Elezioni francesi, comunque vada almeno ci liberiamo di Hollande

Il presidente del partito socialista vanta gli indici di gradimento più bassi della quinta repubblica. Ha tradito le promesse elettorali, è stato sprezzante e presuntuoso nei confronti dei suoi elettori e nemmeno tanto bravo con i Paesi stranieri. In più ha trascinato il Ps ai minimi

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Kamil Zihnioglu / POOL / AFP

22 Aprile Apr 2017 0830 22 aprile 2017 22 Aprile 2017 - 08:30

Comunque sia, nelle elezioni francesi una nota positiva c’è di sicuro: François Hollande se ne va. Sembra poco, ma per i francesi è già qualcosa. Del resto il suo indice di popolarità è il più basso di sempre, almeno secondo quanto dice l’Economist. Solo l’11% dei francesi avrebbero voluto una sua ricandidatura. Piace meno di Nicolas Sarkozy, che pure aveva già toccato il minimo storico.

Le ragioni sono tante, e qui se ne elencano alcune. Di sicuro la più semplice è che ha mancato tutte le sue promesse elettorali. Voleva ridurre la disoccupazione, e non ci è riuscito (ma tutta l’Europa fatica, a sua discolpa) e questo è senza dubbio un fallimento molto grave.

In aggiunta, va notato che durante la sua campagna elettorale Hollande si era mostrato molto più a sinistra di quanto poi non abbia fatto durante il suo mandato. Contro Sarkozy, insomma, aveva giocato la carta socialista, promettendo addirittura una tassa del 75% per i più ricchi (cosa mai fatta) e poi, una volta all’Eliseo, si è spostato al centro, nel tentativo di erodere le posizioni del suo avversario. Una strategia che gli ha alienato le simpatie dell’elettorato (cosa che non è capitata nemmeno allo stesso Sarkozy, che ha mantenuto uno zoccolo di consenso almeno nella sua area). Non ha aiutato la pressione sulla Loi Travail, una riforma del mondo del lavoro molto contestata da sinistra, con marce occupazioni e manifestazioni lunghissime. Lui ha tenuto duro, l’ha vinta. Ma si è giocato ogni consenso rimasto.

A tutto questo si è aggiunto il suo scarso savoir faire e le innumerevoli gaffes. Ad esempio con lo scandalo coniugale, finito sui giornali e sui magazine di tutto il mondo (la moglie Valérie Trierweiler, inviperita, ne ha anche tratto un memoir al curaro, Merci pour ce moment, in cui denuncia tutta la sua scarsa sensibilità di uomo e di marito). Più che l’infedeltà, però, i francesi non hanno perdonato il fatto che il presidente andasse dall’amante a bordo di uno scooter Piaggio. Ma come: e la francesità?

Non bastasse questo, c’è stata la questione degli “sdentati”, cioè il modo in cui lui definiva i poveri (non proprio una bella cosa da dire se sei un leader del Partito Socialista), che gli ha alienato le rimanenti simpatie. Ogni tentativo di riparazione ha solo peggiorato la situazione.

Non è stato bravo nemmeno nei rapporti con gli altri Paesi. Ha fatto arrabbiare gli algerini: quando il suo ministro dell’Interno è tornato dal Paese africano “sano e salvo”, ha aggiunto che “è già tanto”. Creando una certa tensione. Quando un attentato a un pozzo petrolifero in Algeria ha causato la morte di dieci giapponesi, ha espresso la sua solidarietà “al popolo cinese”.

È stato anche sfortunato. Ad esempio in un battibecco con il presidente Donald Trump, che aveva espresso delle critiche sulla sicurezza della Francia (“Parigi non è più Parigi”), non ha avuto la risposta pronta. “Non è bene avere questo atteggiamento nei confronti di un Paese alleato”, ha detto. Le critiche, poi, erano da respingere “perché in Francia non c’è libero accesso alle armi. Qui non ci sono persone che sparano alla folla solo per il gusto di creare dolore e tragedia”. E forse si era già dimenticato di cosa successe a novembre nel 2015.

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