Larghe intese e capretti, così l’abbacchio accende lo scontro politico

Berlusconi sposa la causa animalista e adotta Fiocco di Neve, i leghisti lo attaccano. La sovranista Meloni difende la tradizione, ma non ama la carne d’abbacchio. Renzi dice che mangerà l’arrosto. Di Maio vorrebbe, ma è a dieta. Perché i leader politici sentono sempre il bisogno di schierarsi?

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15 Aprile Apr 2017 0830 15 aprile 2017 15 Aprile 2017 - 08:30

In principio fu Fiocco di Neve, l’agnellino adottato da Silvio Berlusconi e divenuto suo malgrado una star dei social. Il video del Cavaliere che abbraccia il tenero ovino ha fatto il giro della Rete. In pochi giorni la svolta animalista dell’ex premier ha conquistato l’attenzione di elettori e buona parte della stampa. E così in Parlamento si è aperto un nuovo fronte di scontro. L’agnello, un tempo simbolo delle tradizioni pasquali, è finito al centro del dibattito politico italiano. Adesso il Paese si scopre diviso: da una parte i vegetariani, dall’altra i carnivori.

Improvvisamente, chissà perché, tutti sentono il dovere di esprimersi. Berlusconi adotta cinque agnelli e li lascia brucare sul prato della villa di Arcore? La presidente della Camera Laura Boldrini sposa la causa e conferma che domenica non mangerà capretti. Anzi, per sostenere la campagna di sensibilizzazione qualche giorno fa ha persino ospitato due agnelline a Montecitorio. Si chiamano Gioia e Gaia, sono state accolte insieme ai rappresentanti dell’ente per la protezione degli animali. Il pranzo di Pasqua dei leader politici diventa un impegno elettorale. Senza esporsi troppo, il grillino Luigi Di Maio spiega che quest’anno rinuncerà al piatto tradizionale. Ma solo perché i medici glielo hanno vietato. «La mia fidanzata è vegana - precisa - Io non lo sono, ma dopo il recente ricovero in ospedale mi hanno messo a dieta». L’abbacchio come battaglia politica. «Io sono tradizionalista» spiega Giorgia Meloni, leader sovranista di Fratelli d’Italia. «Ma non mi pongo il problema perché non amo molto la carne d’agnello». E i leghisti? Matteo Salvini sfrutta la polemica sul capretto per rispolverare un vecchio refrain. «Le scelte di Berlusconi e della Boldrini vanno rispettate, ma vorrei che il Parlamento facesse una legge contro la macellazione rituale islamica, che è una cosa tremenda». Intanto dal Carorccio c’è chi coglie l’occasione per mettere in dubbio l’alleanza del centrodestra. La campagna di sensibilizzazione del Cavaliere solleva le critiche di diversi leghisti. «È inaudito che venga utilizzata la parola strage per un alimento che fa da sempre parte della cultura culinaria italiana» dice Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico del partito. «La vera strage è quella delle aziende che chiudono, e Berlusconi dovrebbe conoscere bene questa realtà». Il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio tuona: «Dispiace vedere Berlusconi a sostegno di campagne pseudo vegane che rischiano solo di danneggiare un settore di qualità e fondamentale dal punto di vista economico come quello della carne». E così si salda un inedito asse a favore dell’arrosto d’abbacchio. In diretta tv l’ex premier Matteo Renzi se la prende con chi strumentalizza la vicenda a fini elettorali. Annunciando che lui sì, il giorno di Pasqua mangerà l’agnello. «Perché è una tradizione familiare».

I leghisti criticano la svolta animalista di Berlusconi. E così in Parlamento si salda un inedito asse a favore dell’arrosto d’abbacchio. In diretta tv l’ex premier Matteo Renzi se la prende con chi strumentalizza la vicenda a fini elettorali. Annunciando che lui sì, il giorno di Pasqua mangerà l’agnello. «Perché è una tradizione familiare».

Al centro della scena resta sempre lui, innegabile maestro della comunicazione. Silvio Berlusconi è il protagonista assoluto della vicenda. È stato il primo a sollevare la questione, conquistando l’attenzione di tv e giornali e costringendo gli avversari a inseguirlo. Un colpo di classe. Per qualcuno è già l’anticipo della prossima campagna elettorale (il tema è molto sentito da milioni di italiani, vegetariani e non solo). Agli altri leader, non resta che riconoscere il merito del vincitore. «Berlusconi con l’agnellino parla al Paese più di tante discussioni ideologiche della sinistra», ammette con un pizzico di invidia su Twitter l’ex presidente della Campania Antonio Bassolino. Per qualcun altro la presa di coscienza è ancora più profonda. «Berlusconi è un genio» spiega il governatore pugliese Michele Emiliano. «Quando ho visto quella foto mi sono tolto il cappello. Credo che a questo punto ci sarà un crollo nelle vendite dell’agnello. Io stesso sono andato in crisi, Berlusconi è riuscito a scuotermi».

Protagonisti inconsapevoli dello scontro politico, a capretti e agnelli resta il ruolo di comprimari. Secondo i dati della Coldiretti, in tutta Italia ci sono almeno 7,2 milioni di esemplari. In gran parte allevati in Sardegna. Per molti di loro questo sarà un week end di Passione. Tra pranzi in famiglia, agriturismi e ristoranti, si calcola che sarà servita carne d’agnello in una tavola su due. Eppure il consumo è in calo. Durante la Pasqua 2010 erano stati macellati 812mila capi, lo scorso anno sono stati 500mila. «Ma finché correrà il rischio di finire nel piatto anche un solo agnello - promette l’ex ministra berlusconiana Michela Vittoria Brambilla - non verrà meno il nostro impegno per sensibilizzare e persuadere».

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