Lezione agli “eurotiepidi”: con Macron l’europeismo diventa vincente

I risultati del primo turno in Francia sono chiari: il sostegno deciso all’Unione Europea di un leader come Macron paga elettoralmente contro i nazionalismi e i sovranismi. Una lezione per chi, europeista a parole, cerca consensi attaccando Bruxelles. Anche a casa nostra

000 NS975

Eric FEFERBERG / AFP

24 Aprile Apr 2017 0813 24 aprile 2017 24 Aprile 2017 - 08:13

Eccolo qua il bipolarismo dei tempi nuovi, quello che si impone sul binomio novecentesco destra/sinistra: ce lo mostra la Francia portando ai ballottaggi con il 23,8% il solo leader continentale apertamente e assolutamente europeista, Emmanuel Macron, contrapposto alla regina dell'anti-europeismo, ovviamente Marine Le Pen, che incassa un non entusiasmante 21, 4 per cento, tre punti sotto i risultati delle europee del 2014.

Duellanti divisi da una visione del mondo e della storia profonda quanto quella delle antiche categorie, e altrettanto polarizzata, ma su un crinale inedito rispetto alle consuete distinzioni – tasse, lavoro, temi etici, uguaglianza, meritocrazia – e tutta incentrata su un unico dato: il rapporto con l'Unione, la necessità di rafforzarlo o al contrario di demolirlo per tornare alla vecchia logica dei confini e dei dazi, il modo di intendere l'interesse nazionale e la sua protezione.

Se l'approdo al secondo turno della Le Pen era scontato, quello di Macron sembrava fino a pochi mesi fa piuttosto improbabile. Eppure è la sua affermazione che cancella dai ballottaggi, per la prima volta nella storia francese, le filiere politiche di gollisti e socialisti. Mai era accaduto in precedenza. E anche in questa esclusione c'è un segno, una conferma, del rilievo che ha assunto la “questione europea” e della radicalizzazione dell'elettorato riguardo ad essa.
Le furbizie dialettiche con cui la vecchia politica ha trattato la faccenda – un europeismo tiepido e quasi vergognoso, terrorizzato da una contrapposizione netta con il Fronte Nazionale, ritenuta impopolare e perdente – non hanno pagato. E mentre Francois Fillon e Benoit Hamon, la destra e la sinistra tradizionali, si esercitavano in questo gioco di cautele, Macron ha messo la difesa dell'Europa al centro dello scontro, ne ha fatto una bandiera, ha scommesso sui sentimenti di larga parte dell'elettorato francese, ed ha avuto ragione a dispetto di ogni avviso contrario.

Oggi il risultato del primo turno, al di là della difficoltà a prevedere l'esito finale del ballottaggio, conferma che dalla parte dell'Europa ci sono elettorati molto vasti, che aspettano soltanto un punto di riferimento, un leader che sappia rappresentarli

Per molti versi, il succeso del giovane leader di En Marche conferma una tendenza poco visibile ma in atto da qualche tempo. L'interesse per posizioni filo-europee molto nette nel 2017 è già uscito allo scoperto almeno in due occasioni. Un mese fa, nelle politiche olandesi, il maggior incremento di seggi (da quattro a 14) è stato segnato dagli europeisti del GroenLinks. Pochi giorni prima, in Irlanda del Nord, il Sinn Fein – europeista, contrario alla Brexit - aveva mancato per un solo seggio uno storico sorpasso del Partito Unionista (e antieuropeo) dell'ex primo ministro Mc Guinness. Piccole nazioni, piccoli popoli, si era detto. Niente che possa “fare scuola”.

Adesso che un analogo segnale arriva da un Paese “di serie A” come la Francia bisognerà riflettere su quelli che Maurizio Molinari, con un'espressione molto azzeccata, ha chiamato i “territori inesplorati” nei quali ci stiamo inoltrando. In questi luoghi sconosciuti non c'è solo la questione delle elite, del reddito, non c'è solo l'oltraggioso livello delle diseguaglianze, la rabbia del ceto medio impoverito, le nuove paure legate all'immigrazione – dati su cui ormai un po' tutti concordano, sia i cosiddetti populisti sia i loro avversari – ma c'è innanzitutto il conflitto su come uscirne: con l'Europa o senza, collettivamente o da soli, restaurando il vecchio mondo degli Stati nazionali o costruendone uno nuovo.

Quando Emmanuel Macron aprì la campagna elettorale per le presidenziali sventolando la bandiera azzurra europea insieme al tricolore francese, con un no radicale alla politica dei muri («Abbiamo le frontiere europee ed è questa la nostra vera sicurezza») molti pensarono che fosse impazzito. “Una bolla di champagne, si sgonfierà”, scrissero i giornali.
Oggi il risultato del primo turno, al di là della difficoltà a prevedere l'esito finale del ballottaggio in una situazione così fluida e senza precedenti, ci mostra il crinale principale su cui corre il conflitto politico al tramonto delle ideologie del vecchio secolo, quello sul quale sarà necessario schierarsi con nettezza pena la perdita di ogni rilevanza.
E conferma che dalla parte dell'Europa ci sono elettorati molto vasti, che aspettano soltanto un punto di riferimento, un leader che sappia rappresentarli. Più che disponibili a dargli il loro voto, senza chiedersi se è di destra o di sinistra.

Potrebbe interessarti anche