La Madia avrà pure sbagliato, ma l’Italia è la terra dei plagi

In Inghilterra, probabilmente, a Marianna Madia sarebbe toccata la gogna accademica. Da noi no. Perché siamo un Paese che tollera plagi e copiature sin dalle elementari. Più che prendercela col Ministro, pretendiamo di più dalla nostra scuola

Marianna Madia
1 Aprile Apr 2017 0830 01 aprile 2017 1 Aprile 2017 - 08:30

Due settimane dopo la data di consegna della mia tesi di magistrale, mi trovavo semi-sveglio alle cinque di mattino in biblioteca a rivedere la bibliografia, controllando maniacalmente che ogni frase citata fosse virgolettata a dovere e ogni fatto contestabile referenziato da un articolo accademico pubblicato. C’è da dire che ero in UK, dove la penalizzazione che subii per il ritardo della consegna era preferibile alla gogna accademica che avrei patito se il software anti-plagio dell’università mi avesse beccato qualche citazione non virgolettata.

In Italia il sistema universitario funziona diversamente ed è lecito supporre che il Ministro Madia fosse di fronte a incentivi opposti ai miei quando completò la sua tesi di dottorato alla IMT di Lucca, nel 2008. Lo suggerisce lo stesso Direttore dell’IMT, Pietro Pietrini, in una recente dichiarazione in cui contestualizzava la svista della Madia: “In una piccola parte dei casi le fonti non sono indicate nel testo ma nella bibliografia. Una prassi comune all’epoca, quando in Italia non c’erano software antiplagio”.

Ma non è solo una questione di software. In Italia è del tutto possibile completare un percorso umanistico quinquennale mettendo penna su carta solamente in occasione delle due tesi. C’è poco da sorprendersi se si arriva a queste mete accademiche, per non parlare del ciclo di dottorato, senza una conoscenza dei sistemi di referenziazione accademica. Non vorrei essere il prof, o più verosimilmente l’assistente, a dover correggere le tesi! L’assenza della scrittura come metodo di valutazione nelle università, inibisce l’insegnamento dell’uso corretto delle citazioni, ed è dovuta a fattori sistemici. Parliamone un’altra volta magari.

E valla a affrontare, in questo contesto, la questione etica del vero o presunto plagio, quando è del tutto assente un’idea condivisa di cosa costituisca e quanto sia grave copiare. Prendendo in buona fede le interpretazioni contraddittorie del caso Madia da parte di Laura Margottini sul Fatto e di Fabrizio Rondolino sull’Unità (entrambi laureati), sembrerebbe che manchi un consenso su cosa costituisca realmente un plagio. Di certo questa chiarezza in Germania, oltre che in UK, c’è, tanto da spingere alle dimissioni nel 2011 per un fatto simile il Ministro della Difesa Guttenberg.

Perché questa nostra particolarità culturale? Qualche indizio lo troviamo tra i banchi delle scuole primarie e secondarie dove, a dire di molti esperti, il copia-incolla è più diffuso che in altri paesi. Come lascia intendere Pietrini, Direttore dell’IMT, una certa tolleranza riguardo il plagio è consona con il carattere nazionale.

Perché questa nostra particolarità culturale? Qualche indizio lo troviamo tra i banchi delle scuole primarie e secondarie dove, a dire di molti esperti, il copia-incolla è più diffuso che in altri paesi. A dimostrazione del fatto che si tratta di un fenomeno culturale, è stato notato che i brogli nei testi INVALSI, anche nelle scuole elementari, avvengono più spesso nelle province che rilevano indicatori di corruzione più alta e capitale sociale più basso; lo dimostra uno studio di Paolo Sestito e Marco Paccagnella per Banca D’italia del 2014.

Ne parlo anche io in “Paura e Rischio in Italia” (Ed. Castelvecchi) dove argomento che una certa disattenzione su questo tema e altri casi di disfunzione sociale italiana derivino, oltre che ad alcune prassi didattiche, a una cultura familiare che a volte perdona troppo e altre volte impartisce cautela senza motivo.

Insomma, come lascia intendere Pietrini – il Direttore dell’IMT – una certa tolleranza riguardo il plagio è consono con il carattere nazionale. Saremmo un po’ ipocriti a esigere meglio dal Ministro di quanto pretendiamo a noi stessi, soprattutto quando la sua opera accademica è stata sottoposta a un maggior scrutinio pubblico di quanto accada solitamente, in virtù della sua disponibilità online.

Tuttavia, sebbene esista il rischio di un effetto domino qualora la Madia instaurasse il precedente delle dimissioni, può anche essere lecito chiedere alla classe politica di dare l’esempio su temi che seppur fumosi, sono sostanzialmente etici. Ma, se dobbiamo castigare la Madia, approfittiamone per chiedere di meglio alle nostre scuole e a noi stessi.

Potrebbe interessarti anche