«Il futuro dell’economia italiana? La grande alleanza tra costruttori e mobilieri»

Parla il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini, dopo un Salone del Mobile in forte crescita: «Il bonus mobili va mantenuto, ma la chiave di volta per il futuro è fare sinergia tra chi fa le case e chi le arreda. Con industria 4.0 si può»

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MIGUEL MEDINA / AFP

«Qualche giorno fa, durante un consiglio d’amministrazione, mi hanno chiesto com’è andata la fiera. “Fiera?” - gli ho risposto - Il Salone del Mobile non è una fiera”. Questo è un pezzo di made in Italy: sono 79mila imprese, che occupano 300mila addetti e fatturano 40,8 miliardi. Il pezzo di filiera che espone al Salone di miliardi ne fa 20 miliardi, molti dei quali all’estero: e quest’anno è cresciuto del 2,4%». Non riesce a dissimulare l’orgoglio Emanuele Orsini, modenese, neo presidente di FederlegnoArredo, il primo dopo trentasette anni che viene dal mondo del legno, con la sua impresa, Sistem Costruzioni, che produce abitazioni e grandi strutture in legno.

Com’è andato il Salone, presidente Orsini? I numeri sembrano molto positivi: più 11% rispetto all’ultima edizione comparabile, quella di due anni fa…
Gli imprenditori mi hanno mandato un sacco di foto in cui i visitatori acquistavano, firmavano contratti. Questo è quel che conta, al di là del rumore di fondo mediatico: il Salone del Mobile.Milano funziona se portiamo qua mercato, gente interessata a comprare prodotti del made in Italy. Quest’anno abbiamo portato a Milano gente da 165 Paesi del mondo, curiosi e desiderosi di spendere. Direi che possiamo essere soddisfatti.

Il futuro del legno-arredo sono le esportazioni?
L’estero va bene, ma non basta, dobbiamo andare bene pure in Italia. Ecco perché abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica, a margine della sua visita al Salone, di rendere più strutturale possibile il bonus mobili. Perché noi siamo davvero un pezzo importante dell’economia italiana. Siamo come l’automobile nella seconda metà del ’900.

Nel senso che avete bisogno anche voi degli incentivi alla rottamazione?
Nel senso che siamo quel che può far davvero cambiare verso all’economia italiana. Noi e l’edilizia. Se l’edilizia non riparte, possiamo scordarci di superare l’1% di crescita del Pil. Non c’è nessuna possibilità.

Il governo ha appena lanciato un progetto di riqualificazione di ventuno periferie…
È un progetto piccolo, che dà lavoro solo alle grandi imprese. Serve una spinta più forte.

Pubblica, pure questa?
L’appalto pubblico può essere il volano per far ripartire le costruzioni. Così come il bonus mobili lo è stato per il settore del legno arredo. Alla fine, senza bonus mobili avremmo 3 miliardi in meno di fatturato e 10mila posti di lavoro in meno, persone da sostenere, e per di più arrabbiate. Invece hai gente motivata e hai tenuto le aziende sul territorio, evitando la chiusura.

«A noi italiani non piace avere una casa uguale all’altra, o una cucina uguale all’altra. Il su misura è già connaturato nel nostro Dna. Ora ci stanno arrivando anche all’estero: ci chiedono un prodotto made in Italy chiavi in mano, all’interno e all’esterno»

Costruzioni e arredo sono due facce della stessa medaglia. Lei stesso, in qualche modo, è il simbolo di questa interdipendenza: un costruttore di case in legno che rappresenta la filiera di chi le arreda…
Ma le nostre imprese sono già interdipendenti e già lavorano assieme. La sinergia già esiste oggi. O perlomeno c’è più apertura, e la mia elezione lo conferma. Sono FederlegnoArredo e Ance che devono agire con forza in sinergia, semmai.

Cosa vuol dire fare sinergia e lavorare assieme, in concreto?
A noi italiani non piace avere una casa uguale all’altra, o una cucina uguale all’altra. Il su misura è già connaturato nel nostro Dna. Ora ci stanno arrivando anche all’estero: ci chiedono un prodotto made in Italy chiavi in mano, all’interno e all’esterno.

E voi siete in grado di farlo?
Industria 4.0 è una grandissima occasione. Se non fai ora investimenti rischi di perdere una grande occasione. Che poi ci possa essere uno squilibrio sociale, che l’automazione ruba posti di lavoro, che diventerà un problema, è tutto vero, per carità. Però l’automazione può davvero farci svoltare. Perché può catapultarci in uno scenario nuovo, in cui davvero la casa può essere progettata e adattata ad hoc, come fosse un pezzo unico.

Qualche esempio?
La questione dell’energia: non è un mistero che le case, in futuro, dovranno consumare sempre meno. Qui si coinvolge anche la filiera dell’accumulazione dell’energia, chi mette fotovoltaico sui tetti, la domotica degli elettrodomestici. Tutto dovrà interagire con tutto, se vogliamo davvero una casa a emissioni zero.

E le case in legno? Che c’entrano?
C’entrano, perché questo nuovo modo di leggere il legno, ridà fiato e legittimità alla filiera. Anche all’arredo.

In che senso? Si spieghi...
Io, originariamente, mi occupavo di edilizia tradizionale, con mattoni e cemento, e impazzivo a controllare e correggere gli errori. Col legno è tutto calcolato al millimetro. E poi, dopo settant’anni non demolisci, ma recuperi. Nella peggiore delle ipotesi puoi produrre energia, nella migliore puoi realizzare pannelli truciolari o recuperare il legno per fare un’altra casa.

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