L‘Europa ha 60 anni, ma non esiste

Il caso turco-olandese-tedesco è solo la punta dell'Iceberg. Non sappiamo come occuparci della Turchia. Ma, a 60 anni dal primo vagito, l'Europa è divisa su tutto, anche se quasi sempre fa la morale agli altri

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21 Marzo Mar 2017 0825 21 marzo 2017 21 Marzo 2017 - 08:25

Tra qualche giorno, sia l’Europa unita, sia il sottoscritto compiranno sessant’anni. E ho la sensazione, grazie anche a una recente serie di esami clinici, di arrivare al compleanno un po’ meno sfatto di quanto sia la Ue. Lo dico con la tristezza dell’innamorato cornuto e mazziato che però cova ancora del sentimento, quindi non trae soddisfazione nel vedere l’ex fidanzata buttarsi via con gente mediocre, metter su chili e perdere il fascino che fu.

Ogni giorno, ormai, la mia ex Europa passeggia su viali di dubbia reputazione. Prendiamo la questione con la Turchia. C’è una ragione per cui i ministri turchi non possono venire in Europa a fare comizi? E se c’è, qual è? Gli olandesi hanno detto “per ragioni di ordine pubblico e sicurezza”, che vuol dire tutto e niente: significa che il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavousoglu, è un mestatore e un provocatore oppure che in Olanda si rischia la sommossa quando arriva un ministro importante di un importante Paese islamico? Qualcuno ha capito perché quei comizi possono tenersi in Francia (e non capita nulla) mentre sono vietati in Germania e in Olanda? E con quale acume la forze di polizia olandesi trattano una donna ministro turca, Fatma Betul Sayan, ministro per la Famiglia, come un borseggiatore preso al mercato e la fanno accompagnare alla frontiera da una scorta armata?

Ciò che più colpisce è che tutto questo succede in Europa nella totale assenza dell’Europa. Juncker, presidente della Commissione europea? Chi l’ha visto. Tusk, presidente del Consiglio europeo? Boh. La Mogherini, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri? Non pervenuta

Nulla è chiaro, in questa faccenda. Se non che Germania e Olanda hanno offerto ottima legna per i fuochi della propaganda di Recep Erdogan. Ma ciò che più colpisce è che tutto questo succede in Europa nella totale assenza dell’Europa. Juncker, presidente della Commissione europea? Chi l’ha visto. Tusk, presidente del Consiglio europeo? Boh. La Mogherini, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri? Non pervenuta.

Il che è drammatico, perché la Turchia è un interlocutore fondamentale dell’Europa. Anzi, apprezzatissimo: passiamo ai turchi 2,2 miliardi l’anno perché intercetti e si tenga i profughi in arrivo dalla Siria, in base a un accordo firmato giusto un anno fa (a proposito di compleanni…) e di cui tutti, in Europa, sono soddisfatti.

Il che comporta quanto segue. Finché Erdogan blocca i migranti, è un leader affidabile, corretto, competente. E anche ricco di spirito umanitario: potremmo mai accettare che decine di migliaia di persone che scappano dalla guerra siano trattate in modo disumano? Quando si tratta del resto, invece, Erdogan diventa un tiranno feroce e repressivo. Con curiose ricadute. Noi europei l’accordo l’abbiamo firmato dopo anni in cui il rais turco ha aiutato in ogni modo non solo i ribelli anti-Assad della Siria ma anche i terroristi dell’Isis e di Al Nusra. E ci scontriamo con lui adesso che ha smesso di aiutare i terroristi e, al contrario, ha pure preso in qualche modo a combatterli.

Al posto di correre qua e là come una gallina con la testa mozza, l’Europa dovrebbe chiarirsi le idee. Che si fa con i regimi brutti sporchi e cattivi? Continuiamo a raccontarci, per esempio, che i turchi sono feroci e i sauditi dei veri signori? Certo, bisognerebbe avere una linea politica, soprattutto con tanto parlare di diritti umani. Ma la linea non c’è, anche se continuiamo a fingere di averla.

l primo confronto con Donald Trump la Merkel ha trovato il modo di ribadire con una certa enfasi che i rifugiati vanno rispettati e accolti. Come fa la Merkel a far prediche in giro quando siede, tacendo, in un Consiglio d’Europa dove c’è l’ungherese Orban che i rifugiati li mette in galera?

Lo si è visto bene con la recente visita di Angela Merkel negli Stati Uniti. Premessa: piaccia o non piaccia, la Merkel è l’unica statista del nostro Continente. Molti si lamentano dell’Europa a guida tedesca, ma dovremmo invece rallegrarcene, perché almeno una guida c’è. Il resto è terrificante e caotica mediocrità. Comunque sia, al primo confronto con Donald Trump la Merkel ha trovato il modo di ribadire con una certa enfasi che i rifugiati vanno rispettati e accolti.

A Trump sono girate le scatole. A me, da europeista tradito, è venuto in mente questo. Come fa la Merkel a far prediche in giro quando siede, tacendo, in un Consiglio d’Europa dove c’è l’ungherese Orban che i rifugiati li mette in galera? Quando accoglie, tacendo, la sentenza della Corte Europea di Giustizia secondo cui qualunque Paese ha il diritto di respingere qualunque richiesta di visto umanitario? Sentenza motivata da un ricorso del Belgio, che sentiva “minacciato il controllo delle frontiere” per la richiesta di visto arrivata da una (una) famiglia siriana? Quando tace di fronte all’inasprimento generale delle norme nei confronti dei richiedenti asilo? Insomma, con che faccia (e con che politica) noi europei andiamo a dare lezioni quando a livello comunitario elogiamo il muro di Ceuta e Melilla e la brutale politica dei respingimenti messa in atto dalla Spagna, come ben documentato da Linkiesta?

Arrivata ai sessant’anni, insomma, questa Europa smandrappata somiglia sempre più alla Norma Desmond magistralmente resa da Gloria Swanson in Viale del tramonto. A chi le diceva «Siete Norma Desmond, la grande diva del muto. Eravate grande!», lei rispondeva: «Sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo». Peccato che il muto non ci fosse più. E forse nemmeno l’Europa.

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