Sentenza storica: il file sharing non è reato, godetevi i vostri film preferiti

Multa di 546 mila euro annullata per filmsmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org, e cineteka.org. Il tribunale amministrativo di Frosinone assolve la condivisione dei file (non per scopo di lucro)

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un fotogramma da Shutter Island

28 Marzo Mar 2017 1000 28 marzo 2017 28 Marzo 2017 - 10:00

Ogni tanto, più spesso di quanto i cinici siano portati a pensare, l’Italia è innovativa. Oggi è uno di quei giorni. Drizzino bene le orecchie gli smanettoni da tastiera o gli appassionati di film e musica, sia scritto a caratteri cubitali nel regno dei webeti: il file sharing, la condivisione dei file on line, non è una violazione del diritto d’autore. Ovviamente quando non è a scopo di lucro.

A dichiararlo, per la primissima volta non solo in Italia ma in tutto il mondo, è il giudice amministrativo del Tribunale di Frosinone, che ha ammesso: “Caricare on line dei file coperti da diritto d’autore non è la stessa cosa che condividere, tramite link, le opere”. Grazie a questo concetto, tanto banale quanto mai espresso prima, il gestore dei siti filmsmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org, e cineteka.org non dovrà pagare la bellezza di 546 mila e fischia euro per una decisione presa senza considerare la suddetta differenza. A commettere il reato non è quindi chi ha condiviso il link ma chi ha caricato i film pirata.

A dichiararlo, per la primissima volta non solo in Italia ma in tutto il mondo, è il giudice amministrativo del Tribunale di Frosinone, che ha ammesso: “Caricare on line dei file coperti da diritto d’autore non è la stessa cosa che condividere, tramite link, le opere”

La storica sentenza ha tre colonne portanti: “Prima di tutto abbiamo contestato al provvedimento che linkare opere protette da diritto d’autore non è una violazione – spiega Fulvio Sanzana, avvocato difensore del gestore dei portali – In secondo luogo i siti non avevano scopo di lucro, e in quanto tali non perseguibili. E infine il terzo motivo, quello che rappresenta la vera svolta: abbiamo dimostrato che la pubblicità, ovviamente presente sui portali e grazie a cui sopravvive Internet, non era connessa ai link”. I banner pubblicitari, insomma, se non sono irrimediabilmente connessi al lucro, sono leciti. La sentenza precedentemente emessa è stata quindi annullata.

Ancora non vedete l’epicità del momento? Fino a oggi i giudici, italiani come europei, avevano detto l’esatto contrario: i siti venivano sequestrati, indipendentemente che i gestori pubblicassero file di film o musicali – e quindi violando il diritto d’autore – o che ne condividessero solo il link. Da ora, invece, il file sharing non lucrativo spacca tutte le regole precedenti e diventa qualcosa di lecito.

Quale sarà il futuro del web? Chi può dirlo. La tendenza è ancora quella della “penalizzazione e non della depenalizzazione – racconta ancora Sanzana – Ma non si può più ignorare tutte le norme di Internet”. E quindi, d’ora in avanti, un giudice dovrà tenere conto delle regolamentazioni inerenti ai link. “Anche se la potenza delle grandi majors è tale che difficilmente si andrà verso la depenalizzazione. In Italia, uno dei paesi europei con più sequestri per diritto d’autore, la decisione potrebbe porre un freno alla criminalizzazione dello scambio”. Per i consumatori, comunque, cambia poco: ora potete tornare tranquillamente a guardare The Walking Dead.

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