Elezioni in Europa, comunque vada sarà un insuccesso

Dalla Spagna alla Francia, i partiti tradizionali sono in cerca di un’identità smarrita e ammiccano ai populisti. I quali non sfondano e hanno classi politiche inesperte: difficile che da questo quadretto possa uscire qualcosa di buono. E se non esce oggi, domani saranno guai seri

Copia Di Mèlenchon Ologramma

Gli ologrammi di Jean-Luc Melenchon e della sua portavoce Charlotte Girard davanti ai militanti dell’isola di La Reunion, nell’Oceano Indiano. Il comizio, che si teneva a Digione, è stato trasmesso anche a Nantes, Montpellier, Grenoble e Clermont-Ferrand

RICHARD BOUHET / AFP

19 Aprile Apr 2017 0908 19 aprile 2017 19 Aprile 2017 - 09:08

L’ultimo sondaggio delle elezioni francesi di domenica prossima ci dice che in meno di quattro punti percentuali ci sono quattro candidati, nessuno dei quali sopra il 25 per cento. Uno di loro, sia esso Macron o Fillon, Le Pen o Mèlenchon, sarà il prossimo presidente della Repubblica Francese, con meno di un quarto dei consensi degli elettori.

Potere del doppio turno. E, in qualche modo, segnale di un’Europa in cui non vince nessuno. Non vincono i partiti tradizionali, nemmeno quando vincono: non hanno vinto in Spagna, dove Rajoy è stato riconfermato premier dopo uno stallo durato dieci mesi e con una maggioranza minima. Non hanno vinto nemmeno in Olanda, dove le forze di governo hanno perso complessivamente il 24% dei voti circa, 19% solo il Partito del Lavoro. Non hanno vinto in Austria, dove il vecchio europeista verde Alexander Van der Bellen è sì riuscito a sconfiggere di un soffio il candidato dell’estrema destra Norbert Hofer, ma solo grazie al soccorso di tutto l’arco parlamentare austriaco. E per ora i sondaggi per le prossime elezioni legislative danno ancora l’Fpoe, seppur in calo, davanti a tutti, col 30% dei consensi.

Il bello è che se si gira la medaglia dall’altro verso, si assiste a una scena esattamente speculare. Quella dei populisti che crescono, ma non sfondano. Come la Le Pen, arenata al 23% dei consensi. O come il nostro Movimento Cinque Stelle, maggioranza relativa ancora lontana dal 40% che le consentirebbe di governare da solo. O ancora, come Alternative fur Deutschland, protagonista di una crescita tumultuosa, che si è impaludata attorno al 10 per cento. O come lo stesso Ukip, che dal giorno della Brexit ha continuato a perdere consensi in favore dei Tories ed è ora spiaggiato all’8 per cento.

Comunque la si giri, il futuro dell’Europa ha il sapore dell’incompiuta. Con le famiglie politiche tradizionali in cerca di un’identità smarrita e di un’idea di futuro che - con una sola lodevole eccezione: indovinate a quale Paese ci riferiamo - nel migliore dei casi è vuota retorica, nel peggiore è una versione light del paradigma anti-sistema. Paradigma che, a sua volta, è nelle mani di classi politiche inesperte e fragili, probabilmente vittime della loro crescita sin troppo repentina e appese a promesse ai confini della realtà - basta dare un occhio al programma esteri dei Cinque Stelle per farsi un idea - date in pasto a un’opinione pubblica bisognosa di formule magiche e pozioni miracolose.

Lo diciamo con più di una punta di pessimismo: difficile che da questo quadretto possa uscire qualcosa di buono. E se non esce oggi, domani saranno guai seri.

Comunque la si giri, il futuro dell’Europa ha il sapore dell’incompiuta

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