Della Vedova: «Europeisti di tutta Italia, uniamoci! Altrimenti, sarà Italexit»

Alla vigilia del 60° anniversario del Trattato di Roma, parla il sottosegretario agli esteri, tra i più accesi europeisti: «Alla retorica neo-nazionalista, bisogna contrapporne una uguale e contraria. Renzi? Sui migranti ha ragione. Ma il 41% l’ha preso quando è stato pro Europa senza se e senza ma»

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MARCO BERTORELLO / AFP

24 Marzo Mar 2017 1100 24 marzo 2017 24 Marzo 2017 - 11:00

«Oggi inizia il countdown per l’Italexit». No, non è Salvini che parla, e nemmeno Di Maio, ma Benedetto Della Vedova, storico radicale e liberale italiano, senatore eletto con Scelta Civica, oggi sottosegretario agli esteri, uno dei più convinti e sinceri europeisti che ci sono in Italia. Al punto d’aver promosso, poche settimane fa, un movimento d’opinione chiamato per l’appunto Forza Europa «perché sono sei anni che sentiamo la retorica potentissima degli anti europei, dove c’è poca o nulla verità, senza reagire». Le ragioni di tanto pessimismo, proprio alla vigilia del sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della Comunità Europea? I sondaggi che danno il Movimento Cinque Stelle in continua crescita e la futuribile coalizione neo-nazionalista - cui si aggiungo Lega Nord e Fratelli d’Italia - ormai a lambire il 50% dei consensi. Una coalizione spuria, questa, che secondo Della Vedova potrebbe convergere sul referendum consultivo per uscire dall’Euro. Una strada, questa, promossa non a caso da Luigi Di Maio nella conferenza di presentazione del programma pentastellato sull’Europa.

Senatore Della Vedova, è davvero così preoccupato? In teoria non esisterebbero nemmeno i termini per un referendum di questo tipo…
Se ci fosse una maggioranza in Parlamento sarebbe difficile impedirlo. C’è il precedente del 1989, peraltro, in cui vi fu un referendum consultivo per dare potere costituente al parlamento europeo che si sarebbe andati a eleggere di lì a poco. Io credo che sia una prospettiva da prendere molto sul serio. E che il compito di ogni europeista, e mi ci metto io per primo, sia quello di interrompere questo conto alla rovescia. Tenga conto che è sull’Europa che si giocherà tutta la prossima campagna elettorale.

Pane per i denti dei neo-nazionalisti, come li chiama lei, visto l’andazzo degli ultimi mesi…
È assurdo che nessuno si alzi a smentire le loro bugie, nessuno che chieda a un pensionato se vuole che i suoi 800, 1000 euro di pensione siano rivalutati negli 800mila marenghi padani che promette Salvini. O che nessuno dica che vivere di mercato interno sia una pia illusione e che una volta che si riapriranno le dogane, nessuno vorrà commerciare con chi usa la svalutazione competitiva per ammazzare la concorrenza. Il nostro surplus commerciale, peraltro, oggi è ai massimi storici. Il nostro problema, semmai, è che ancora troppe poche imprese italiane sono presenti sui mercati internazionali.

Ok, tutto giusto. Ma oggi anche chi si auto-definisce europeista si accoda al coro di chi dice che l’Europa deve cambiare, Renzi in testa. Non è che si fa un favore a Salvini e Grillo, così facendo?
Premessa doverosa: io mi sento un riformatore, uno che fa politica per cambiare le cose. Non ho totem né tabù e se fino a ieri volevo cambiare la costituzione italiana, si figuri se non mi piacerebbe pure cambiare le cose in Europa. Detto questo, se tu dici che sei contro l’Europa dei burocrati, in nome dell’Europa della democrazia, passa solo il primo pezzo del messaggio, purtroppo. E questo va tutto a vantaggio dei neo-nazionalisti. Se per entrare in sintonia con l’opinione pubblica devi per forza dire che quest’Europa fa schifo, sei già sulla loro agenda e fai il loro gioco. Noi dobbiamo rianimare e dare uno strumento politico a quella maggioranza vorrebbe urlare Forza Europa. Poi tutto va cambiato, è chiaro. Ma solo chi ama l’Europa, mi creda, riuscirà a cambierà in meglio.

«È assurdo che nessuno si alzi a smentire le loro bugie, nessuno che chieda a un pensionato se vuole che i suoi 800, 1000 euro di pensione siano rivalutati negli 800mila marenghi padani che promette Salvini»

E come la cambierebbe, lei?
Io penso che oggi lo scontro sia sulla politics non sulle policy. Oggi bisogna rispondere a una domanda semplice semplice: vuoi un mondo più aperto o lo vuoi più chiuso, vuoi l’Europa o non la vuoi? Dopo la Brexit dev’essere chiaro a tutti che il pacchetto o è completo o non è. Che il mercato unico e i fondi di coesione, che piacciono a tutti, sono frutto di una costruzione politica che non si può interrompere. L’unico modo per far sopravvivere l’Europa è andare avanti.

Appunto: come?
Magari togliendo qualche competenza a Bruxelles, come le politiche agricole, e aggiungendone qualcuna più utile, ad esempi i finanziamenti per ricerca e competitività. O cercare di trovare una linea comune sulla sicurezza e sulla difesa dei confini, con chi ci sta. Approfittare dell’Unione Europea, prendendo i soldi e parlandone malissimo non funziona, non ha senso. Sulla difficile gestione degli immigrati e dei rifugiati bisogna prendersela con i governi dei Paesi europei, non con l’Europa, ad esempio.

Siamo a un punto di svolta, in ogni caso. Tra poco più di un mese si vota in Francia, poi in Germania, poi in Italia. E poi si plana verso il 2019, con le nuove elezioni europee e la nomina del successore di Mario Draghi alla Bce. Come andrà a finire, per lei?
Tutto dipende dalle scelte degli elettori e dalla capacità degli eletti. Ma è vero, i prossimi due anni saranno decisivi. Dando per scontato in Germania un governo europeista quando quello attuale, come minimo, se in Francia vince la Le Pen e in Italia si forma una maggioranza neo-nazionalista la vedo veramente male. Se invece, dopo la vittoria di Rutte in Olanda, dovesse vincere pure Macron in Francia, uno che sbandiera l’Europa come unica via per rendere ancora più grande il suo Paese, allora sì ci potrebbe essere una svolta. Soprattutto se in Germania il nuovo governo eserciterà finalmente una vera leadership europea e se in Italia i neo-nazionalisti non vinceranno.

Si accontenta di una non-sconfitta
Il resto è ancora tutto da costruire. Aspettiamo di capire cosa succede al Pd e cosa succede in Europa, nelle elezioni che precederanno le nostre.

A bruciapelo: ha ancora fiducia nell’europeismo di Renzi dopo un anno di stilettate contro l’Europa dei burocrati e dei vincoli di bilancio?
Prima di tutto, segnalo che Renzi ha vinto con il 41% quando è stato europeista senza se e senza ma. Forse gli conviene pensarci su. Detto questo, sui rifugiati ha ragione lui, al 110%. Sull’austerity, invece, molto meno. Perché grazie all’Euro abbiamo incassato un risparmio enorme sui tassi d’interesse, ma non abbiamo ridotto per nulla la spesa pubblica. Questa è una nostra grave responsabilità, che ce lo chieda l’Europa o meno. Rientrare dal debito è qualcosa che dobbiamo ai nostri figli, non a Djisselbloem.

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