Trump ha fatto bene a bombardare Assad. Ma ora l’America dica cosa vuole fare in Siria

L’attacco americano alla base siriana da cui sarebbe partito il raid chimico ha una logica di deterrenza, ma complica ulteriormente lo scenario già fragile delle alleanze in grado di mettere fine al conflitto siriano. E ora tocca a Trump trovare una soluzione

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JIM WATSON / AFP

7 Aprile Apr 2017 0914 07 aprile 2017 7 Aprile 2017 - 09:14

Non manca una logica, dietro l’attacco americano alla base aerea siriana di Al Shayrat. Barack Obama aveva tracciato una linea rossa, quella dell’uso di armi chimiche, già nel 2013, ma rinunciò ad attaccarlo quando Bashar al Assad le usò contro i ribelli. Trump non è Obama. E quindi all’attacco di Idlib è seguita una risposta proporzionata alle colpe del presidente siriano: «Nessun bambino dovrebbe mai soffrire tale orrore», ha dichiarato il presidente americano. Sottotesto: Assad ci pensi bene, prima di riprovare a usare armi chimiche contro i civili.

Non manca una logica, dicevamo, ma manca completamente una strategia. A confermarlo è il segretario di Stato Rex Tillerson, che poche ore prima dall’attacco aveva dichiarato pubblicamente che avrebbe perorato l’uscita di scena di Assad. Un dietrofront che ha del clamoroso, se si considera che fino a quarantotto ore prima l’asse tra Usa e Russia a fianco del presidente siriano sembrava saldo come non mai.

Quel che succederà da oggi è terra ignota. La durissima reazione russa e il contemporaneo plauso di Israele e Turchia all’attacco americano fa presagire che le alleanze in Medio Oriente possano ancora cambiare. Così, come del resto, la microfisica dei poteri americani, che oggi riavvicinano la Casa Bianca al Pentagono

Quel che succederà da oggi è terra ignota. La durissima reazione russa e il contemporaneo plauso di Israele e Turchia all’attacco americano fa presagire che le alleanze in Medio Oriente possano ancora cambiare. Così, come del resto, la microfisica dei poteri americani, che oggi riavvicinano la Casa Bianca al Pentagono, che male aveva digerito la svolta filo-russa di Trump.

E forse davvero servirebbe che una volta per tutte l’America e l’Europa - che continua a brillare della sua luminosa inconsistenza - dicessero cosa diavolo vogliono fare di quella terra devastata. Rispondere ad Assad può essere giusto e doveroso, ma poi tocca a chi destabilizza rimettere le cose in ordine. Altrimenti, l’unica cosa certa e l’orrore. Per i bambini e gli adulti, con o senza Sarin che piove dal cielo.

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