Quelle relazioni pericolose tra Putin e il terrorismo islamico

Dal suo insediamento, attraverso le guerre in Cecenia, l'islamismo radicale è sempre stato la bestia nera della Russia putiniana. Un duello che, ad oggi, non sembra essere ancora finito

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STR / AFP

4 Aprile Apr 2017 0750 04 aprile 2017 4 Aprile 2017 - 07:50

Anche il freddo, calcolatore, abile e potente Vladimir Putin ha un Banquo che lo perseguita fin da quando si affacciò per la prima volta al portone del Cremlino. Quell'ombra è l'islamismo radicale e bombarolo, che non ha mai smesso di turbare le notti dell'ultimo zar di tutte le Russie.

Ai primi di settembre del 1999 Putin era “solo” primo ministro. Nel giro di un anno aveva attraversato tutte le stanze del potere, dall'amministrazione presidenziale al Governo. Era il prescelto, anche se allora nessuno lo sapeva, tranne forse lui e il presidente Eltsin, che di lì a poco si sarebbe gentilmente ritirato a vita privata lasciandogli il Cremlino. Ma in quei primi giorni di settembre, quando una serie di bombe piazzate in palazzine di Buynaksk, Mosca e Volgodonsk provocò quasi 300 morti, Putin era un premier di scarsa fama e ancor più scarsa esperienza, essendo stato nominato appena un mese prima, il 9 agosto. Eppure andò in televisione a promettere ai russi che avrebbe stroncato quella ribellione caucasica che era all'origine, secondo le fonti ufficiali, di quella strage.

Si è molto dubitato di quella versione, e si è molto insistito sulla convenienza che il neo-premier, nonché ex capo dell'Fsb (il servizio russo di controspionaggio), avrebbe avuto nell'organizzare gli attentati per creare un'allarme nazionale e giustificare il pugno di ferro in Cecenia. Chi ci crede conosce poco la Russia e i russi, che il pugno di ferro lo invocavano da anni e non avevano bisogno di alcuna “spintarella” a suon di morti. E non capisce quale profonda differenza fosse intanto intercorsa tra la prima e la seconda guerra di Cecenia. Indipendentista e nazionalista la prima. Un vero jihad la seconda, alimentata da quattrini in arrivo dal Golfo Persico e sostenuta dai veterani dell'Afghanistan e dei Balcani richiamati dall'internazionale islamista. Con tanto di moschee wahhabite che spuntavano come funghi il tutto il Caucaso.

Fu, quello, il primo jihad in un Paese europeo, la Russia appunto. Ed era cominciato prima degli attentati ai palazzi, con una vera invasione islamista ai danni del Daghestan, una delle repubbliche caucasiche della Federazione russa. Putin invase la Cecenia il 29 settembre e stroncò tutto senza esitare. Il 31 dicembre di quel 1999 andò a “festeggiare” il Capodanno nella Grozny liberata.

Quella guerra, in realtà, non è mai finita. Il Banquo islamista è tornato puntualmente in scena, fino a diventare l'unico vero incubo dell'era putiniana

Quella guerra, in realtà, non è mai finita. Il Banquo islamista è tornato puntualmente in scena, fino a diventare l'unico vero incubo dell'era putiniana. 2002, la strage del teatro Dubrovka, a Mosca, con 130 spettatori e 39 guerriglieri morti. 2004, la strage nella scuola di Beslan (Ossetia del Nord, Caucaso), con 333 morti tra i quali 186 bambini. Nel 2007 Doku Umarov, uno degli ultimi leader ceceni, proclama il Califfato del Caucaso e negli anni seguenti colpisce il treno ad alta velocità Mosca-San Pietroburgo (27 morti), la metropolitana di Mosca nel 2010 (41 morti a causa di due donne kamikaze), all'aeroporto di Domodedevo (Mosca) nel 2011, con 31 morti.

È una linea rossa continua, quella che porta a queste bombe nella metropolitana di San Pietroburgo. Che corre parallela a una linea nera, mai del tutto rivelata. E' quella tracciata dallo stesso Putin che quando diceva, nel 2015, “li prenderemo anche al cesso” davvero non scherzava. In questi anni i leader dell'islamismo sono quasi sempre finiti male, che si nascondessero negli sperduti villaggi del Caucaso (Umarov avvelenato, il suo successore Aliakshab Kebekov eliminato da un raid, come il successore del successore Magomed Suleimanov) o nei più accoglienti rifugi della Turchia o dei Paesi del Golfo Persico.

E di certo non è una combinazione se, appena i comandanti del Caucaso hanno cominciato a giurare fedeltà allo pseudo-califfo Al Baghdadi e a schierare i propri miliziani sotto le sue bandiere nere, Vladimir Putin ha cominciato a mandare i bombardieri in Siria. Perchè l'ultimo zar di tutte le Russie è duro e tenace. Ma l'ombra di Banquo...

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