Il fronte sovranista

Grillo e Salvini, una storia d'amore possibile (anzi, quasi certa)

Destra o non destra? Molti, specialmente a sinistra, si chiedono se sia possibile un avvicinamento del M5S alla destra sovranista. L'ideologia lo permette, e i bene informati raccontano

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EMMANUEL DUNAND, ANDREAS SOLARO / AFP

9 Aprile Apr 2017 0653 09 aprile 2017 9 Aprile 2017 - 06:53

Destra o non destra? La domanda che tutti si fanno è questa. Ovvero: il Movimento abbraccerà la destra populista/sovranista da Salvini a Meloni a Le Pen oppure no? Questo è il ritornello tattico-politico specialmente a sinistra, dove la preoccupazione monta, e qualche timido tentativo di avvicinamento ai grillini affiora in qualche intervista, subito soffocato da polemiche interne.

Ma su amletismi, inibizioni, fobie del Pd si potrebbero scrivere romanzi e webseries (e qualcuno lo ha fatto), mentre a Ivrea i militanti parlano chiaro. Sono tanti, sono entusiasti, vengono da anni di volontariato tipo Pci dei tempi gloriosi (perfino nei bagni capita di sentire qualcuno che, assiso sul vaso, parla in vivavoce di organizzare iniziative ad Albenga) e negano ogni forma di possibile alleanza “per le poltrone”, con chiunque. “Governeremo quando avremo i numeri per governare” è il ritornello. Destra no.

Ma destra o non destra, destra o non destra. La domanda torna perché ad ascoltare gli interventi e perfino a guardare in giro emerge subito un doppio filo di cui è fatta la sostanza culturale Pentastellata che qui prova a farsi egemonia: un filone reazionario e uno progressista.

Il pensiero reazionario qui c'è, altroché. A cominciare coi libri di Claudio Risè, coltissimo interprete di Junger, Nietzsche, e di tutto un filone tradizionale, individualista, che si trovano in bella vista nello stand della Casaleggio, due su tutti: L’uomo selvatico e La donna selvatica. Continuando con gli interventi iniziali, che spesso e volentieri parlano di saggezza indiana e coccolano utopie superomiste di resistenza contro il sistema. Finendo con la tirata di Massimo Fini

Il secondo si esprime sotto forma di una fede tutta ingenua, e quindi agevolmente manipolabile, nella tecnica. Nel digitale, ne 4.0, new economy, Rosseau, e cyber-democrazia. Il mondo nuovo che forse è la traduzione ipermoderna delle invecchiate filosofie della Storia, quelle delle “magnifiche sorti e progressive”, quelle secondo cui il domani è meglio in quanto domani.
E quindi Fabio Vaccarono, per esempio, l’amministratore delegato di Google Italia ha buon gioco nel dire che il “digital potential” italiano può ancora crescere del 90 per cento, e che internet, come “strumento per migliorare l’esistenza” ha ancora tutte le carte in mano per cambiarci le vite. A voler essere maligni in questo il M5S finisce per essere l’avanguardia politica inconsapevole dei giganti della Silicon Valley, monopolisti per vocazione, spesso dichiaratamente. A voler essere prosaici bisogna aggiungere che qui alle officine H dell’Olivetti ovunque non funziona il wifi, e stiamo scrivendo usando il telefonino come modem.

Questa alleanza con la destra sovranista di farà o no? Chi è vicino al partito dice che una grossa componente dei Cinque Stelle sarebbe ben contenta di farla

E dall’altra parte il pensiero reazionario. Che è un pensiero, non sottocultura, e che qui c’è, altroché. A cominciare coi libri di Claudio Risè, coltissimo interprete di Junger, Nietzsche, e di tutto un filone tradizionale, individualista, che si trovano in bella vista nello stand della Casaleggio, due su tutti: L’uomo selvatico e La donna selvatica. Continuando con gli interventi iniziali, che spesso e volentieri parlano di saggezza indiana e coccolano utopie superomiste di resistenza contro il sistema.
Finendo con la tirata di Massimo Fini, meraviglioso interprete di uno scetticismo totale nei confronti della modernità politica, della tecnologia, dei cosiddetti “valori occidentali”. Piccolo paradosso: a Carlo Freccero, coloratissimo inventore/interprete del postmoderno televisivo, tocca smorzare gli entusiasmi riguardo alla capacità di autoregolarsi della rete.

Di destra o non di destra? Progressisti o reazionari? Populisti o Elitisti, anche? Perché a fronte dell’entusiasmo militante, e del parlamentare Pentastellato che ti incontra in camicia e al tuo non riconoscerlo risponde con: «Tranquillo a me non mi riconosce nessuno», a fronte di Di Battista col trolley zoppo che fa i selfie con i militanti e Virginia Raggi che è disponibile e tranquilla (tutt’altro che sull’orlo della crisi di nervi come la si descrive), lo stretto entourage di Davide Casaleggio resta inaccessibile al cronista. Quand’anche quest’ultimo avesse rubato un badge “relatori” e si fosse infilato nel backstage come invero ha fatto.

E infine, visto che il dato ideologico rimane opaco, e che le indicazioni di cronaca sono contraddittorie non resta che tornare alla questione iniziale, alla bruta strategia politica. Questa alleanza con la destra sovranista di farà o no? Chi è vicino al movimento dice che una grossa componente dei Cinque Stelle sarebbe ben contenta di farla, ma che bisognerà aspettare il risultato delle elezioni francesi: se Marine Le Pen farà un buon risultato l’asse con Salvini si farà. E intanto si prova a mettere su legge elettorale con Renzi. Destra o non destra? Se la destra si desta.

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