Raccontare la guerra con il cuore: Sorj Chalandon vince il premio Terzani 2017

Mentre Angela Terzani annuncia il vincitore del Premio Terzani — Sorj Chalandon con "La quarta parete" (Keller) — il nostro pensiero va in Turchia, dove Gabriele Del Grande è rinchiuso in carcere per lo stesso motivo per cui il suo collega viene premiato: raccontare il dolore e la guerra

Sorj
21 Aprile Apr 2017 1200 21 aprile 2017 21 Aprile 2017 - 12:00

Si avvicina anche quest'anno l'appuntamento con il festival Vicino/Lontano, in programma tra l'11 e il 14 maggio a Udine e, come tutti gli anni, la prima tappa di avvicinamento è l'annuncio del vincitore del premio che, dalla sua nascita, si lega al festival: il Premio Tiziano Terzani, annunciato giovedì 20 aprile al palazzo del Touring Club di Milano direttamente dalla voce di Angela Staude Terzani, vedova di Tiziano e presidentessa della giuria del premio.

«Sono 13 anni che esiste il premio Terzani. E ogni anno è molto difficile trovare il libro che cerchiamo, quello che ci piacerebbe far rimanere, un libro che riesca a raccontare la guerra senza essere troppo giornalistico, che sappia rendere gli effetti emotivi della guerra, ma anche del ritorno alla pace». La voce di Angela Terzani sembra emozionata quando introduce il vincitore, il francotunisino Sorj Chalandon, che quest'anno si è imposto sugli altri quattro libri finalisti con il suo La quarta parete, edito in Italia da Keller, un libro potentissimo, ambientato nel Libano della guerra civile all'inizio degli anni Ottanta, un libro, come lo definisce Angela Terzani «che non è un libro di attualità, ma un romanzo che condensa lo scontro eterno tra la barbarie della guerra e l'umanità più profonda, uno scontro dall'esito tragico».

Il nome di Tiziano Terzani è un nome pesante per un premio, soprattutto se i premiati sono anche dei giornalisti e se, come quasi sempre capita, sono giornalisti che hanno amato molto il lavoro di Terzani. È il caso, anche quest'anno, di Sorj Chalandon, che non essendo potuto venire in Italia per l'annuncio, ha mandato un messaggio video emozionato ed emozionante: «il Premio Terzani non è un premio qualunque, non è come gli altri», ha detto Chalandon dal suo messaggio videoregistrato, «Terzani era un giornalista. Ha raccontato la guerra e la difficoltà di ritornare in pace. Ha raccontato l'Asia del Sud, il Vietnam, la Cambogia, la Cina. Ha raccontato il dolore che spinge un uomo a ritirarsi. Per questo, questo premio è un omaggio a lui, è una gioia per me, è l'occasione per un piccolo francese, un piccolo giornalista, un piccolo scrittore, di essere qui, con voi, in un'altra lingua, e di raccontare, in modo universale, la difficoltà di far fronte alla guerra, la paura di far fronte alla pace».

Pensando alle parole di Angela Terzani viene facile pensare quanto possa averlo amato lei questo La quarta parete, un romanzo che parte dalla testa, dal giornalismo, ma che parla direttamente al cuore attraverso la letteratura. D'altronde è lo stesso Chalandon a sottolinearlo: «il mio lavoro di romanziere comincia dove finisce quello di reporter. In Libano il mio taccuino era aperto sempre su due pagine, su quella destra descrivevo i fatti, registrando la realtà come la vedevo; su quella a sinistra annotavo invece le emozioni e le reazioni più intime di fronte a quello che avevo vissuto».

Cuore, emozioni, vissuto, reazione intima: parole che nel mondo del giornalismo si deve fare attenzione ad usare, ma che sono, in fondo, l'anima di un lavoro che è costantemente in equilibrio e alla ricerca di una peculiare pietra filosofale: la giusta distanza. Quella che ti permette allo stesso tempo di registrare le emozioni, ma di mantenere la lucidità. Quella che ti permette di raccontare la tragedia di un paese in guerra senza piangere.

Un giornalista deve essere in grado di raccontare la guerra senza cedere al pianto”, ha dichiarato Chalandon. È per questo che ha scritto questo romanzo, “per affidare a Georges (il narratore del libro, ndr), le mie lacrime , la mia collera, i miei dubbi, lasciando che si spingesse dove io non mi ero spinto, oltre ciò che la guerra strappa agli uomini”.

E mentre Angela Terzani saluta tutti e dà l'appuntamento per sabato 13 maggio, quando si svolgerà la premiazione ufficiale e Udine, è impossibile non pensare a Gabriele Del Grande, scrittore e ricercatore, uno dei più esperti conoscitori di quel Medio Oriente di cui Chalandon racconta, che in questo preciso momento, è ancora rinchiuso in un carcere turco, in isolamento, senza possibilità di parlare con i suoi legali o i suoi familiari, privato della libertà proprio per lo stesso motivo per cui Chalandon riceve il premio Terzani: per essere stato i nostri occhi in un paese martoriato. E chissà che non tocchi proprio a Un partigiano mi disse, il libro a cui sta lavorando Gabriele, il Premio Terzani 2018?

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