova” nata già da qualche mese con i fuoriusciti che si richiamano direttamente all’ “Effetto Parma” di Federico Pizzarotti. Primo grande epurato della storia M5S.

Tra ambizioni e polemiche, i Cinque Stelle si preparano alla sfida delle amministrative. Dopo aver conquistato un anno fa Roma e Torino, è il momento di radicarsi sul territorio. Esemplare il caso di Genova. La conquista del capoluogo ligure potrebbe rappresentare la definitiva consacrazione per il Movimento. Una grande realtà italiana, la città di Beppe Grillo. Un altro santuario della sinistra in difficoltà. Ma all’ombra della lanterna per ora c’è solo un grande pasticcio

Da una regione all’altra, le polemiche proseguono. L’altra grande città che si avvicina al voto è Palermo. Una sfida teoricamente a portata di mano: la Sicilia è sempre stata una delle roccaforti grilline. Eppure la partita sembra già tutta in salita. Il candidato sindaco Cinque Stelle è Ugo Forello, uno dei fondatori di Addiopizzo. Nella difficile sfida contro il primo cittadino uscente Leolouca Orlando, pesano le divisioni nella base. Sullo sfondo c’è il caso delle firme false raccolte a sostegno delle candidature alle comunali del 2012. Una vicenda che ha lasciato pesanti strascichi sul territorio e in Parlamento, dove alcuni deputati sono stati sospesi. Si spiega così, probabilmente, il mancato coinvolgimento degli attivisti nella scelta dell’aspirante sindaco. Forello è stato votato da 357 militanti su 590, forse troppo pochi per una città che sfiora i 700mila abitanti. Il tema non è nuovo. Sui giornali c’è chi ha ironizzato sulle selezioni interne grilline, in alcuni casi davvero poco partecipate. Forme di democrazia diretta per pochi intimi, un po’ dappertutto. Il 33enne Christian Bellincampi, candidato sindaco di Frosinone, è stato scelto da 18 attivisti su 33. A Cuneo, in Piemonte, l’operaio Manuele Isoardi, consigliere comunale uscente, è stato selezionato dalla base per correre da primo cittadino. Alle comunarie lo hanno sostenuto in 19, su 37 presenti. Sono serviti 31 voti, invece, al 51enne Fabio Valente, attivista della prima ora, per diventare il candidato sindaco di Lecce. Capoluogo salentino di quasi centomila abitanti e città natale della senatrice grillina Barbara Lezzi.

Ogni territorio ha la sua storia, ogni elezione le sue incognite. Talvolta i candidati sindaci grillini cambiano in corsa, proprio come a Genova. A La Spezia l’aspirante prima cittadina si chiama Donatella Del Turco, ha 55 anni ed è dipendente delle Poste. Per lei 29 preferenze sui 43 votanti alle comunarie. Ma Del Turco non è stata la prima designazione dei Cinque Stelle. Lo scorso anno era stato scelto per acclamazione Marco Grondacci, giurista ambientale. Una candidatura cassata direttamente dal blog di Grillo per colpa di alcune precedenti esperienze politiche del diretto interessato, non più cumulabili secondo le direttive del Movimento. A Milano lo scorso anno si era ritirata Patrizia Bedori, vincitrice a sorpresa delle comunarie, convinta di non poter reggere la pressione mediatica della campagna elettorale. La stessa sorte è capitata in questi giorni a Doride Falduto. Avvocato di 37 anni, è stata scelta come aspirante sindaco di Monza con il voto favorevole di 20 attivisti certificati. Dopo qualche polemica, però, ha deciso di fare un passo indietro «per motivi personali». Al suo posto è stato premiato il secondo classificato alle primarie: Danilo Sidoni, 59 anni, regista. Forte di 17 voti. È a pochi chilometri da Monza, però, che i Cinque Stelle sognano di fare il colpo. L’obiettivo è Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado d’Italia. Approfittando della debolezza del Partito Democratico - impegnato a livello nazionale in una difficile stagione congressuale aperta dalla scissione a sinistra - i grillini puntano ad arrivare al ballottaggio: il candidato è Antonio Foderaro, 44 anni, ingegnere. Ha già iniziato a fare campagna, senza grandi clamori. Nessuna polemica su come è stato scelto, sempre attraverso una mini-selezione fra gli iscritti. Impegnato su alcuni temi concreti, a partire da quello della difesa dell’ambiente.

Le Comunali restano una sfida importante per un movimento che ambisce a guidare il governo, ma nascondono anche molte incognite. Amministrare una città non è semplice, il rischio di un insuccesso è sempre dietro l’angolo. E i fallimenti possono trasformarsi in un boomerang

Del resto le comunarie pentastellate non sempre nascondono polemiche e conflitti, se si eccettuano casi limite come quello di Piacenza, dove i candidati sono addirittura due. Rosarita Mannina, 63 anni, avvocato, è stata selezionata dal meet up con alcune decine di voti. Andrea Pugni, 46 anni, è invece sostenuto dai tre consiglieri comunali uscenti. Stavolta per capire chi sarà il candidato sindaco si attende una decisione dall’alto. Sperando che alla fine i vertici non scelgano la svolta drastica: non presentare il simbolo. A Carrara, invece, la scelta del candidato Francesco De Pasquale è arrivata al termine di un serrato, ma leale, confronto interno. Alla fine l’insegnante di lettere ha superato l’avversario Michele Palma, informatico, per un soffio. 51 voti contro 45. «È stato un bel testa a testa - le sue prime parole - ma al di là del risultato è il lavoro di squadra ciò che conta». Nessuna polemica anche a Verona, dove le comunarie hanno portato all’investitura di Alessandro Gennari, 33 anni, ex rugbista ora impegnato nell’azienda di famiglia.

Le Comunali restano una sfida importante per un movimento che ambisce a guidare il governo, ma nascondono anche molte incognite. Amministrare una città non è semplice, il rischio di un insuccesso è sempre dietro l’angolo. E i fallimenti possono trasformarsi in un boomerang. Basta vedere cosa è successo negli ultimi mesi in Campidoglio, dove le difficoltà della giunta Raggi sono state spesso strumentalizzate dalle altre forze politiche per screditare i Cinque Stelle. Ecco perché, forse, nei gruppi parlamentari grillini non tutti attendono con ansia le elezioni di primavera. Qualcuno si spinge oltre. «Dopo quello che è successo a Roma - racconta un deputato in Transatlantico - stavolta forse è meglio se perdiamo».

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