Il Giappone se ne frega di leggi e tribunali e continua la caccia alle balene

Nonostante il regolamento del 1986 e la decisione del Tribunale Internazionale di vietare la caccia di cetacei nei mari dell’Antartide, le navi giapponesi hanno, da novembre a oggi, ucciso 333 balene. Per scopi scientifici, dicono. Beffando il resto del mondo

000 IO4DK

Lillian SUWANRUMPHA / AFP

4 Aprile Apr 2017 0810 04 aprile 2017 4 Aprile 2017 - 08:10

Le critiche le conoscono, ma se ne fregano. Sanno che sarebbe proibito, ma non gli interessa. Nonostante sia vietato dal 1986, i giapponesi continuano a cacciare le balene: solo tra novembre 2016 e marzo 2017 ne hanno uccise 333. Lo possono fare, in teoria, grazie a uno stratagemma: sfruttano la maggiore elasticità consentita per la “caccia scientifica”. Un cavillo, certo, ma in questo modo hanno a disposizione – prima di incorrere in una sanzione – una quota di 3.996 cetacei da cacciare in un arco di 12 anni, con l’approvazione della Commissione baleniera internazionale.

Anche gli ultimi 333 esemplari cacciati rientrano, secondo l’agenzia della pesca nipponica, nella “ricerca volta a studiare il sistema ecologico dell’Antartico”. Proprio così, senza pudore. Anche perché la pesca scientifica (cosiddetta), utilizzata anche da Islanda e Norvegia, non darebbe poi questi importanti contributi al progresso della ricerca. Anzi: gli stessi ricercatori non hanno per nulla bisogno di tutti questi esemplari morti. Per i loro studi, sostengono, basterebbe raccogliere qualche altro tipo di materiale, come la pelle (che perdono per natura), il grasso o le materie fecali.

Insomma, sarebbe solo “un atto di crudeltà oscena, commesso in nome della scienza”, dichiara il vicepresidente di Human Society International, organizzazione per la protezione degli animali. C’è da ricordare che Australia e Nuova Zelanda, nel 2014, hanno protestato contro gli abusi del Giappone, portando la questione all’attenzione del Tribunale Internazionale, che ha dato loro ragione, proibendo la caccia nei mari dell’Antartico. Il Giappone ha smesso, per un anno, e si è adeguato alla sentenza. Poi, a novembre, ha ricominciato.

Potrebbe interessarti anche