La prima regola per battere i Cinque Stelle? Non aver paura dei Cinque Stelle

Grillo e i suoi sono dati oltre il 32%, nonostante disastri, indagini, inchieste giornalistiche. Domanda: e se fosse colpa dei loro avversari? Tre indizi, di solito, fanno una prova

Fightclub

Una scena tratta dal film “Fight Club” (1999)

21 Marzo Mar 2017 1041 21 marzo 2017 21 Marzo 2017 - 10:41

E così il Movimento Cinque Stelle è arrivato, stando all’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato dal Corriere della Sera, a superare il 32% dei consensi. Mai la forza guidata da Beppe Grillo era arrivata a simili percentuali. Mai la distanza dal secondo in classifica, il Partito Democratico, indebolito dalla scissione e incardinato sotto il 27% è stata così netta.

Forse - al netto di tutte le legittime diffidenze sui sondaggi - due riflessioni le merita, questa fotografia. Perché arriva in un momento di ripresa, seppur lenta, dell’economia italiana, in cui la fiducia per il futuro e per il governo è relativamente alta. Non si può nemmeno scomodare il vento freddo del populismo internazionale, visto che dalla Spagna all’Olanda, dalla Germania alla Francia, non ci sono forze anti-sistema nemmeno lontanamente vicine a simili percentuali, cui peraltro andrebbero sommati i 13 elettori su 100 che voteranno Lega Nord. Per dire, la Le Pen è attorno al 27%, Alternative fur Deutschland all’11%. Volete dare la colpa all’austerità? Spiacenti, non c’è nemmeno quella.

Di più: questi risultati arrivano dopo la morte di Casaleggio, dopo i disastri della giunta Raggi, dopo il pasticcio europeo del passaggio dall’alleanza con l’Ukip a quella con l’Alde, dopo le indagini su Marra, Romeo e la brutta storia delle polizze vita intestate alla sindaca di Roma, dopo le gaffe di Di Maio, dopo le inchieste giornalistiche sulla (presunta) rete della disinformazione a Cinque Stelle, dopo la bagarre scoppiata a Genova quando Beppe Grillo in persona ha sconfessato il risultato delle votazioni online per scegliere il candidato sindaco della sua città. E ci scusiamo se ne abbiamo dimenticata qualcuna.

Domanda: e se fosse il modo in cui gli avversari del Movimento Cinque Stelle temono la sua ascesa, la principale benzina di Grillo & co? Se, in altre parole, fosse colpa di una fallimentare campagna di demonizzazione che ottiene l’effetto opposto? Se continuare a parlare di derive anti-democratiche, di ignoranza al potere, di software house che hanno in pugni la politica italiana non sia che il suicidio perfetto delle forze alternative a questa deriva?

È ridicolo sentire Berlusconi vaneggiare di derive antidemocratiche e di pericolo per la disinformazione sul web, dopo che si è fatto dieci dei vent’anni di politica con sei televisioni su sei a sua disposizione. Sono patetiche le paure nei confronti dei partiti-personali per chi, per anni, ha governato con le liste (personali) di Dini, Di Pietro, Fini, Casini, che evidentemente avevano il solo pregio di essere piccole

Primo: con Berlusconi non ha funzionato. Ladro, dittatore, monopolista, mafioso, puttaniere, popoli arcobaleno, girotondi e viola, anzi, gli sono valsi percentuali che nemmeno la Democrazia Cristiana negli anni ’50. Ancora oggi, senza agibilità politica e con il peso degli anni sulle spalle, c’è ancora un 14% di italiani che lo vota. Si sono viste character assassination riuscite meglio, diciamo. Peraltro, fa sorridere che oggi sia lo stesso Cavaliere che minacci di abbandonare l’Italia se dovesse trionfare il Movimento Cinque Stelle, come a suo tempo minacciarono di fare Eco e Tabucchi nel caso avesse vinto lui.

Secondo: usare le stesse armi del nemico, di solito, va a vantaggio di quest’ultimo, non fosse altro per il fatto che le sa usare meglio. Buttarla sui grandi complotti, sulle inchieste giudiziarie, sul pericolo per la democrazia, sui sentimenti anti-Ka$ta con chi ha fatto del complottismo, del giustizialismo, delle iperboli e delle facili carezze alla rabbia del popolino la cifra identitaria della propria offerta politica è come se Allegri volesse giocarsela con il Barcellona a colpi di tiki taka. Che poi, così facendo, si evita di parlare di problemi e soluzioni concrete. Che, per quanto valgano, sono ancora il tallone d’Achille degli inesperti pentastellati.

Terzo: è la paura che rende forti gli avversari. E ingigantire la minaccia, sovente, finisce per ingigantire le proprie debolezze e i propri difetti. È ridicolo sentire Berlusconi vaneggiare di derive antidemocratiche e di pericolo per la disinformazione sul web, dopo che si è fatto dieci dei vent’anni di politica con sei televisioni su sei a sua disposizione. Sono patetiche le paure nei confronti dei partiti-personali per chi, per anni, ha governato con le liste (personali) di Dini, Di Pietro, Fini, Casini, che evidentemente avevano il solo pregio di essere piccole. Sono deliranti le accuse alla disinformazione operata dalla galassia Tze Tze e affini. Potremmo riempire il giornale ogni giorno, per qualche anno, a raccontare di come la libera stampa italiana ha piegato i fatti ai propri scopi politici. Se volete un bigino, leggetevi Novantatré di Mattia Feltri. E per quanto riguarda l’incompetenza, di carneadi e macchiette senza arte ne parte portati in Parlamento da Pd e Forza Italia è ancora oggi pieno l’emiciclo. Il risultato è scontato: siete voi, centrodestra e centrosinistra, ad aver fatto vincere il Movimento Cinque Stelle. Se questa oggi è una minaccia anti-democratica siete voi ad averla generata. Perché dovremmo darvi fiducia?

Che fare, allora? Giocarla sulle idee e sui progetti, sempre e comunque. Senza pensare all’elefante grillino, senza inseguirlo sul suo terreno, senza concedere nulla al populismo, senza edulcorare la pillola degli anni difficili che comunque si attendono e senza vaticinare disastri nel caso gli altri vadano al potere. Basta per evitare lo tsunami a cinque stelle, o per garantire all’Italia un governo di segno opposto? Forse no, non oggi, non dopo tutti gli errori commessi. Ma serve per non snaturare la propria identità, per non inseguire il Bianconiglio nel terreno dell’anti-politica fino al punto che è troppo tardi per tornare indietro, per risultare credibili domani, quando ci sarà da dar corpo a un’alternativa. Altrimenti, davvero, aveva ragione Grillo: arrendetevi, siete circondati.

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