Tutte le parole inglesi (e non solo) che derivano dal mondo della stampa

Con l’invenzione di Gutenberg molte cose sono cambiate. Tra queste anche la lingua, che ha accolto al suo interno nuove parole e concetti derivanti dalla vita quotidiana di una stamperia

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JUSTIN SULLIVAN / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

8 Aprile Apr 2017 0830 08 aprile 2017 8 Aprile 2017 - 08:30

Ha rivoluzionato il mondo, non poteva rivoluzionare anche la lingua. In particolare la lingua inglese (ma non solo) è stata cambiata dall’introduzione della stampa. È interessante notare come molte espressioni tipiche, modi di dire, parole e concetti siano, in realtà, originati dal linguaggio degli stampatori. Ce ne sono a decine. Ma almeno quattro sono degni di nota:

Out of sorts
In inglese significa “sentirsi non troppo bene”, cioè essere un po’ arrabbiati, nervosi. È un’espressione appropriata, dal momento che deriva da una situazione molto fastidiosa e piuttosto frequente nella vita in una stamperia: la mancanza improvvisa di un carattere nel bel mezzo della stampa. All’epoca (e per gran parte della storia) i tipi erano molto costosi. Molti stampatori, mentre componevano, lettera per lettera, la pagina cercavano per economia di utilizzare solo quelli indispensabili. Ma gli errori, anche di valutazione, erano dietro l’angolo e il malcapitato rischiava di restare senza tipi proprio nel mezzo della stampa. Una brutta situazione. Con conseguente cattivo umore.

Stereotype
È il classico stereotipo, dal significato ormai così metaforico che ha perso ogni legame con la sua origine. Lo stereotipo era, all’inizio, una soluzione, messa a punto per la prima volta dallo stampatore Fimin Didot per sopperire alla cronica mancanza di tipi e soprattutto alla necessità di risparmiare tempo nella composizione della pagina (in particolare in caso di libri di grande successo ma di scarso valore). Funzionava così: la composizione originaria della pagina veniva riprodotta prima su un foglio di carta, sul quale era spalmata una particolare sostanza viscosa. Dopodiché, il foglio veniva impiegato per ricreare, con una nuova colata di piombo, una nuova matrice, riproducendola in negativo. Era un modo per riprodurre, in poco tempo, una composizione. Quasi all’infinito, se si voleva.

Cliché
È una tipologia di stereotipo che, anziché riprodurre pagine intere, si limitava a riprodurre frasi frequenti, da inserire tra le altre lettere della composizione per risparmiare tempo. Erano le frasi usate più spesso e venivano scelte per questo motivo. Il passaggio dal significato concreto alla sua trasposizione metaforica è stato immediato: usare sempre le stesse frasi, insomma, è un po’ come servirsi di cliché. Pensieri e parole tanto usate da essere selezionate per essere ripetute. La parola deriva dal suono, click, che imitava il rumore del metallo al termine dell’operazione.

Make an impression
Fare una buona impressione. Anche qui è rimasto vivo solo l’uso metaforico, ma si riferiva – come è ovvio – alla procedura della stampa. Imprimere qualcosa significa stamparlo. In italiano è chiaro, ma in inglese è meno immediato. Si trovano forme di questa parola in imprint, cioè impressione psicologica, o appunto in impression. Fare colpo, lasciare un ricordo solido, un segno.

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