David Rockefeller, con lui è morto il sogno americano

Prototipo del capitalista, Rockefeller ha agito su tutti gli scenari importanti della politica e dell'economia. Con tanto lati oscuri

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ADALBERTO ROQUE / AFP

21 Marzo Mar 2017 1611 21 marzo 2017 21 Marzo 2017 - 16:11
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In questi giorni muore l’ultimo rappresentante del sogno americano capitalista.
David Rockefeller ci lascia. 101 anni è una bella età. Ha vissuto un secolo e ha plasmato, con la sua visione e influenza, probabilmente 2 secoli (quello passato e quello in cui vivranno i nostri figli)

Facciamo un salto nella storia. Da dove viene quest’uomo? Il nome della sua famiglia è strettamente legato al petrolio. Una breve scorsa al suo albero genealogico spiega chiaramente tutto. Per molti aspetti lui è l’ultimo di una specie. La sua famiglia, cominciando dal padre, ha plasmato l’economia americana, e, indirettamente, la sua politica estera capitalista.

Quando nel 1911 la corte suprema americana definì la Standard Oil (l’azienda fondata da John Rockefeller, nonno di David) un monopolio, ordinandone la scissione, l’impero dei Rockefeller crebbe a dismisura. Tra le compagnie nate da questa scissione ricordiamo le attuali Chevron e Exxon, due colossi del petrolio, parte delle famose sette sorelle (così definite da Enrico Mattei, primo Ceo di Eni).

Non è difficile comprendere che una buona parte della politica estera americana sia stata basata sul commercio del petrolio (in una prima fase esportato) e dalla necessità di stabilire saldi legami con tutte le nazioni che estraggono petrolio.

Dall’inizio del secolo scorso (diciamo precedente alla prima guerra mondiale) sino al crollo del muro di Berlino la politica energetica americana è stata strettamente legata alle materie prime, tra tutte quelle energetiche. Chi si è opposto ha avuto, casualmente, una vita complicata.

Dall’inizio del secolo scorso (diciamo precedente alla prima guerra mondiale) sino al crollo del muro di Berlino la politica energetica americana è stata strettamente legata alle materie prime, tra tutte quelle energetiche. Chi si è opposto ha avuto, casualmente, una vita complicata.

Da Mattei (morto in un incidente aereo) a Mossadegh, primo ministro della repubblica iraniana, deposto dalle agenzie di intelligence americane (che perseguivano l’interesse di stato americano, legato, tra l’altro, alle risorse energetiche iraniane).
Il nome Rockefeller, di tanto in tanto, salta fuori in questi eventi.

Durante la caduta dello Shah Iraniano (di cui una recente film, Argo, riassume i tratti salienti), come riporta un documento di Wikileaks ripreso da un articolo di Russian Television (RT), fu lo stesso David, amico di famiglia (come riporta questa intervista) a rendersi disponibile ad aiutare a “trovar casa” alla famiglia dello Shah in fuga, disperata, dall’Iran.
E di politica, se si può dire in modo così riduttivo, David Rockefeller si è sempre occupato senza mai tuttavia, apparire in cariche pubbliche di prestigio. Fu fondatore, insieme ad Agnelli, della Trilaterale di Roma. Nell’ambito delle realtà che si occupano di politica internazionale, una,se non forse, la prima, thinktank italiana. Membro attivo del Bilderberg, quella organizzazione dove, a leggere in giro, si decidono le sorti del mondo.

Forse non la più importante (si sa se attiri troppa attenzione non va bene per decidere cose serie) ma sicuramente la più conosciuta dal popolo (al popolo serve sempre qualcuno con cui prendersela se le previsioni del tempo sono sbagliate!).

Un uomo, diremmo, della vecchia guardia. La sua ricchezza, stimata in circa 3 miliardi di dollari, è tuttavia solo una piccola parte del suo potere, diciamo quello che è più visibile. Con alle spalle l’eredità (economica ma soprattutto politica) di famiglia si è mosso nel mondo della finanza. La Chase Manhattan Bank è stata riconosciuta, per decenni, come la banca di famiglia. Malgrado ciò, la quota di partecipazione dei Rockefeller non superò mai il 5%.

David divenne non sono un valido manager della banca ma fu il suo ambasciatore. Nella sua visione Rockefeller ha sempre sostenuto che favorendo le economie (si direbbe oggi emergenti) straniere, si sarebbero creati mercati per i prodotti americani, e quindi maggior ricchezza per l’America. Tra le opere che meglio possono descrivere la visione dei Rockefeller (di cui David appare il migliore, e forse l’ultimo rappresentante) merita una lettura il “prospect for America: The Rockefeller Panel Report.

Con la sua guida la Chase (oggi JP Morgan Chase) fu la prima banca ad aprire uffici stranieri in Unione Sovietica e Cina (1974) e in Egitto dopo la crisi di Suez del 1956.
Una visione, supportata da un immenso network di contatti. Si stima che abbia viaggiato in oltre 100 nazioni incontrando (ufficialmente) oltre 200 capi di stato, politici e Decision makers (quelli che prendono le decisioni o ordinano ad altri di prenderle). La sua visione di globalizzazione (se così possiamo definirla) può tranquillamente essere descritta come il prologo della più spregiudicata e aggressiva politica dei Chicago Boys (di cui Friedman era il perfetto rappresentante).
Sul tema Chicago boys suggerisco una lettura critica ma molto storica pubblicata da Naomi Klein: la terapia dello shock (il titolo dice tutto). Malgrado questo il suo impegno nel promuovere “l’american dream” ha declinato ogni invito a lavorare nel governo americano. Si potrebbe dire un uomo che, pur avendo un grande potere, preferiva muoversi con discrezione.

Un uomo, diremmo, della vecchia guardia. La sua ricchezza, stimata in circa 3 miliardi di dollari, è tuttavia solo una piccola parte del suo potere, diciamo quello che è più visibile

Cosa lascia in eredità?

L’epoca della guerra fredda e la successiva post-muro di Berlino sono state fondamentali per strutturare e cementare la presenza americana nel mondo. Sia una presenza militare che, più importante, quella economica finanziaria. David era molto presente sui temi internazionali. Sua la riflessione sul tema del controllo demografico in modi più o meno coercitivi (come spiego tra poco suo il paluso per Mao). Anche negli ultimi tempi supportò Obama con il suo “good Club”, come riporta il Sunday times.

Sua la visione (insieme ad altri) per favorire l’evoluzione dell’attuale Unione Europea (se questo evento sia un bene o un male per gli italiani lascio ad altri decidere). Sua la visione di supporto alle nazioni straniere via agenzie per la cooperazione come la UsAid (colpita sempre più spesso da critiche sul suo operato e casi di corruzione e appropiazione indebita)

Suo il supporto (David era capitalista, ricordiamocelo) alle politiche di Mao (comunista) e il plauso per le sue operazioni di ingeneria sociale. Come riporta lo stesso David Rockefeller, in un articolo scritto di suo pugno nel 1973 sul New York Times (link di archivio qui), dove scriveva “qualunque sia stato il prezzo della rivoluzione (comunista) cinese, essa ha avuto sicuramente successo non solo nel produrre un sistema amministrativo efficiente e dedicato, ma nell’elevare lo spirito e le speranze della comunità” (Si prenda nota che la rivoluzione cinese è stato uno degli eventi umani di maggior violenza sociale con un numero di morti stimati dal Indipendent intorno ai 45 milioni…)

Insomma sicuramente un filantropo ma diciamo un uomo che “aveva a cuore” i problemi del mondo, e aveva una sua visione per porvi rimedio.

Sarà forse un caso che gli eredi della dinastia Rockefeller, quanto meno alcuni di essi, sono scesi pubblicamente in piazza (meglio dire nei media) per denunciare l’agire di alcune delle realtà da essi create.

In questo ultimo caso, per esempio Kaiser, il nipote di David Rockefeller e Valerie Rockefeller Wayne la figlia del senatore Jay Rockefeller, hanno dichiarato che la Exxon (come menzionato prima una delle tante realtà energetiche nate dalla frantumazione della Standard Oil) sin dagli ani 70’ sapeva che bruciare carburanti fossili avrebbe seriamente mutato il clima, ma ha ignorato gli studi.

Come dire per un “filantropo” che se ne va, altri membri della famiglia sono pronti alle nuove sfide.

@enricoverga

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