La quotidiana odissea dei pendolari. In Italia il trasporto su ferro è su un binario morto

Il dramma di tre milioni di persone. In tutta Italia ci sono 235 Km di metropolitane. Meno che a Madrid o Londra. La rete di ferrovie suburbane? 672 km, in Germania sono 2000. Gravi anche le differenze territoriali: le corse quotidiane dei treni regionali in Sicilia sono 239, in Lombardia 2.300

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17 Aprile Apr 2017 0820 17 aprile 2017 17 Aprile 2017 - 08:20

I pendolari sono i nuovi eroi italiani. Tre milioni di persone che quotidianamente prendono il treno in condizioni sempre più complicate. Costretti a spostamenti difficili verso uffici e scuole, con poche linee e in convogli non all’altezza. «Tra carrozze sovraffollate, degrado, ritardi», come spiega l’ultimo rapporto di Legambiente su treni locali e mobilità urbana. Il risultato è evidente. Il trasporto su ferro in Italia rischia di finire su un binario morto. Come spiega un’interrogazione parlamentare presentata pochi giorni fa al Senato, «il trasporto su gomma rimane predominante, con oltre due terzi del traffico merci terrestre ed il 92 per cento di quello passeggeri». E poco importa se negli ultimi anni il numero dei pendolari ha continuato a crescere. A questa realtà «non è corrisposto un adeguato sistema di trasporto - si legge nel documento dell’ex Cinque stelle Ivana Simeoni - Anzi, i servizi vengono tagliati in maniera più che discriminatoria, con diseguaglianze significative tra le diverse regioni». E così, mentre aumentano i collegamenti tra le principali metropoli, il trasporto locale arranca. Secondo l’interrogazione negli ultimi sette anni sono stati chiusi oltre 1.120 chilometri di linee ferroviarie regionali. È un’Italia a due velocità. «Il successo dei Frecciarossa da una parte - denuncia Legambiente - e i tagli a intercity e treni regionali dall’altra».

Alcune cifre aiutano a inquadrare il contesto internazionale. I dati sono stati raccolti lo scorso dicembre nel dossier Pendolaria. Comparando i sistemi di trasporto su ferro, si scopre che l’Italia è molto indietro rispetto agli altri Paesi europei. In Germania ci sono 646 chilometri di linee metropolitane, nel Regno Unito 672, in Spagna 601. Ma in Italia solo 235,9 chilometri, distribuiti in 14 aree urbane. In pratica l’intera rete della metropolitana in Italia è meno estesa di quella delle sole città di Madrid (291,5) e Londra (464,2). Più o meno la stessa lunghezza di quella parigina (219,5). In dieci città italiane sono presenti linee di tram, per un totale di 336,1 chilometri. In Germania la rete arriva a 1.999 chilometri. In Francia a 735 chilometri, più del doppio rispetto alla nostra. E poi ci sono le linee delle ferrovie suburbane, altro punto di riferimento per i pendolari che ogni giorno entrano nelle nostre città. L'Italia può contare su una rete totale di 672,2 chilometri. In Spagna sono 1.432, nel Regno Unito 1.694, in Germania addirittura 2.038,2 chilometri.

In Germania ci sono 646 chilometri di linee metropolitane, nel Regno Unito 672, in Spagna 601. In Italia sono solo 235,9 chilometri, distribuiti in 14 aree urbane. Meno di Madrid (291,5) e Londra (464,2)

E il futuro non sembra autorizzare grandi speranze. «Il 2016 si chiude con la realizzazione in Italia di 4,5 chilometri di linee metropolitane grazie ai due prolungamenti a Milano e Catania». L’anno precedente, invece, erano stati inaugurati 6,9 chilometri d metro a Roma, 7,4 a Milano. Oltre a 17 chilometri di tranvie nella città di Palermo. Non molto. Per colmare il gap con le altre metropoli serviranno molti anni. Considerando la sola situazione di Roma, il dossier di Legambiente spiega: «Per recuperare la distanza e raggiungere la media di dotazione delle altre città europee - in termini di metropolitane ogni mille abitanti - senza un’accelerazione degli interventi si dovranno attendere 80 anni». Circa 70 anni il tempo necessario a Napoli. “Solo” un quindicennio per Milano.

L’interrogazione presentata al Senato insiste sui treni locali. A fronte di qualche regione virtuosa che ha investito nel trasporto locale, spesso la situazione è drammatica. E i binari restano deserti. «Ad oggi vi sono circa 412 chilometri di rete ordinaria che risulta “sospesa” per inagibilità dell’infrastruttura, come la Trapani-Palermo, la Gemona-Sacile, la Priverno-Terracina, la Bosco Redola-Benevento e la Marzi-Soveria Mannella in Calabria». In Molise, si legge ancora, non esisterebbe più alcun collegamento ferroviario con il mare. «In tutto sono 1.532 chilometri di linee ferroviarie su cui non esiste attualmente alcun servizio passeggeri». Su e giù per lo Stivale si trovano situazioni diverse. Le maggiori criticità sono nel meridione. Nell’intero Sud Italia circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia. «L’evidenza delle differenze macroscopiche si manifesta, con prepotenza, comparando le corse quotidiane dei treni regionali in tutta la Sicilia, che sono appena 249 contro le 2.300 della Lombardia». Meno convogli e servizi peggiori. Stando al documento parlamentare, al Sud i treni sono in media più lenti. Ma anche più vecchi. L’età media dei convogli sarebbe di 20,3 anni, «rispetto ai 14,7 del Nord e ai 17,2 della media nazionale».

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