DIG Awards: ecco i finalisti, aspettando i Pitch

Dagli abusi della polizia americana al controllo delle nascite cinese, passando per le primavere arabe: la giuria del festival ha annunciato i quindici finalisti dei DIG

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27 Aprile Apr 2017 2355 27 aprile 2017 27 Aprile 2017 - 23:55

Dopo aver valutato oltre 220 lavori provenienti da 22 Paesi sparsi per il mondo, la giuria dei DIG Awards, il festival del giornalismo investigativo di Riccione di cui Linkiesta è media partner, ha scelto i 15 finalisti per le cinque sezioni di concorso del festival.

A testimonianza di una vocazione internazionale dei DIG, le inchieste e i reportage trattano argomenti molto diversi e che fanno il giro del mondo: dalla guerra in Siria alla droga in Germania, passando per il controllo delle nascite in Cina e gli abusi di potere della polizia negli Stati Uniti. Ma c'è molto altro.

Nella sezione Investigative Long, riservata a video-inchieste di lunga durata (massimo 90 minuti), Benoît Bringer, reporter di France 2, concorre con Being a Whistleblower, inchiesta sulla drammatica storia di Raphaël Halet, fonte-chiave dello scandalo LuxLeaks. La filmmaker Nanfu Wang è invece in gara con Hooligan Sparrow, documentario del network statunitense PBS sull’attivista cinese Ye Haiyan, perseguitata dal regime di Pechino per il suo impegno in difesa di sei bambine vittime di abusi in una scuola dell’Hainan. Bjørn Olav Nordahl, della tv norvegese NRK1, presenta infine The Money Preacher, inchiesta sul controverso video-predicatore Jan Hanvold.

Nella sezione Investigative Medium (durata massima 27 minuti) Ahmed Elshamy, con Behind the Doors of Silence (ARIJ) parla di violenze domestiche in Egitto. Saada Abd Elkader, con Upside Down (Deutsche Welle), si concentra invece sugli esiti della primavera araba in Egitto e Tunisia. Marja Grill e Carolina Jemsby, due reporter svedesi, svelano con The Art of Stealing Without Getting Caught (SVT) un sistema di raggiri e connivenze ai danni del welfare svedese.

Nella sezione Reportage Long, la reporter francese Marjolaine Grappesi si occupa di resistenza femminile al regime di Pechino in China, in the Mood for Life, seguendo tre donne cinesi che si sono opposte alle sterilizzazioni e agli aborti forzati imposti dal sistema di controllo delle nascite. Valeria Mazzucchi, con Dönüş-Retour, ha invece filmato le ultime settimane a Istanbul di Jérôme Bastion, storico corrispondente di Radio France Internationale che di fronte alla svolta autoritaria di Erdoğan ha scelto di abbandonare sia la Turchia che il mestiere di giornalista. Il documentarista americano Craig Atkinson, con Do Not Resist, ci conduce infine in South Carolina per mostrarci le violenze della polizia Usa.

Tra i Reportage Medium, il fotografo britannico Zed Nelson torna nei luoghi di Gun Nation e filma il culto delle armi tra la popolazione americana. Un altro fotografo, il siriano Issa Touma, insieme ai giornalisti olandesi Floor van der Meulen e Thomas Vroeg firma Greetings from Aleppo, racconto della vita quotidiana in una città devastata dalla guerra (testata De Correspondent online). Il terzo finalista è un lavoro italiano, La droga di Hitler sta invadendo di nuovo l’Europa. Realizzato da Pablo Trincia e Sacha Biazzo per la serie di Fanpage ToxiCity, il reportage documenta la diffusione della metanfetamina tra Repubblica Ceca e Germania.

Sacha Biazzo e Fanpage sono tra i finalisti anche della sezione Short, riservata ai servizi brevi (massimo 12 minuti). L’opera selezionata è Il caso Provolo, inchiesta sui preti pedofili dell’omonimo istituto veronese per sordomuti. Arrivano in finale anche Ane Irazabal e Cosimo Caridi con Filippine, la mattanza dei drogati, servizio trasmesso dal programma di Rai 2 Nemo — Nessuno escluso: al centro del racconto la cruenta guerra alla droga condotta dal presidente filippino Rodrigo Duterte. Completa la lista dei finalisti l’iracheno Asaad Zalzali con Project no. 1 (ARJI/ Deutsche Welle), indagine sui gravi episodi di corruzione che hanno distolto 200 miliardi di dollari dal più importante progetto di ricostruzione dell’Iraq: la creazione di 1700 nuove scuole.

Nelle prossime settimane usciranno anche gli attesi finalisti della sezione Pitch, quella in cui gli auturi propongono ad una platea di potenziali finanziatori il loro progetto di inchiesta. Proprio questa sezione, negli ultimi anni, ha visto molti reporter trovare terreno fertile per poter portare avanti le idee, se si pensa che non soltanto chi ha vinto il concorso ha avuto accesso ad un finanziamento - i 20.000 € in palio - , ma anche parecchi altri lavori hanno suscitato l'interesse di produttori e distributori.

E' il caso, solo per citarne alcuni, di Chinese or Italian di Teresa Paoli, montato negli studi di Upian dopo la partecipazione ai DIG nel 2016, o di Ustica, di Filippo Ortona, trasmesso in Francia da Canal+, o, ancora, di Ignoto1 - Yara, dna di un'indagine, realizzato di Alessandro De Rita e andato in onda quest'anno su Sky Atlantic.

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