L’ingrediente tedesco che manca alle imprese italiane? Si chiama Zielstrebigkeit

«Italia e Germania? Sono più simili di quanto si pensi. E i loro modelli sono destinati a convergere grazie a industria 4.0». Parla Josef Nierling di Porsche Consulting in Italia

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THOMAS KIENZLE / AFP

27 Marzo Mar 2017 1530 27 marzo 2017 27 Marzo 2017 - 15:30
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«L’economia italiana e quella tedesca agli antipodi? È una leggenda metropolitana». Josef Nierling, nome tedesco e dna italiano è uno che hai i titoli per dirlo, non fosse altro per la carta d’identità e perché dirige la sede italiana di Porsche Consulting, che come mission, per l’appunto, ha quella di trasferire alle imprese del made in Italy gli elementi di successo della case madre e del modello manageriale tedesco, attraverso una rete di consulenti italiani: «Tutti loro hanno vissuto personalmente questi elementi e li trasferiscono con autenticità - racconta -. Ogni consulente però mantiene la sua indipendenza e il suo stile unico. E allo stesso tempo, lavora con mente e cuore italiano facendo leva sul meglio delle due culture, questo per garantire il successo del cliente».

Nierling, di che elementi stiamo parlando? Quali sono le caratteristiche di questo benedetto “modello tedesco” che trasferite in Italia?
Le società tedesche sono caratterizzate da un eccellente management. Riescono ad avere una chiara visione strategica di insieme ed agire in maniera pragmatica. Possiamo sintetizzare questa abilità con una parola

Quale?
Zielstrebigkeit

Prego?
È una parola difficilmente traducibile in italiano. Diciamo che condensa l’abilità di progredire con costanza e resilienza verso l’obiettivo. Ed è ciò permette alle aziende tedesche di costruire un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.

Anche in un momento di trasformazione digitale come questo?
In questi momenti di cambiamento turbolento per via della digitalizzazione, la migliore via è mettere insieme la visione strategica di lungo termine tedesca con la tipica capacità reattiva italiana, cioè con l´abilità italiana di fare velocemente pivoting sulla strategia e assicurare fatturato e profitto in un ambiente instabile. In questi momenti di cambiamento turbolento per via della digitalizzazione, la migliore via è mettere insieme la visione strategica di lungo termine tedesca con la tipica capacità reattiva italiana. Intendo di fare quello che gli americani chiamano pivoting sulla strategia, cioè comprendere come il mercato reagisce e si trasforma ed adattare velocemente la strategia per assicurare fatturato e profitto in un ambiente instabile.

Industria 4.0 può essere un momento di possibile dialogo e contaminazione tra i due modelli? In che modo?
Industria 4.0 è già un importante piattaforma di collaborazione politica ed economica. Non è un caso che il primo incontro tra Gentiloni e Merkel sia stato fatto in concomitanza con la conferenza italo-tedesco che aveva come focus la trasformazione digitale per le imprese, vista come piattaforma di collaborazione tra i due Paesi.

C’è chi dice che industria 4.0 ci farà diventare tutti tedeschi…
I due modelli tenderanno sempre più a contaminarsi. Pensa al piano Industria 4.0: i digital hub ad esempio, sono speculari al modello tedesco, così come l’investimento in poche e selezionate università. E sono l’esempio su come si dovrebbe affrontare una politica industriale europea. Non a caso, in quella conferenza si parlava di allargare il discorso alla Francia. Made in Europe, su tutta la linea.

Si è parlato finora di punti di frizione e di distanza: ma quali sono le caratteristiche che rendono simili i due modelli?
Che i due modelli siano antitetici è una leggenda metropolitana. Di fatto, le somiglianze sono maggiori delle differenze. I tessuti economici molto simili: sono fatti di aziende famigliari, con una cultura aziendale di lungo termine. E poi siamo due paesi manifatturieri: tu investi in manifattura solo dove hai una visione di lungo termine. Se ti interessa la exit, ti butti sui servizi o sul digitale puro.

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