Cambiare pelle: le donne ivoriane rischiano la vita per sbiancarsi

I prodotti utilizzati sono tossici e pericolosi. Il governo li ha proibiti, ma non ha provveduto a rimuoverli dal mercato. Sono tante le donne (e qualche uomo) che cercano di schiarirsi per sentirsi più belle e di successo

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Sia KAMBOU / AFP

3 Aprile Apr 2017 1025 03 aprile 2017 3 Aprile 2017 - 10:25

Le donne ivoriane vogliono la pelle bianca. E per farlo, sono disposte a schiarirsi con prodotti pericolosi. È quanto racconta questo reportage di Tv5, intitolato con un evitabile gioco di parole: “Depigmentazione: le ivoriane ci lasciano la pelle”, che però coglie nel segno. La pratica è così rischiosa che alcune di loro, per le conseguenze, possono davvero morire.

“Ho smesso”, racconta Charlotte Kassy Ahou, “perché era una questione di vita o di morte”. Era sempre malata, e due o tre volte a settimana capitava che venisse ricoverata. Una situazione gravissima. Dopo aver cessato di assumere i prodotti sbiancanti, ha cominciato a stare meglio.

Non è l’unica: nonostante non esiste un dato ufficiale per quanto riguarda il consumo e la diffusione di questi prodotti tra la popolazione ivoriana, l’impressione è che il fenomeno sia in crescita. Era cominciato dalle attrici e dalle celebrità, per poi diffondersi anche tra le commercianti e le impiegate. Tutte, insomma, hanno la tentazione di depigmentarsi.

La colpa? Del maschio, dicono. Le donne ivoriane sostengono che la pelle chiara piaccia di più agli uomini, i quali, come dice il ministro ivoriano alla salute, la signora Raymonde Goudou Coffie, “preferiscono le donne che, di notte, scintillano”. Ma non sono solo gli uomini i colpevoli – anche perché, come sostengono alcuni, loro stessi hanno cominciato a sbiancarsi la pelle. Parte della responsabilità è da attribuire alla pubblicità, piuttosto invasiva, sui cartelloni e sulle riviste femminili.

I volti delle donne nelle immagini, spiega sempre il ministro alla salute, raffigurano persone con la pelle sbiancata. I prodotti fanno leva su suggestioni del linguaggio (ad esempio: il sapone mousso gbé, che vuol dire bella ragazza – ma anche ragazza chiara), su pressioni sociali, sull’idea che il successo sia associato sempre o quasi al colore bianco. Ma non solo: parte della colpa è da attribuire al governo stesso, che pure ha deciso, con una legge, di proibire questi prodotti, ma non ha mai provveduto a toglierli dal mercato. Morale: le donne continuano a comprarli, si sbiancano, stanno male.

Si tratta di creme tossiche: si basano su derivati del mercurio e contengono alte quantità di idrochinone, una sostanza utilizzata per lo sviluppo delle fotografie. E che in Europa è proibita. Gli effetti sono devastanti: infezioni della pelle, cicatrici, e indebolimento generale delle difese. Possono anche provocare malattie interne, come ipertensione e diabete. Avrebbero inoltre effetti cancerogeni. Insomma, le cose peggiori del mondo.

Ma per la bellezza, o presunta tale, si è disposti (purtroppo) a tutto.

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