No, Dijesselbloem non ha mai detto che siamo dei donnaioli alcolizzati (e su tutto il resto ha ragione lui)

La frase incriminata? Una metafora innocua su chi si fa prestare i soldi e poi li spreca. Bastava leggere, per capirlo. Eppure si è levato un coro di critiche senza appello. Risultato? Il presidente dell’Eurogruppo perderà il posto. E l’Unione Europea ancora un altro pezzo di credibilità

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JOHN THYS / AFP

23 Marzo Mar 2017 0841 23 marzo 2017 23 Marzo 2017 - 08:41

A proposito di post-verità di internet e dei social network come cloaca dell’informazione, causa di ogni populismo e di ogni crisi della politica, forse abbiamo un esempio che potrebbe aiutarvi a pensarci su. Succede che lo scorso 19 marzo il presidente dell’Eurogruppo Jerome Dijsselbloem rilasci un’intervista alla Frankfurter Allegemeine Zeitung, in arte Faz, il più autorevole quotidiano conservatore tedesco. Una specie di Corriere della Sera, tanto per capirci.

In questa intervista, il buon Dijsselbloem dice un sacco di cose. È comprensibile, del resto. Il suo partito, il PdvA, socialdemocratici olandesi, ha perso il 75% dei consensi e non entrerà nel nuovo governo del conservatore Mark Rutte. Ergo, la sua sedia da ministro dell’economia dei Paesi Bassi è vacante e quella da presidente dell’Eurogruppo, pure. Attorno, ci sono già gli avvoltoi che svolazzano, insomma. Spagnoli, soprattutto, a quanto si dice dalle parti di Bruxelles. Insomma, sta di fatto che Dijsselbloen decide di coprirsi le spalle, facendo una bella intervista al quotidiano tedesco più vicino al governo Merkel. Di fatto, possiamo immaginare voglia blindare la sua poltrona almeno per qualche mese.

Cosa dice? Dice soprattutto che non dovrebbe più esistere la Troika formata dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale Europea e dalla Commissione Europea e che della risoluzione delle crisi finanziarie nella zona Euro dovrebbe occuparsi il Meccanismo Europeo di Stabilità, 700 miliardi di capitale sottoscritto, che di fatto dovrebbe diventare una specie di Fondo Monetario Europeo. Idea abbastanza coraggiosa, che guadagna il titolo dell’intervista.

Gli argomenti sono sempre quelli, peraltro. Solidarietà o rigore? Dijsselbloem è un socialdemocratico del nord Europa. Rigoroso, ma nemmeno troppo: «Nella crisi dell’Euro - spiega - i Paesi del Nord della zona Euro si sono mostrati solidali con i Paesi in crisi. Come socialdemocratico, ritengo che la solidarietà sia molto importante. Ma chi la chiede, ha anche dei doveri». Fin qui tutto tranquillo. Poi la frase incriminata: «Io non posso spendere tutti i miei soldi in alcool e donne e poi chiedere aiuto a lei. Questo principio vale a livello personale, locale, nazionale ed anche a livello europeo».

Leggetela un paio di volte. Fatto? Bene. Avete capito cosa dice Dijsselbloem, vero? Che prestare soldi a Paesi che ne fanno un cattivo uso è come prestare denaro a un amico che poi li sperpera nei suoi vizi. Poteva leggere una pagina a caso de “La Casta”, libro che ha recentemente computo dieci anni, scritto da due giornalisti del Corriere della Sera, Gianantonio Stella e Sergio Rizzo che ha venduto 1,2 milioni di copie in meno di un anno. Poteva farlo, ma bontà sua, ha scelto una metafora. Anche perché non è detto si riferisse all’Italia.

Avete capito cosa dice Dijsselbloem, vero? Che prestare soldi a Paesi che ne fanno un cattivo uso è come prestare denaro a un amico che poi li sperpera nei suoi vizi. Poteva leggere una pagina a caso de “La Casta”, libro che ha recentemente computo dieci anni, scritto da due giornalisti del Corriere della Sera, Gianantonio Stella e Sergio Rizzo. Poteva farlo, ma bontà sua, ha scelto una metafora. Apriti cielo

Apriti cielo. Secondo Massimo Gramellini, che ne scrive sulla prima pagina del Corriere della Sera, “Jerome Dijsselbloem avrebbe dichiarato al più autorevole quotidiano tedesco che le nazioni del Sud Europa (Gramellini a questo punto apre le virgolette, quindi si presume sia una citazione testuale, anche se non lo è, ndr) «non possono continuare a spendere soldi in donne e alcol e poi chiedere aiuto»“. E poi via di ironie in ironie sui “regressisti” olandesi, che “si pensava avessero una certa pratica di pub e bordelli”, sulla gara a chi beve di più in Europa - noi meno degli olandesi “ma ampiamente dietro la Germania” (sic) - e sul fatto che dalle nostre parti non si batte nemmeno troppo chiodo, che “i piaceri del sesso” sono stati “soppiantati dai brividi del calciomercato”. Ovviamente, chiosa Gramellini, è “Djisselbloem ad aver “inanellato tanti di quegli stereotipi da fare ammutolire un congresso internazionale di Bar Sport”. Alè.

Lo stesso, più o meno, in Spagna. Lo stesso, più o meno, in Portogallo. Con il corollario di un coro di politici, dal portoghese Costa al nostro Renzi - che evidentemente avevano un bel po’ di conti da regolare con il guardiano dei sacri parametri -, sino addirittura a Romano Prodi, che si accodano al codazzo di critiche, ironie, richieste di dimissioni per le inaccettabili parole del presidente dell’Eurogruppo.

Nessuno - sottolineiamo: nessuno - che dice che quella di Dijsselbloem era una metafora, da intendere in senso non letterale, quindi. Nessuno dice che nel merito della questione Dijsselbloen sta dicendo quasi un’ovvietà - “la solidarietà è importante, ma chi la chiede ha dei doveri“, testuale. Nessuno che si prende la briga di segnalare che nel contesto dell’intervista, Dijsselbloem non chiude la porta ad aiuti ancora più consistenti per i Paesi che ne avranno bisogno. Nessuno, tranne Dijssselbloem stesso, ovviamente, e qualche commentatore sui social network, per primo Federico Punzi di Radio Radicale e Il Velino. Gli unici che si siano presi la briga di andarsi a leggere l’intervista al presidente dell’Eurogruppo - che peraltro, nessuno ha linkato -, e non le traduzioni che il Financial Times ha fatto della ripresa della stessa da parte dei giornali spagnoli, e di averne fatto la traduzione letterale, quella che avete letto poche righe fa. Non serviva sapere il tedesco, bastava Google Traduttore e un po' di immaginazione, per la cronaca.

Mentre scriviamo, ovviamente, la bufera sta ancora montando. Djisselbloem con quella metafora - infelice e inopportuna finché si vuole, ma non offensiva - si è probabilmente giocato le sue poche chance di riconferma all’Eurogruppo. L’opinione pubblica dell’Europa mediterranea, già eurocritica di suo, lo è diventata ancora un po’ di più, senza che ve ne fosse motivo. E un altro bell’alibi è stato cementato a terra, caso mai servisse. Tutta colpa della post-verità e dei social network, ovviamente. E dell’Europa, ça va sans dire.

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