Arriva il controllo delle impronte digitali, addio furbetti del cartellino

Contro l’assenteismo tra i dipendenti pubblici. Sembrava uno scherzo, e invece la proposta di legge per rilevare le presenze in ufficio con un sistema di identificazione biometrica inizia il suo percorso alla Camera. Una battaglia della forzista Ravetto. «Per noi deputati funziona già così»

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David Paul Morris / Getty Images North America / AFP

David Paul Morris / Getty Images North America / AFP

7 Aprile Apr 2017 1300 07 aprile 2017 7 Aprile 2017 - 13:00

«Come possiamo fermare i furbetti del cartellino? Togliendogli il cartellino». L’idea è semplice, persino elementare. L’ha proposta un anno fa la deputata di Forza Italia Laura Ravetto. Per arginare l’annoso problema dei dipendenti pubblici che non si presentano a lavoro, basta eliminare il badge. Sostituendolo con un sistema di rilevazione delle impronte digitali.
I fannulloni hanno le ore contate? Quella che sembrava una boutade adesso rischia di diventare realtà. Lo scorso marzo la proposta di legge è stata depositata alla Camera e presto dimenticata in un cassetto. Da pochi giorni, tuttavia, le opposizioni hanno chiesto e ottenuto l’incardinamento nella commissione Lavoro di Montecitorio. «A parole tutti dicono che sono d’accordo» spiega la parlamentare berlusconiana. «Adesso abbiamo davvero la possibilità di discutere e approvare la norma». Sullo sfondo resta uno dei più odiosi, e odiati, malcostumi italiani. «Dal nord al Sud lo spaccato che emerge chiaramente è quello di diversi dipendenti pubblici per i quali l’imperativo categorico è di venire meno agli impegni e alle responsabilità ad essi affidati e di generare conseguentemente nocumento alla collettività» spiega la relazione che accompagna il provvedimento. Le cronache sono zeppe di casi: impiegati pubblici che timbrano il cartellino anche per i colleghi, magari impegnati altrove. Strisciate di badge collettive e assenteismo diffuso. Non manca chi, dopo essersi presentato regolarmente in ufficio, abbandona senza permesso il posto di lavoro.

Impiegati pubblici che timbrano il cartellino anche per i colleghi. Strisciate di badge collettive e assenteismo diffuso. Non manca chi, dopo essersi presentato regolarmente in ufficio, abbandona senza permesso il posto di lavoro

Nonostante l’impegno di numerosi governi - compreso quello attuale - il problema sembra ancora senza soluzione. Lo dicono i numeri. I colpevoli restano spesso senza sanzione. La burocrazia non permette quasi mai di punire gli assentisti. La proposta di legge cita i dati del dipartimento della Funzione pubblica relativi al 2013. Nel corso di tutto l’anno, lo 0,2 per cento dei 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici ha subito contestazioni. Di questi, il 3 per cento ha perso il lavoro. In pratica in tutta Italia «solo 220 dipendenti pubblici sono stati licenziati per assenza, reati e comportamenti non corretti». Un trend più o meno costante nel tempo, considerato che nel 2015 i dipendenti sospesi sono stati 335. E un centinaio i licenziati.
L’assenteismo è un danno economico per il Paese, anzitutto. Una mancanza di rispetto verso chi deve usufruire di un servizio pubblico. Ma anche, in tempo di crisi, uno schiaffo in faccia a chi è costretto a vivere una difficile disoccupazione. «Si tratta di episodi - si legge nel testo - la cui gravità deve essere valutata soprattutto alla luce dei dati drammatici del nostro mercato del lavoro, che continuano a segnare picchi storici di disoccupazione e di sottoimpiego soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione». Per i parlamentari, è anche una questione di uguaglianza. Da qualche anno, per poter votare in Aula, i deputati devono far rilevare le proprie impronte digitali. Un sistema che all’inizio ha creato qualche imbarazzo, ma adesso funziona senza troppe polemiche. «E proprio grazie alle impronte digitali - racconta in conferenza stampa il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta - è stato eliminato il fenomeno dei pianisti: i parlamentari che votavano anche per i colleghi assenti».

Nel corso del 2013, solo lo 0,2 per cento dei 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici ha subito contestazioni. Di questi, il 3 per cento ha perso il lavoro. In pratica in tutta Italia «220 dipendenti pubblici sono stati licenziati per assenza, reati e comportamenti non corretti»

Quello presentato da Forza Italia è un provvedimento breve, ma rivoluzionario. Poche righe di testo e due soli articoli. Per introdurre la rilevazione biometrica delle presenze in servizio dei dipendenti pubblici serve, ovviamente, una modifica del codice in materia di protezione dei dati personali. Il tema è centrale. «Ci aspettiamo un po’ di resistenza da parte dei sindacati» racconta la prima firmataria. Anche se, come spiega la deputata, le obiezioni in tema di privacy sarebbero già state superate. «L’ospedale di Salerno Ruggi d’Aragona ha introdotto la rilevazione biometrica per i suoi dipendenti e il garante della privacy ha dato il suo assenso purché i dati raccolti non siano centralizzati in un database». Nonostante le rassicurazioni, l’argomento rischia di aprire un ampio dibattito. Ma i proponenti sono convinti che il Paese sia pronto per la norma. «Non c’è alcun intento punitivo, semmai è una forma di tutela per gli onesti» insiste la berlusconiana Ravetto. «Sicuramente i dipendenti pubblici saranno d’accordo. Chi non ha problemi a passare il badge, non avrà alcun problema neppure a lasciare le impronte».

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