Koert van Mensvoort: «Ecco perché la tecnologia è la nuova natura. E rischia di dominarci»

Intervista al filosofo-artista olandese ospite di Meet the Media Guru a Milano, in cui racconterà la sua visione del mondo e della next nature: «Attenzione: rischiamo di diventare cibo di ciò che abbiamo noi stessi generato. La differenza tra Google e Apple? Il rapporto con la nostra privacy»

Koert Van Mensvoort Picture Walter Kallenbach
5 Aprile Apr 2017 0815 05 aprile 2017 5 Aprile 2017 - 08:15
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«Ormai il rapporto tra noi umani e la tecnologia è come quello delle api coi fiori: non possiamo più farne a meno». Lui si chiama Koert van Mensvoort, è olandese ed è un po’ filosofo, un po’ artista. È a Milano per tenere un discorso nell’ambito del ciclo di conferenze chiamato Meet the Media Guru e la sua è prevista per oggi, mercoledì 5 aprile alle 19,30, al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci di Milano. Un luogo evidentemente non scelto a caso, visto che omaggia un dei più brillanti inventori di tecnologie della storia umana. E non è nemmeno casuale che van Mensvoort sia a Milano durante la Design Week, vera e propria celebrazione del rapporto tra uomo e oggetto.

Next Nature, la prossima natura. Così van Mensvoort chiama questa nuova relazione simbiotica tra l’uomo e ciò che crea. Che esce, a suo dire, dalla sfera di ciò che noi usiamo per combattere le forze della natura e diventa parte della natura stessa. Obbligandoci a ridefinire il rapporto che abbiamo con essa: «Io sono un filosofo e mi rendo conto che i miei discorsi sono un po’ astratti - si schermisce prima di rispondere via Skype alle domande de Linkiesta -, ma le loro implicazioni sono molto concrete e riguardano il mondo che lasceremo ai nostri figli e ai loro figli».

La next nature, dice lei, definisce un nuovo rapporto tra natura e tecnologia. In che senso?
Nel senso che natura e tecnologia non sono più in opposizione. Non lo sono mai state, in realtà. La linea che le divide è sottilissima. Chiamiamo natura un uccello che fa il nido, mentre il tetto di casa nostra è tecnologia.

E cosa sono, quindi?
Entrambe le cose, in fondo. Noi abbiamo una nozione di tecnologia molto parziale. Se andassi in giro per strada a chiedere alle persone cos’è la tecnologia, mi parlerebbero tutti del loro nuovo smartphone, o di internet. Di solito la gente pensa alla tecnologia come qualcosa che è stato inventato dopo la sua nascita. O peggio ancora, a qualcosa che è ancora in una fase prototipale, che non funziona ancora tanto bene. E invece la scrittura è tecnologia, la strada è tecnologia, i soldi sono tecnologia. E purtroppo per il genio che ha pensato di usare una pelliccia come cappotto non era ancora stato inventato il Nobel.

Non ha risposto alla domanda…
La tecnologia di oggi, diventa natura per i nostri figli. Un buon esempio è il telefono cellulare. Noi sapevamo vivere senza telefono cellulare, vent’anni fa. Avevamo idea di quel che c’era prima e di quel che ciò E un bambino che nasce ora, automaticamente clicca su un immagine per aprirla. Ciò che per noi è una nuova tecnologia, per lui è una nuova natura.

Il tema è che oggi di tecnologie ne stiamo producendo una valanga, par di capire…
Non è solo una questione di quantità. È che la tecnologia sta diventando sempre più complessa, onnipresente, intima. Addirittura autonoma, in alcuni casi, al punto che nemmeno riusciamo più a controllarla.

«Un buon esempio è il telefono cellulare. Noi sapevamo vivere senza telefono cellulare, vent’anni fa. Avevamo idea di quel che c’era prima e di quel che ciò E un bambino che nasce ora, automaticamente clicca su un immagine per aprirla. Ciò che per noi è una nuova tecnologia, per lui è una nuova natura»

Cosa intende quando parla di controllare la tecnologia?
Pensaci: anche altri animali lavorano con la tecnologia - come gli uccelli col nido, per l’appunto - ma noi siamo i più bravi di tutti e questo ci ha reso dominanti. Adesso viene il bello: ora che siamo più che dominanti, ora che siamo circondati di tecnologia, che cosa ce ne facciamo del nostro dominio e della nostra tecnologia?

Bella domanda…
A cui dobbiamo rispondere. Se non lo facciamo sarà la tecnologia a usare noi come risorsa.

Addirittura?
Già succede. La medicina, ad esempio, ci ha reso più sani. Ma oggi le aziende farmaceutiche vogliono farci diventare tutti dei pazienti, per venderci ogni prodotto possibile. Ecco una tecnologia che si è impossessata dell’uomo. Lo stesso vale per i social media. È bellissimo connettere tutte le persone del mondo. Ma è rischioso che sia un’azienda privata a organizzare la rete di relazioni e a usare quest’ultima per orientare le nostre opinioni, attraverso la mediazione di un algoritmo che ci fa vedere solo i contenuti che condividiamo.

Le grandi imprese tecnologiche sono il nostro avversario?
Sono anch’esse parte di questa nuova natura, pur con le dovute differenze.

Quali?
Google e Facebook sono aziende che vendono pubblicità, Apple vende prodotti fisici e servizi. Apple si sta focalizzando non solo sul design di un telefono, ma anche sul design della privacy, ad esempio. E la gente paga di più per avere un po’ di privacy. Google invece vuole avere più dati possibili e quindi fa di tutto per diminuire il livello di privacy. Sono molto curioso di vedere come se la giocheranno. Google e Apple, nella nuova natura, sono due animali che stanno diventando sempre più diversi.

A proposito di design. Visto che sono i giorni del salone del mobile, che ruolo gioca la cultura del progetto nel rapporto tra natura e tecnologia?
In generale il ruolo del design è molto importante. Non è solo una questione di mobili o di belle lampade. Oggi il design è centrale nella fabbricazione di neuroni. È progettazione dell’umanità, a molti livelli. Con il mio team facciamo molta design fiction, disegnando prodotti che non sono ancora possibili. E ci chiediamo se li vogliamo nella nostra vita, se li compreremmo.

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