Largo ai vecchi: l'incontro tra "Over" e "Under" può rilanciare le start up italiane

Oltre 500mila sono i lavoratori italiani sopra i 50 anni che si ritrovano disoccupati. mentre l'80% delle start up fallisce per mancanza di esperienza: è arrivato il momento di favorire il "matching" professionale per mettere assieme conoscenze e idee

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22 Marzo Mar 2017 1258 22 marzo 2017 22 Marzo 2017 - 12:58
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La riforma del mercato del lavoro intrapresa dal Jobs Act richiede - è lettura di tutte la parti politiche - un intervento molto più efficace sul fronte delle politiche attive e tale consapevolezza è parte rilevante della stessa mozione che Matteo Renzi ha presentato in vista delle Primarie del Partito Democratico.

Se la disoccupazione giovanile è la frontiera che deve essere al centro di qualunque scelta economica del governo, è pur vero che nel nostro Paese resta irrisolto il problema della disoccupazione senior. Secondo gli ultimi dati, circa 500 mila lavoratori oggi in Italia hanno oltrepassato la soglia dei 50 anni e si trovano in una situazione di disoccupazione, una popolazione che è triplicata dal 2006 e che, se sommata ai 670 mila inattivi e scoraggiati, raggiunge il valore di 1,2 milioni di persone, in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei come la Germania la quale invece ha saputo far dimezzare il fenomeno, sempre più rilevante, dei disoccupati Over 50.

La riforma Fornero in particolare e, più in generale, l’invecchiamento della popolazione prevedono inoltre uno scenario di innalzamento dell’età media con tutte le opportunità – in termini di competenza ed esperienza delle persone - ma anche con tutti i rischi legati alla capacità di adattarsi ai cambiamenti e in particolare alle evoluzioni prodotte dalla pervasività con la quale la tecnologia è entrata nelle nostre vite. La tecnologia infatti, leva che più di altre sta modificando il mercato del lavoro, rischia di creare un cuneo fra le persone, fra professionalità le cui competenze rischiano di essere velocemente bruciate e fra le generazioni che perdono un terreno di confronto e un linguaggio con cui comunicare.

È evidente quindi che sia necessario lavorare, con strumenti di carattere economico e sociale, su iniziative che sappiano guardare a questo insieme di soft e hard skills non come un cuneo atto a separare ulteriormente le generazioni ma, al contrario, un ambito che sappia essere capace di creare confronto, nell’idea che possa rappresentare un veicolo potenziale di scambio di esperienze, conoscenze, idee.

Ancor più evidente è la necessità di questo confronto se si guarda ad alcuni dati che fanno emergere i bisogni delle fasce generazionali coinvolte: le start-up innovative in Italia hanno un tasso di mortalità altissima (circa l’80% per la Fondazione italo-americana Mind the Bridge) e una delle cause di questo dato così negativo è la mancanza di esperienza. Unire i puntini tra le generazioni e creare occasioni, digitali e fisiche, di “matching” professionale è pertanto una concreta strategia utile ad attivare energie e talenti sia in settori tecnologici che in ambienti legati all’artigianato, al turismo e all’agro-alimentare: tale ambito di confronto e di potenziale incontro può rappresentare una prospettiva di crescita del nostro Paese soprattutto in contesti produttivi low e medium-tech.

Le start-up innovative in Italia hanno un tasso di mortalità altissima (circa l’80% per la Fondazione italo-americana Mind the Bridge) e una delle cause di questo dato così negativo è la mancanza di esperienza.

Tale intento volto a far incontrare la generazione degli “Over” e quella degli “Under” è stato già al centro di una serie di iniziative che si sono svolte a Milano e a Roma nel corso degli ultimi due anni e che sono state promosse dagli autori del presente contributo con il supporto di Istituzioni come il Comune di Milano e la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, coinvolgendo organizzazioni come la Cna e grandi aziende come Unicredit. Questo modello d’incontro può soprattutto essere una delle possibili modalità attraverso le quali le agenzie del lavoro sul territorio possono tornare ad avvicinare professionisti Under 30 e Over 50 per portarli a confrontarsi e mettere a fattore comune entusiasmo, competenze e relazioni.

L’esperienza degli spazi coworking, che anche nel nostro Paese riesce a metter in circolo energia, talenti e competenze racconta un mondo del lavoro che è cambiato, ma che proprio per questo richiede spazi e linguaggi nuovi affinché le persone tornino a creare rete e a mettere in comune il loro know-how. Se l’iniziativa “Over meet Under”, organizzata da alcuni cittadini, ha confermato l’interesse verso l’idea e la modalità di confronto intergenerazionale, ora tale idea può essere messa a sistema, coinvolgendo le agenzie del lavoro e gli attori capaci di dare l’abbrivio al modello perché, in una sua veste permanente, possa generare valore per le persone e per il territorio.

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