Gli italiani sono arrabbiati, chi vuole vender loro dei prodotti deve rispettarli

Un sondaggio mostra tutta la rabbia e l’insoddisfazione degli italiani, sia come cittadini sia come consumatori. Le grandi marche però godono ancora di parte della fiducia dei consumatori. Per mantenerla devono comportarsi come una “wellness company”: zero manipolazioni, zero fregature

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CHARLY TRIBALLEAU / AFP

CHARLY TRIBALLEAU / AFP

21 Marzo Mar 2017 1537 21 marzo 2017 21 Marzo 2017 - 15:37
Osservatorio Non Food 2017

La quarta rivoluzione industriale sta prendendo il ormai il posto della precedente in uno scenario dove le masse sono soppiantate dagli individui e il tema al centro di tutte le esperienze (quella digitale in primo luogo) è basato sulla personalizzazione. Ma il sistema dell’offerta di istituzioni e imprese non è allineato. Anzi, comincia a comprendere, ma di fronte a un cambiamento strutturale offre ancora risposte congiunturali: «C’è bisogno di un nuovo approccio culturale nel quale la persona abbia una parte attiva. Non c’è più spazio per un atteggiamento tradizionale da parte delle imprese», afferma Andrea Farinet, autore di Socialing e docente di Economia e gestione delle imprese alla Liuc-Università Cattaneo, introducendo l’incontro di Eumetra Monterosa incentrato sulla presa del potere da parte del consumatore.

Il nuovo individuo critico e con idee chiare

Che si tratti di una rivoluzione alle porte lo indica Remo Lucchi quando dice che dalla combinazione di cambiamenti sociali e crisi vi è uno spostamento dell’attenzione sulla relazionalità, sugli altri, sul contesto, si attiva il desiderio di partecipazione. Vi è insomma la presa di coscienza di sé come individui. «E mentre si ridefiniscono nuovi progetti di vita, ci si attende un cambio anche delle strategie dell’offerta. La gente oggi ha idee più chiare che in passato, sa che cosa vuole e sa giudicare, è capace di decidere se punire o premiare», sintetizza Lucchi. «Di più, lo spostamento dell’attenzione sulla relazione con gli altri riempie di senso aree di valori come l’etica e la sostenibilità, con un progressivo passaggio dall’avere all’essere. In questo modo i consumi si giustificano per i significati che veicolano: territorio, memoria, autenticità, emozioni, cultura, esperienze, benessere. In particolare da parte delle persone vi è la definizione di un progetto di vita basato sul benessere armonico, disegnato su una vita sana di corpo e di mente in un futuro di tranquillità sociale e relazionale, in un contesto ambientale meritevole auspicando un futuro di tranquillità economica». Ma nella ricerca di questo benessere armonico il cittadino e il consumatore diventa cittadino e consumatore critico, secondo la tesi esposta inizialmente. E la domanda che l’istituto di ricerca si pone è se le istituzioni e le imprese sono in grado di dare ciò che le persone richiedono.

Nella testa dei consumatori c’è un progressivo passaggio dall’avere all’essere. In questo modo i consumi si giustificano per i significati che veicolano: territorio, memoria, autenticità, emozioni, cultura, esperienze, benessere

Italiani insoddisfatti

Sembra proprio di no, se solo il 31% degli italiani dichiara soddisfazione per la propria vita. Un quinto degli italiani è decisamente insoddisfatto sia quando valuta le istituzioni sia nel contesto economico e nel rapporto con le imprese. E solo il 50% della popolazione è orgogliosa di essere italiana.

Riferendosi al contesto pubblico e istituzionale, Renato Mannheimer lo spiega così: «Sono più insoddisfatti le categorie meno centrali socialmente: anziani, disoccupati, persone con basso titolo di studio. Ma il segnale allarmante è che tra gli elementi di soddisfazione per il territorio in cui si vive, gli aspetti strutturali (il verde, l’ambiente, i servizi per la collettività, i divertimenti, la cura e la sicurezza del territorio, le opportunità di lavoro) raccolgono livelli di soddisfazione intorno al 30% massimo. E proprio il lavoro è il tema più importante del quale dovrebbe occuparsi il Governo, che raccoglie valutazioni negative dall’80% degli intervistati. E così l’insoddisfazione per lo Stato italiano arriva al 60%, traducendosi in distacco e disaffezione dalla politica, alimentando un voto di protesta da settori sociali diversi. È l’individualità delle decisioni a emergere così in maniera decisa».

Fig. 1 – I temi di cui dovrebbe occuparsi il Governo in questo momento

Fonte: Eumetra Monterosa

Se quindi nella mappa che correla benessere e livelli di soddisfazione l’area pubblica non è messa bene, anche il sistema economico è in una posizione che lascia ampi margini di miglioramento.

Fig. 2 – Mappa delle variabili: correlazione benessere-soddisfazione

Fonte: Eumetra Monterosa

Dalla mappa si rileva infatti che solo le variabili più tradizionali (famiglia, casa, salute, alimentazione) si trovano in una posizione di consolidato equilibrio tra benessere e soddisfazione. Tutte le altre variabili denotano un deficit di soddisfazione, anche se è elevata la correlazione con il benessere, come il caso, tautologico, del denaro.

La marca deve diventare una “wellness company” per il suo cliente. Deve dare certezze, fondare un “marketing a tasso zero”: zero manipolazioni, zero fregature

Gdo e grandi marche: giudizio positivo

«Il denaro è un tema critico, nell’universo del benessere», sintetizza Gabriella Calvi Parisetti. «Per la famiglia, la criticità del denaro si situa a doppio livello: la scarsità/precarietà degli «ingressi» (e, viceversa, la inesorabilità delle uscite) e l’incertezza/aleatorietà del suo valore, nelle varie forme (in particolare se smaterializzata). Come risposta il bilancio della famiglia viene organizzato tenendo saldamente nelle mani la gestione della doppia criticità, grazie a un esercizio di competenza e di esperienza costantemente aggiornato. Le strategie adottate sono impegnative, ma il loro risultato è soddisfacente: oltre il 70% delle famiglie dichiara di avere una situazione economica invariata rispetto all’anno precedente e pù dell’80% guarda con fiducia al futuro ritendendo che migliorerà ancora nel corso di quest’anno. Tuttavia la famiglia non vuole essere lasciata sola: dalle imprese chiede, anzi pretende alleanza».

Esemplificando: è già giudicato buono l’aiuto proveniente dalle grandi marche, dalla distribuzione, dal mondo internet, mentre gli ostacoli maggiori arrivano dalle utilities e dai vari “tartassatori" (Equitalia, i Comuni, la pubblica amministrazione). Curiosamente indifferenti sono le banche e le assicurazioni. Insomma, il sistema economico sta a guardare, anche se vi sono diversi posizionamenti dei vari settori nella mappa di correlazione tra benessere e soddisfazione.

Fig. 3 – Mappa delle variabili: correlazione benessere-soddisfazione per settori

Fonte: Eumetra Monterosa

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