Attentato a Parigi, se basta un kalashnikov a farci impazzire siamo messi davvero male

Un agente morto, due feriti gravi: questo il bilancio dell’attentato agli Champs Elysees. Basterà a condizionare le presidenziali del prossimo weekend? Così fosse, sarebbe un pessimo segnale per la Francia. E per tutti gli altri Paesi europei al voto nei prossimi mesi, Italia compresa

000 NP91Q

FRANCK FIFE / AFP

21 Aprile Apr 2017 0823 21 aprile 2017 21 Aprile 2017 - 08:23

Imponiamoci un po’ di sangue freddo. L’11 marzo del 2004, a tre giorni dalle elezioni spagnole, sette bombe esplodono su altrettanti treni fermi o diretti alla stazione di Atocha, il principale scalo ferroviario di Madrid, provocando 192 morti e 2.057 feriti, in quello che ancora oggi è il più sanguinoso attacco di matrice islamica sul suolo europeo. Il governo in carica, quello di José Maria Aznar, fino ad allora sicuro vincitore della contesa elettorale, commette un errore mortale: attribuire la responsabilità delle bombe all’Eta. Quando emerge la responsabilità di Al Qaeda - siamo a meno di tre anni dall’11 settembre 2001, non dimentichiamolo - gli spagnoli voltano le spalle ad Aznar e scelgono il socialista Zapatero.

Veniamo a noi. Ieri sera un lupo solitario “affiliato all”ISIS” - virgolette d’obbligo, vista la natura estremamente liquida dell’organizzazione in Europa - scende da un auto sugli Champs Elysees con un kalashnikov in mano e fa fuoco contro una camionetta della polizia. Risultato: due morti, lui compreso, e due feriti gravi. Il tutto a tre giorni dalle elezioni francesi. Con tutto il rispetto per l’agente ucciso e per i suoi colleghi che lottano tra la vita e la morte, la sproporzione tra i due eventi è talmente evidente da rendere assurdo qualsiasi paragone, anche in un Paese come la Francia che da Charlie Hebdo a Nizza, passando per il Bataclan, ha in questi anni pagato un prezzo salatissimo alla follia islamista.

In un continente stanco, impaurito e vecchio, basta davvero un fiammifero a incendiare una foresta. E dovesse accadere, ogni fosco pensiero per le successive elezioni in Regno Unito, Germania e Italia sarebbe più che autorizzato

Al contrario, sperando gli eventi non ci smentiscano tra oggi e domenica, dovremmo dire almeno che l'incolumità dei candidati - messa a rischio da alcuni progetti sventati - è stata garantita, che così come in occasione degli Europei di calcio, l’intelligence e la polizia francese sono riusciti a ridurre al minimo le possibilità di un attentato sanguinario. Costringendo Youssef El Osri, il presunto killer dei poliziotti, a un’azione certo imprevedibile, difficilmente preventivatile, sicuramente molto poco efficace, se l’obiettivo era fare una strage prima delle elezioni.

Eppure già molti analisti preconizzano - o meglio: temono - che questo piccolo attentato produca comunque il grande effetto di cambiare il destino delle elezioni francesi. Di rivitalizzare una Marine Le Pen in calo verticale di consensi - dal 27% al 21% in meno di un mese, ormai stabilmente dietro Emmanuel Macron in tutte le rilevazioni - risvegliando le istanze securitarie di una Francia terrorizzata.

In un continente stanco, impaurito e vecchio, basta davvero un fiammifero a incendiare una foresta. E dovesse accadere, ogni fosco pensiero per le successive elezioni in Regno Unito, Germania e Italia - dove nemmeno dodici anni di piombo e attentati ci hanno fatto cadere nelle braccia della destra securitaria - sarebbe più che autorizzato. Ma se davvero quattro piombini e la canna di un kalashnikov possono farci saltare la brocca vorrebbe dire che siamo davvero troppo fragili. E forse, la cosa più pericolosa è proprio questa. Molto più dell’Isis, dei lupi solitari e di Marine Le Pen.

Potrebbe interessarti anche