L’onda populista è una sciocchezza: i Cinque Stelle vinceranno per il suicidio di destra e sinistra

Le forze populiste europee sono già arrivate allo stop. Ma in Italia l'incapacità di trovare un compromesso di destra e sinistra spiana la strada agli uomini di Beppe Grillo. Il PD preferisce l'eliminazione del nemico interno, Forza Italia ha un buco finanziario di 100 milioni di euro

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4 Aprile Apr 2017 1102 04 aprile 2017 4 Aprile 2017 - 11:02

Ricordate Steven Bradbury, il mitico pattinatore sul ghiaccio che vinse la medaglia d’oro di short track alle olimpiadi invernali del 2002 a Salt Lake City perché tutti i suoi avversari, a furia di spintonarsi, finirono per cadere a terra uno dopo l’altro? Ecco, questo è quel che sta accadendo nella politica italiana, dove il Movimento Cinque Stelle veleggia indisturbato verso la vittoria (relativa) alle prossime elezioni politiche.

Il bello (o il brutto, dipende) è che di onde lunghe populiste, perlomeno in Europa, non c’è traccia, anzi. In pochi mesi si è passati dal trionfo dei brexiters alla quasi-vittoria di Norbert Hofer alle presidenziali austriache, dalla crescita strozzata di Geert Wilders alle elezioni politiche olandesi ai trionfi europeisti in Bulgaria e Serbia. Non bastasse, in Francia i sondaggi danno la leader del Front National Marine Le Pen dietro a Emmanuel Macron già al primo turno. E Alternative fur Deutschland inchiodata sotto il 10% dei consensi in Germania, dove la sfida - nonostante due grandi coalizioni negli ultimi dodici anni - è ancora quella tra centro-destra e centro-sinistra.

In pochi mesi si è passati dal trionfo dei brexiters alla quasi-vittoria di Norbert Hofer alle presidenziali austriache, dalla crescita strozzata di Geert Wilders alle elezioni politiche olandesi ai trionfi europeisti in Bulgaria e Serbia. Non bastasse, in Francia i sondaggi danno la leader del Front National Marine Le Pen dietro a Emmanuel Macron già al primo turno

Il Movimento Cinque Stelle, insomma, non è altro che una straordinaria anomalia. Stesse governando bene le città che amministra, fosse vergine da scandali, esprimesse una classe politica radicalmente migliore di tutte le altre, potremmo spiegarcela così, dando a Beppe quel che è di Beppe. Così non è. Fosse la congiuntura economica un disastro senza fine potremmo prendercela con la crisi, ma i dati congiunturali italiani dell’anno scorso e di quello in corso- complice la ripresa dell’Europa nel suo complesso - sono i migliori dal 2012, perlomeno.

Forse la spiegazione è altrove. In un centrosinistra balcanizzato, ad esempio. In un Renzi che sbanca il congresso, forte come non mai, nel contesto di un Partito Democratico debole come non mai. In una sinistra - interna ed esterna - che non ha mai accettato e continua a non accettare, che la sua leadership anomala incontri il favore della maggioranza degli elettori piddini. In uno scontro all’arma bianca in cui tutti a parole vogliono unità - gli elettori per primi, in fondo - e nessuno sembra disposto a fare un passo affinché unità sia. In cui la distruzione definitiva del nemico interno sembra preferibile rispetto a una difficilissima vittoria elettorale. Tafazzi, in confronto, era un dilettante.

A destra è pure peggio, in confronto. Evaporata Forza Italia, complice anche un buco finanziario da 100 milioni di euro e Berlusconi che non ci vuole più mettere nemmeno un soldo bucato, la coalizione è in balia delle spinte nazionaliste e securitarie di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Di fatto, quella che un tempo era la coalizione che dominava le elezioni italiane si ritrova a interpretare il ruolo della stampella per il vincitore. La Lega per il Movimento Cinque Stelle. Forza Italia per Renzi. Non male, davvero.

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