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Metti il figlio in freezer, così le donne italiane rimandano la gravidanza

Si chiama “social freezing”, è il congelamento degli ovociti per rimandare la gravidanza. Negli Usa ormai è una tecnica praticata da molte trentenni. Da noi è ancora poco conosciuta e praticata troppo tardi. Gli epserti dicono: “Potrebbe far risparmiare soldi allo ”S

Fecondazione Assistita Legge 40
8 Aprile Apr 2017 0830 08 aprile 2017 8 Aprile 2017 - 08:30

Negli Stati Uniti ormai lo fanno in tante. «Se prima le ragazze che si iscrivevano al college si facevano regalare il seno nuovo, oggi chiedono di congelare gli ovociti», dice Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità e medicina della riproduzione. Si chiama social egg freezing: si congelano gli ovociti femminili e si rimanda la maternità, per motivazioni non mediche. Ma sociali, appunto: per motivi di studio, per la carriera, per l’assenza di stabilità lavorativa, o semplicemente per la mancanza di un partner. Si mette “in pausa” la fertilità in attesa del momento giusto. Perché l’orologio biologico corre, e diventare mamma a 40 anni non è lo stesso che a trenta. In Italia lo fanno ancora in poche. Ma con l’età della prima gravidanza che si sposta sempre più avanti e il tasso di natalità in discesa costante, i numeri cominciano a crescere.

Nel centro romano Alma Res, dove è stata realizzata la prima fecondazione eterologa italiana, nel 2016 le pratiche di crioconservazione degli ovociti sono state solo dieci. «Nel 2017, dall’inizio dell’anno ad aprile, abbiamo già raddoppiato questa cifra arrivando a venti», dice Pasquale Bilotta, direttore scientifico del centro, uno dei pionieri della procreazione medicalmente assistita in Italia. «Il problema è che le donne italiane sono poco informate. E le poche che lo fanno arrivano a congelare gli ovociti a 38-39 anni: troppo tardi». Anche se, dice Bilotta, qualche ragazza più giovane comincia a vedersi.

Si chiama social egg freezing: si congelano gli ovociti femminili e si rimanda la maternità, per motivazioni non mediche. Ma sociali, appunto: per motivi di studio, per la carriera, per l’assenza di stabilità lavorativa, o semplicemente per la mancanza di un partner. Si mette “in pausa” la fertilità in attesa del momento giusto

Le donne vengono sottoposte a un ciclo di stimolazione ormonale per la produzione di più follicoli, dopodiché avviene il prelievo degli ovociti. L’ideale, secondo gli esperti, è congelarli entro i 37 anni al massimo. Più si è giovani più se ne producono. E quindi se ne possono congelare di più, facendo aumentare poi la probabilità di una gravidanza futura. «Molto dipende dall’età in cui congeli», conferma Borini, che è anche responsabile scientifico della clinica Tecnobios di Bologna. «Se lo fai a 25 anni, puoi arrivare a conservare anche 15-20 ovociti e la probabilità di restare incinta può salire all’80%». Il concepimento futuro tramite gli ovociti crioconservati dipende dal numero e dalla qualità delle cellule, connessi all’età e alla riserva ovarica della paziente al momento della raccolta.

Ma non è una prestazione che si può svolgere nel sistema sanitario italiano. Per poter congelare gli ovociti, ci si deve rivolgere a un centro privato. Sul sito dell’associazione Pro Fert c’è una mappa dei centri che effettuano la crioconservazione in Italia, e sono all’incirca una cinquantina, distribuiti su tutto il territorio. Il costo del programma totale si aggira intorno ai 3-4mila euro, inclusa la conservazione.

Le donne che si rivolgono ai centri italiani, racconta Bilotta, «sono per lo più donne single in carriera, che non hanno un partner fisso con cui fare un figlio e non sanno quando potranno averlo». Dopo 5-6 anni di attesa media, decidono se distruggere gli ovociti o scongelarli. Come sta facendo S., che a 44 anni e mezzo sta provando a restare incinta con gli oviciti che aveva messo in “freezer” quando ne aveva 39. «Se non avesse congelato gli ovuli, oggi avrebbe avuto una percentuale di gravidanza solo del 3 per cento», dice Bilotta.

S. a 44 anni e mezzo sta provando a restare incinta con gli oviciti che aveva messo in “freezer” quando ne aveva 39. «Se non avesse congelato gli ovuli, oggi avrebbe avuto una percentuale di gravidanza solo del 3 per cento», dice Bilotta

Ma se in Italia stiamo imparando ora a capire cos’è il social freezing, negli Usa e in altri Paesi europei la tecnica è già al centro delle polemiche, accusata di alimentare false speranze nelle donne lavoratrici. Oggi il 90% degli ovociti congelati sopravvive e può essere usato. Ma, come ha sottolineato anche la American Society of Reproductive Medicine nelle sue linee guida, non c’è alcuna certezza che con la crioconservazione si possa arrivare poi alla gravidanza. L’ovocita impiantato poi va fecondato, deve diventare embrione e si deve impiantare. E una gravidanza a 40 anni può nascondere anche diversi rischi. Nel Regno Unito, dove le cliniche che fanno egg freezing sono spuntate come i funghi, ha sollevato polemiche il post della 38enne Brigitte Adams dal titolo “Per favore, non fate affidamento sulle uova congelate”. «Mi avevano detto che ero incinta», scrive. «Due giorni dopo l’embrione era morto. E non avevo più uova con cui riprovare, né energia per rifarlo. Sono in lutto per la perdita di un bambino, ma anche perché ho perso la possibilità di avere un figlio biologico».

C’è anche chi si chiede se sia giusto incoraggiare le donne a rimandare la maternità, anziché fornire i servizi che possano rendere agile conciliare il lavoro e i figli. Intanto, però, giganti del tech come Facebook ed Apple, hanno inserito il social freezing tra i benefit aziendali destinati alle dipendenti.

Da noi per il momento si fa fatica anche a parlarne. Nell’ultima contestatissima campagna per il Fertility Day del ministero della Salute, la crioconservazione per prevenire l’infertilità non era neanche nominata. Eppure, dice Andrea Borini, «lo Stato dovrebbe fornire il congelamento. In questo modo eviterebbe pure i costi enormi per le cure e i farmaci di tutte quelle donne che fanno la pma a 40 anni, portando a un grosso risparmio economico sul sistema sanitario nazionale».

C’è anche chi si chiede se sia giusto incoraggiare le donne a rimandare la maternità, anziché fornire i servizi che possano rendere agile conciliare il lavoro e i figli. Intanto, però, giganti del tech come Facebook ed Apple, hanno inserito il social freezing tra i benefit aziendali destinati alle dipendenti

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