#EveryChildIsMyChild, è un cinico sberleffo ai bambini che muoiono in Siria

Iniziative di sensibilizzazione che finiscono per fare l'effetto contrario: mostrano la superficialità di un mondo dello spettacolo che si accorge solo ora del massacro siriano. Complimenti

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10 Aprile Apr 2017 1020 10 aprile 2017 10 Aprile 2017 - 10:20

La guerra è disumana. Non fosse che è una delle attività nelle quali l'uomo è impegnato da più tempo, sicuramente, per dire, di più di quanto non l'abbia visto impegnato a scrivere o coltivare, verrebbe da dire così. La guerra è disumana.

Quello che invece si può senz'altro dire, senza se e senza ma, per usare una orribile espressione di questi tempi, è che la guerra sui social è vergognosa. Sì, perché passi che alla morte di questo o quell'artista più o meno conosciuto di colpo tutti ne diventino fan, dando vita a post a base di “adesso insegna agli angeli una scala pentatonica” o “RIP”, conditi di video sempre più ricercati. Passi che ai tempi del “bucket head challenge”, il secchio d'acqua gelata che star e gente normale si buttavano addosso per la sensibilizzazione sulla SLA, o nel mese della prevenzione al tumore, di colpo tutti diventiamo ricercatori e interessati alla scienza, anche quelli che faticano a capire la differenza tra “insegnare” e “imparare”.

Passi tutto, ma vedere che di colpo, oggi, tutti si sono accorti della guerra interna che da anni sta dilaniando la Siria, per altro con un colpevole ben preciso, Assad, beh, questo è davvero vergognoso. Perché sui social funziona così. Succedono cose e nessuno se le caga. Poi, di colpo, ne succede una e tutti se ne accorgono, la cosa diventa virale, per dirla tecnicamente, tutti la condividono, diventa di interesse pubblico, non si può fare a meno di dire la propria a riguardo. Dalla star, che sui social deve per sua natura pontificare, in proprio o tramite STAFF, all'uomo comune, di colpo tutti parlano di quell'argomento, aprono dibattito, fanno diventare quell'argomento centrale. Almeno finché non ne arriva un altro, quello del giorno dopo.

#EveryChildIsMyChild è ridicolo perché è evidente il narcisismo, la promozione, in tutti i casi la poca serietà nel trattare un tema, la guerra, la morte, la morte di bambini, che invece meriterebbe solo rispetto

Questa e la volta dell”#EveryChildIsMyChild. Una campagna di sensibilizzazione per lo sterminio di bambini che sta avvenendo da anni, ripetiamo, da anni in Siria. Certo, il fatto che nei giorni passati ci sia stato un ennesimo tremendo attacco chimico, a base di Sarin, ha acuito l'interesse dell'opinione pubblica a riguardo. A seguire Trump ha fatto bombardare base strategiche di Assad, in Siria, ci mancherebbe altro (si legga ciò con sarcasmo, a scanso di equivoci).

Ma che di colpo tutti si sentano in diritto di mettere la faccia sui social riguardo la salvaguardia dei bambini è ridicolo. Ed è ridicolo perché nel farlo, in molti casi, è evidente il narcisismo, la promozione, in tutti i casi la poca serietà nel trattare un tema, la guerra, la morte, la morte di bambini, che invece meriterebbe solo rispetto. Per dire, facciamo in nomi, vai, Euridice Axen che si accorge dello scempio, della distruzione, dell'apocalisse mentre sta stesa a letto. O la lanciatrice della cosa in italia, la Foglietta, che magari non contenta della location da cui lanciare l'appello, ne ha fatte due, per la prima volta riesce a dire una c come Cristo comanda, “non possiamo tacere” invece del romanissimo “non possiamo tascere”, e che con un foglio in mano che dice, letteralmente, in inglese, Ogni Bambino è il Mio Bambino, recita, Ogni Bambino è il Nostro Bambino. Ma gli esempi potrebbero essere tanti, tantissimi. Alcuni, magari, anche in buona fede, non lo possiamo mettere in dubbio, ma anche questa è subito diventata una moda, moda a cui hanno aderito tutti, indistintamente. Attori, cantanti, e temo presto gente normale convinta, vai a sapere perché, che dice che non si può più tacere fermerà le guerre, fermerà Assad dal gasare col sarin i ribelli e i loro figli, fermerà Trump coi suoi missili intelligenti, fermerà la guerra.

In alcuni casi, ma questo è un augurio più che un dato di fatto, tacere sarebbe l'unica cosa da fare. Fermarsi, come si diceva un tempo, riflettere. Sensibilizzare, certo, ma non in bianco e nero, non stesi su un letto, non con la luce buona in camera e la bocca rifatta da poco.

Ogni bambino è il mio bambino, certo, ma almeno i bambini teniamoli al riparo dal nostro cinismo.

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