Il piano “geniale” di Bersani: suicidare la sinistra pur di far perdere Renzi

Dalle pagine del Corriere, l'ex segretario Dem apre a un’alleanza tra sinistra e Cinque Stelle. Una scelta assurda e senza alcuna logica, né strategica né tattica. Se non quella di far capire che lui con un Pd a guida renziana non si alleerà mai. Auguri

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ALBERTO PIZZOLI / AFP

22 Marzo Mar 2017 1110 22 marzo 2017 22 Marzo 2017 - 11:10

Fino a ieri era solo una congettura, oggi è una strategia. Parole e musica di Pierluigi Bersani, raccolte da Francesco Verderami sul Corriere della Sera. In quattro punti. Uno, bisogna sperare che i Cinque Stelle non si indeboliscano alle prossime elezioni, perché «altrimenti arriverebbe una robaccia di destra». Due, i Cinque Stelle «sono il partito di centro dei tempi moderni, i moderati incazzati». Tre, se i Cinque Stelle fossero maggioranza relativa in Parlamento lui ci starebbe ancora per ricercare un accordo programmatico di governo. Quattro, al contrario, mai appoggerebbe «un rassemblement dei responsabili contro i populisti».

Tutto legittimo, sia chiaro. Ed è pure piuttosto fisiologico che qualcuno cominci a saltare sul carro del presunto vincitore, man mano che la vittoria si avvicina e il distacco aumenta. Bersani non è nemmeno il primo, del resto, visto che Michele Emiliano l’ha anticipato di qualche settimana. Quel che perplime è la superficialità dell’analisi di un politico navigato come Bersani, incapace anche solo di rendersi conto che la sua sete di vendetta nei confronti di Matteo Renzi lo sta portando dritto in bocca al secondo suicidio politico nel giro di cinque anni.

Sarebbe interessante capire come un politico di cui si ricordano sopratutto le liberalizzazioni possa trovarsi a suo agio a sostenere un Movimento che - dai taxi agli ambulanti - si è sempre schierato dalla parte degli interessi corporativi. Misteri della strategia politica

Dall’inizio. No, il Movimento Cinque Stelle non è di centro. È interclassista, certo. Trasversale, pure. Ma di moderato non ha proprio nulla. È un Movimento che ha proposte legittime, ma estreme, come il referendum per l’uscita dall’Euro o il reddito di cittadinanza o la non obbligatorietà dei vaccini, o i respingimenti dei clandestini in arrivo dal mare di Sicilia. Non solo: nelle poche proposte programmatiche che abbiamo avuto il piacere di leggere, si scorge in Grillo un autoritarismo rivoluzionario, soprattutto nell’imposizione, attraverso tasse e punizioni, di nuovi stili di vita e di consumo. Peraltro, sarebbe interessante capire come un politico di cui si ricordano sopratutto le liberalizzazioni possa trovarsi a suo agio a sostenere un Movimento che - dai taxi agli ambulanti - si è sempre schierato dalla parte degli interessi corporativi. Misteri della strategia politica.

Non solo: che il Movimento Cinque Stelle sia argine per l’arrivo di «robaccia di destra» è piuttosto opinabile. Primo, perché in Italia abbiamo già una destra nazionalista e identitaria - Lega e Fratelli d’Italia - che vale circa il 20%, solo cinque o sei punti in meno di Marine Le Pen, che cresce assieme al Movimento Cinque Stelle. Secondo, perché i punti di contatto tra Grillo e quella destra, soprattutto in ambito internazionale, non sono pochi. Giova ricordare a Bersani, se lo fosse dimenticato, che i Cinque Stelle, a Bruxelles, sono alleati con l’Ukip di Farage. O che Grillo stesso ha definito Donald Trump «un moderato», plaudendo alle sue politiche economiche protezioniste. O che i retroscena politici siano già pieni di congetture sull’alleanza populista tra Lega e Cinque Stelle all'indomani del voto del 2018. Domanda innocente, caro Bersani: esattamente, cosa intende per robaccia di destra?

Peraltro, peccato che Di Maio, a stretto giro e sempre dalle pagine del Corriere, abbia respinto sdegnosamente al mittente la proposta. Semmai, ha detto, una volta arrivati al Governo, saranno le altre forze politiche a non potersi sottrarre dal «votare alcuni punti come l’abolizione di Equitalia (già abolita da Renzi, ndr) e dell’Irap o il reddito di cittadinanza». Non esattamente le parole di uno propenso a dialogare alla pari. Del resto, di pari non c'è proprio nulla: nel 2013, i Cinque Stelle e il Pd di Bersani avevano entrambi il 25%. Oggi i Cinque Stelle hanno il 33% dei consensi, Mpd, ad andare bene, il 3%. E se nella nuova legge elettorale fosse inserita una soglia di sbarramento attorno a quella percentuale, dopo l'intemerata cripto-grillina di Bersani, rischierebbero di regalare loro buona parte del poco consenso che ha e di non entrare in Parlamento. Chapeau.

Alla fine, siccome tutto ha una logica, il punto è semplicemente tattico: far capire di essere disposto a tutto - anche a omeopatizzare la sinistra dentro il Movimento Cinque Stelle - pur di non allearsi a un Pd guidato da Matteo Renzi. Sperando, in questo modo, di condizionare l’esito del congresso di un partito da cui se n’è andato sbattendo la porta e nel quale tornerebbe di corsa se cambiasse la leadership. Capito, adesso, perché Grillo vincerà le elezioni?

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