Dal 5 al 7 maggio

Festival Generare Futuro, a Lodi con Linkiesta

Oliviero Toscani, Beppe Severgnini, Giulio Tremonti e molti altri ospiti alla seconda edizione del festival organizzato in collaborazione col Comune di Lodi, dal 5 al 7 maggio

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13 Aprile Apr 2017 1531 13 aprile 2017 13 Aprile 2017 - 15:31

«Non è armonia e concordia dove è unità, dove un essere vuol assorbir tutto l'essere». In queste parole di Giordano Bruno, filosofo e religioso domenicano arso vivo dall’Inquisizione, c’è il senso di quest’edizione del Festival Generare Futuro. Che il senso nasca solo dal dissenso, dalla dialettica tra gli opposti, dalla messa in discussione delle reciproche certezze.

Abbiamo vissuto il crollo delle ideologie, delle certezze e forse è per questo che siamo tornati a essere dogmatici, nel nostro relazionarci alla realtà. Forse perché pensiamo che essere sicuri di qualcosa renda più forti. Forse perché nel caos della globalizzazione riteniamo di aver bisogno di punti fermi.

Eppure, forse, è proprio il caos la bellezza della nostra epoca. Ed è proprio dal caos, dalla possibilità di mettere in discussione qualunque cosa, che stiamo assistendo a rivoluzioni scientifiche e tecnologiche di straordinario impatto, come quella dei robot e dell’intelligenza artificiale. A piccoli miracoli di convivenza e pace, come quello che è nato attorno al restauro della Basilica della Natività a Betlemme. A costruire cicli di produzione circolari che cancellino dal lessico umano la parola “rifiuto”.

Ci faremo guidare, in questo viaggio tra contrasti e armonie da testimoni della nostra epoca come Oliviero Toscani, Giulio Tremonti, Beppe Severgnini. Ma anche da imprenditori e startupper con l’innovazione nel sangue come Andrea Pezzi, economisti un po’ matti come Luciano Canova, mamme manager come Riccarda Zezza, scrittori eremiti come Paolo Cognetti e panificatori intolleranti al glutine come Antonio Lamberto Martino.

E poi, per concludere un grande concerto per festeggiare i cento anni di un’istituzione lodigiana come la scuola di musica Franchino Gaffurio. Perché il contrasto è bello, vitale, creativo. Ma l’armonia, che ne è il prodotto, lo è ancora di più.

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